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Nobile fauve – m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo – Nobile fauve – di walter maccari

Gli scrittori non scrivono, i politici stanno in silenzio, la gente comune e non, fa quello che ha sempre fatto. Nell’humana storia non è sempre stato così, di volta in volta almeno due di questi soggetti hanno contribuito ad elevare la nostra società.

Oggi gli scrittori si accontentano di sovrascrivere l’unico romanzo della propria vita ridotto a puntate successive pregno delle stesse parole e finalità: l’eroe che soffre ma infine vince. La futile scoperta di pianeti alieni abitabili ma occupato da una instabile e terrificante creatura. Ci sono riscritture di eroi passati, di città perdute, di civiltà scomparse o improbabili detective alienati che riscoprono identità e particolarità dimenticate. Omicidi e scomparse improvvise. Crollo e fortune economiche casuali.

Sono gli scrittori del divertimento, scrivono di eroi o dell’horror psicopatico, riempiono pagine di indagini da incubo e fantastiche, sono maestri del sequel e di capitoli seguenti, dell’omissis e della puntata seriale.

Così anche i politici sono diventati stanziali, non propongono più idee e valori, ma si accontentano e si accuattano tra i capitoli di spesa della sopravvivenza corruttile e nelle pieghe di tangenti e favori. Portano il popolo, minuto e non, ad assomigliare nella ricerca del favore e della bustarella a probabili untuosi maneggioni.

Politici e popolo uniti dal tran-tran sistemico. Offerenti e consumatori di idee conservative perché anche gli scrittori non hanno più la materia viva ed epocale e la forza ideale per interrompere questa futile e univoca identità sociale, il popolo, minuto e non sembra soddisfatto  da questo contemporaneo consumo quotidiano dell’esistenza.

Una volta anche il popolo sembrava partecipare e creare quella politica che ha trasformato nei secoli l’identità tribale e cittadina in severo input nazionale e continentale. Gli scrittori illustravano possibilità creative del cambiamento e i politici attingendo a quel progetto identitario prospettavano idee e sovvertimento in materia prima della crescita sociale e umana.

Da almeno due secoli siamo fermi nell’affermazione di un potere mercantile nato nel periodo comunale oltre 900 anni fa.  I politici rimasti ma anche quelli nuovi sembrano  tinteggiare opacamente quella parte agiata che esiste da molti più secoli. I mercanti e il mercato erano predominanti gia in epoca greco-romana i quali ne fecero una affermazione di cives, di conquiste e identità.

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Con il crollo dell’Impero si ebbero secoli di instabilità politica e commerciale, la successiva ri-scoperta avviene all’inizio del 12°secolo con le Repubbliche marinare e con l’affermazione Comunale. Traffici e merci, mercati appunto e scambi commerciali dettero impulso a società che ricordavano i secoli trascorsi e languivano, nascevano e fallivano in scontri armati provinciali.

Quel mercato e quei mercanti erano essenzialmente una “classe economica” che contribuì a suo modo allo sviluppo di identità e liberalità statuali. Si plasmavano credenza e religione, Senato e Consigli cittadini. Solo occasionalmente avvenivano delle trasformazioni, anche cruente per affermare un nuovo soggetto sociale.

Ma sempre fornirono materia umana in decomposizione nella lotta senza quartiere per impossessarsi di materie prime. Oro e pelli, minerali e legni pregiati dalle Americhe, dall’Africa colonizzata, da conquiste territoriali. Caffè e tabacco, mais e patate persino animali e umani per gli zoo metropolitani. La Dieta olandese, il mercato portoghese, la grande armada di Spagna, la Compagnia delle Indie e quelle del nord Europa non lesinavano viaggi e stupri a mozzi e signorine intraprendenti che andavano in cerca del nuovo mondo e dell’affermazione personale.

Violenta fu la creazione corporativa di Arti & Mestieri, maggiori  e minori anch’esse eredità del commercio antico e spietata fu la nascita di qul benessere privilegiato dell’Europa luterana e calvinista che non si fece scrupolo dall’importare mano d’opera schiavizzata dall’Africa .

Solamente qualche secolo più tardi, siamo alla fine del 19° secolo, grazie appunto (o guarda caso) di uno scrivano che nel frattempo era diventato filosofo e scrittore fu “regolato” il  lavoro, il rischio d’impresa, il tempo della fatica quotidiana dell’individuo, che da schiavo era nel frattempo divenuto prima Vassallo, servo della gleba e poi lavoratore; si che quell’idea di mercato e mercanzia medievale divenne Impresa e capitale moderno.

Da quelle idee “politiche” scritte, la società umana venne trasformata e la nascita di una identità sovranazionale e sociale cambiando lo status del servitore in lavoratore, iniziava quel percorso che avrebbe dato peso e stabilità all’affermazione del capitale umano e monetario che accrescono il commerciabile e la soggettività lavoratrice.

Classi come le chiamò il filosofo, classi di umana forza lavorativa e umano capitale di impresa.

Capitale monetario e finanziario che determina e spesso sfrutta la forza lavoro, la quale ha davanti e accanto a se, una identità pubblica e una privata. Oggi questa componente di mercato, tra merci e lavoratori viene bene chiamarle mayor, monopolio, capitalismo delle grandi compagnie commerciali, che appunto sono statali e private.

Le differenze sono significative. L’impresa privata monopolistica è chiaramente in cerca di un profitto significativo che ne permetta la continuità e macina lavoro e lavoratori sottostando a contratti e ordinamenti, che la forza lavoro ha con le sue lotte conquistato (nascita del sindacato e della Carta dei Diritti) creando al contempo una grande scissione sociale tra gli individui e  anche del lavoro, determinando allo stesso tempo di povertà e ricchezza. Oggi il lavoro è anche abuso e caporalato e con ciò una grande ingiustizia sociale.

L’interesse statuale malgrado tutto operando nelle stesse condizioni di domanda e offerta va un poco più del privato ad operare nella direzione sociale del lavoro. Offre la possibilità non solamente di una occupazione oraria, giornaliera e indeterminata utilizzando il surplus lavorativo ed economico, ne determina il tempo libero e distribuisce anche bonus sociali quali casa, istruzione, sanità, energie, e adopera i dividendi. Partecipa con la classe lavoratrice creando quel welfare che è conquista intera del mondo del lavoro.

Dei Diritti e dei Doveri. Questa materia è stata per tutto il secolo scorso il contendere del capitale privato con l’idea della proprietà pubblica nata tra le altre conquiste politico-sociali dalla Rivoluzione francese e lo scontro di queste idealità è ancora in atto, malgrado il tentativo regressivo e populista dei governi autocrati e nazionalisti del 1900.

Crisi di libertà individuale (privata e pubblica) che nazismo e fascismo misero in atto difendendo il grande capitale finanziario, mercantile e agrario per contrastare l’affermazione socialista nata dalla Rivoluzione russa e continuata con altri mezzi fino ad oggi in prospettiva di equità e giustizia sociale.

Il nostro tempo è lo spiegarsi di queste identità e appare sempre più evidente l’affermazione del capitale privato, fosse anche esplicitato nelle libertà dell’individuo, ma la mescola delle idee nel contesto commerciale oscura le conquiste civili del Diritto e della libertà pubblica.

Demagogia e ignoranza appaiano le Muse del nostro tempo, proprio perchè gli scrittori non scrivono del “sogno politico”  i populismi la fanno da padrone tra le linee continue e divergenti dell’essere libero inter pares, profittando su di una soggettività negata che afferma ed identifica ogni individuo: il sé e l’animus pubblico.

L’identità è il sé, il soggetto, l’oggettività é il tempo corrente, il pubblico

E’ necessario che la Politica divenga sempre più  Arte del Governo e degli equilibri di classe. Il potere legittimato dal basso da li trova linfa e creatività. Il soddisfare i bisogni dell’altro, scelta di rappresentanza interclassista, totale e di quella totalità di maggioranza ed opposizione l’identità democratica sviluppa la sua forte autorità fino ad essere specchio e proposito di un “realismo politico”.

La Democrazia “guidata” da un uomo-forte? La Democrazia guida di soggetti politici forti! Siamo ancora lontani da questa esplicitazione del potere democratico, la politica contemporanea è solamente mediazione di interessi semplici e complessi.

Non siamo solamente mercato & spesa, ma anzi bisogna riscoprire la nostra comune peculiarità di soggetti creanti il Mondo che vogliamo abitare. Dobbiamo riuscire ad andare verso l’equità  e va creato un  maggiore equilibrio nella distribuzione dei profitti, del prodotto interno e del guadagno personale.

Consapevolezza e unione sono la materia collante di queste nostre società, veicolo sicuro e in divenire dell’identità umana, senza confini, senza divisioni massacranti, senza miseria umiliante.

m@cwalt

Sorgente: Nobile fauve – m@cwalt – un colpo di remo – ad majoram

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