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Nato nel Baltico, Italia nella Task force: è deterrenza – L’Indro

lindro.it – Nato nel Baltico, Italia nella Task force: è deterrenzaI 4.000 soldati NATO non rappresentano una minaccia militare credibile; sono giochi di nuova guerra fredda. Roma schiera due compagnie in Lettonia. L’informazione continua a giocare un ruolo di importanza fondamentale negli scenari internazionali moderni.

La caotica descrizione che i media propongono delle vicissitudini politiche e militari tra Usa e Russia non sembra essere indirizzata a chetare gli animi della popolazione né tanto meno delle parti interessante. Il conflitto latente che da settant’anni a questa parte sembrava solo essersi sopito, si sta trasformando in uno scontro aperto combattuto a suon di atti ostili: siamo in piena nuova guerra fredda.

Ad alimentare questo fermento politico che influenza necessariamente anche la componente militare, giovedì 13 ottobre, il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha annunciato che l’Alleanza sta provvedendo a schierare un battaglione multinazionale nei Paesi Baltici.

La notizia ha immediatamente cavalcato le prime pagine dei media internazionali, ma, soprattutto, è balzata in primo piano in Italia, dove i toni sono diventati simili a quelli di una vigilia di guerra.

Roma, già al vertice di Varsavia di luglio, si è dichiarata favorevole nell’inviare un mini-contingente di 140 soldati in Lettonia a partire dalla primavera del 2017, e, ancora più importante, prenderà le redini della Task Force ultrarapida della Nato nei Paesi baltici nel 2018.

In questo clima di forte caos informativo appare fondamentale analizzare il quadro politico e militare in cui questa dichiarazione si colloca.

Che tipo di intervento la Nato sta pianificando? e a che punto si trova lo scontro militare tra Usa e Russia? Solo in questo modo si potrà comprendere davvero la gravità della situazione.

Durante il vertice Nato tenutosi in Galles, nel 2014, diversi membri dell’Alleanza avevano esposto il timore di una possibile aggressione da parte delle truppe russe verso i Paesi Baltici, dopo che il Cremlino aveva annesso la Crimea aprendo così il fronte ucraino.

All’epoca, focus internazionale rimaneva la risoluzione della crisi mediorientale, che si doveva districare nella gestione delle primavere araba e del loro retaggio sul medio-lungo periodo.

La Russia aveva aperto il vaso di Pandora inimicandosi non poco i suoi vicini europei con l’entrata militare in Ucraina, dando il via al casus belli per la riapertura delle ostilità.

Al vertice di Galles, non si parlò solo di un rafforzamento delle truppe presenti nel Baltico. ma della creazione di una vera e proprio task force all’interno della NATO Response Force (NRF) con un altissimo grado di rapidità d’azione (VJTF).

In base ai dati forniti da uno studio che simulava un’invasione russa delle capitali del Baltico, si è stimato che queste potrebbero essere poste sotto il controllo del Cremlino entro tre giorni.

Considerata la componente umana e l’ambiente favorevole di cui dispone la Russia, senza contare i sistemi d’arma già schierati e quelli di cui presumibilmente non si è a conoscenza, ci vorrebbero almeno dai 40.000 ai 50.000 uomini per fermare un’avanzata del genere.

La Russia, dichiarò che per ovviare alla nuova e ritrovata amicizia tra regione del baltico e Nato avrebbe costituito tre nuove divisioni entro la fine del 2016, che equivalgono a decine di migliaia di soldati, senza contare truppe speciali di cui il Cremlino dispone efficacemente.

I 4.000 soldati della NATO nella regione non rappresentano una minaccia credibile sotto il profilo militare. Sulla carta, questa task force parrebbe avere le carte in regola per essere un valido strumento di deterrenza strategica, ma poco incisiva sul fronte tattico.

La sua caratteristica principale, cioè la proiezione in tempi celeri di forze militari al confine dei territori dell’alleanza, viene vanificata dal numerico insufficiente e dai tempi di reazione che, per quanto rapidi, non saranno mai in grado di fronteggiare la minaccia.

La Task Force ad intervento rapido (Vjtf – Very High Readiness Joint Task Force), denominata ‘Spearhead’, avrà una forza composta da diverse migliaia di unità, truppe terrestri e mezzi meccanizzati, artiglieria pesante, batterie antimissili, secondo le minacce rilevate e ritenute più plausibili.

La Task Force è in uno stato embrionale di operatività fin dai primi mesi del 2015, con diversi comandi negli otto Paesi del cosiddetto ‘Fronte orientale’.

Il Presidente Vladimir Putin non commentò nel 2014 la possibile creazione di un battaglione schierato nel Baltico, ma si limitò a controbattere sostenendo che qualsiasi aggressione agli interessi del Cremlino avrebbe avuto delle serie ripercussioni militari e politiche.

Sorgente: Nato nel Baltico, Italia nella Task force: è deterrenza – L’Indro

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