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Narrazioni (Africa in divenire) – nigrizia.it

nigrizia.it – Narrazioni (Africa in divenire)

Economia di mercato senza troppe regole; consumi; l’imporsi di una classe media, grosso modo in linea con quella di altre aree del mondo (quindi scolarizzata, tesa al successo e al benessere, sempre più sganciata dalla cultura di appartenenza); un assetto politico, non importa di quale inclinazione, basta che garantisca una sufficiente stabilità e che affermi (ma solo a parole, troppo spesso) di voler dotare il paese di infrastrutture al passo con i tempi.

Sono le condizioni minime invocate e cercate, in Italia e in Europa, dal mondo degli affari e anche da aziende pubbliche per investire in Africa. Sono gli ingredienti di una narrazione che va regolarmente a incrociare le parole della politica (specie sul tema caldo dei migranti: «Così creiamo le condizioni perché rimangano a casa loro») e che si propone come ricetta di sviluppo del continente.

Questa narrazione viaggia, di fatto, in parallelo, con qualche discordanza, con quella della cooperazione allo sviluppo. Si dà per presupposto che il modello della cooperazione, con i suoi criteri di relazione e con le sue competenze tecniche e sociali, sia una leva in grado di innescare processi positivi, almeno su piccola scala.

C’è poi una terza narrazione riconducibile ai mondi dell’umanitario e del volontariato, anche missionario, che non indica rimedi strategici ma che, attraverso l’impegno in prima persona, tocca tasti che non lasciano indifferente l’opinione pubblica. Con sfumature diverse, ciò che muove è l’emergenza, la sofferenza, dare sollievo.

A volte, il lavoro sul campo si accompagna anche alla denuncia di situazioni specifiche senza, però, una lettura seria del contesto.

Ci si può riconoscere nell’una o nell’altra di queste narrazioni, ma ci si deve pur chiedere se colgano davvero le dinamiche, gli assetti culturali e le fragilità del continente. E, dunque, se non ci sia la necessità di affinarle di continuo.

Dal nostro osservatorio prendiamo nota di un fatto strutturale che si ripete in molti paesi e sul quale non si può glissare. La chiamiamo occupazione delle istituzioni.

Protagonisti sono quei blocchi di potere che fanno riferimento a un uomo solo e a un partito, ignorano la scadenza del mandato elettorale e aggirano la Costituzione, rifiutando ogni logica di necessaria alternanza e reprimendo chi si oppone.

Sta accadendo oggi in Burundi, per mano di Pierre Nkurunziza, in Rd Congo, ad opera di Joseph Kabila, è avvenuto nel Gabon di Ali Bongo, nella Repubblica del Congo di Sassou-Nguesso, nell’Uganda di Museveni, nel Rwanda di Kagame…

La lista è lunga e le responsabilità, principalmente, della classe politica.

Ogni paese presenta criticità specifiche, ma c’è un aspetto che ricorre: nonostante in quasi tutto il continente il diritto al voto sia acquisito, l’esercizio elettorale manca di trasparenza, il rispetto delle norme costituzionali è spesso disatteso, i partiti sono poca cosa, i diritti di cittadinanza claudicanti, la partecipazione alla vita politica appannaggio di minoranze.

Possiamo dire che la nazione è considerata, dai gruppi di potere, un bottino da spartire più che un territorio, anche ideale, da condividere e servire.

Questa situazione ha certamente ricadute anche sulle attività di chi, italiano o europeo, è in Africa per affari, cooperazione, umanitario, volontariato. Si tratta di fatti che – alle voci sviluppo, qualità della politica, democrazia – dovrebbero trovare spazio nelle riflessioni e nelle agende di ciascuno.

Perché non è la stessa cosa se la stabilità di un paese è garantita dagli sgherri di un presidente autonominato o frutto di un processo democratico e inclusivo; se la ricchezza viene redistribuita o finisce ai soliti noti; se si vendono le terre all’agrobusiness invece di sostenere la piccola agricoltura; se i pubblici amministratori costruiscono ospedali e scuole, invece che esigere pedaggi.

Non è facile a nessuno accompagnare in maniera continuativa e discernere le trasformazioni del continente. Eppure esse incideranno sempre più sulla nostra Europa, anche se alcuni leader politici del Vecchio Continente, profeti della semplificazione, fanno finta di non accorgersene.

Per questo è ancora più necessario che chi lavora con l’Africa si faccia interprete di una narrazione che non coincida con i propri interessi a breve termine, ma sia più articolata, non epidermica, più attenta ai fatti che davvero determinano il corso delle cose.

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Sorgente: Narrazioni (Africa in divenire) – nigrizia.it

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