Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

L’Italia non è un Paese per giovani – it.sputniknews.com

it.sputniknews.com – L’Italia non è un Paese per giovani 

Tatiana Santi
Trovare un lavoro a tutti i costi, è quello che vogliono i giovani italiani, spesso etichettati dai politici e la società come scansafatiche e schizzinosi. La disoccupazione giovanile è alle stelle, mentre il governo spinge i giovani a fare figli, del lavoro non si vede manco l’ombra. L’Italia non è un Paese per giovani.

Le nuove generazioni sono il futuro? Stando alle politiche del governo Renzi non sembrerebbe proprio. In Italia la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 38,8%, fra i tassi più alti in Europa. Invece che investire nei giovani, si sente spesso i politici criticare la nuova generazione dipingendola come un branco di impigriti sdraiati sul divano.
Alessandro Rosina, professore di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, autore del libro “L’Italia non è un Paese per giovani”

Alessandro Rosina, professore di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, autore del libro “L’Italia non è un Paese per giovani”
La realtà non è così, i giovani ovviamente hanno dei sogni e dei progetti da realizzare nella propria vita, vorrebbero creare una famiglia e fare dei figli. Sono disposti a tutto pur di avercelo il lavoro. Lo ha rilevato uno studio condotto dall’Acli e la Cisl di Roma, secondo cui ben il 65% dei giovani romani è pronto a rinunciare ai diritti previsti pur di ottenere un impiego.

Che futuro può avere un Paese come l’Italia, che non investe nei propri giovani? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Alessandro Rosina, professore di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, autore del libro “L’Italia non è un Paese per giovani”. — Professore Rosina, che cosa spiega questo studio dell’Acli e la Cisl di Roma, la situazione ha raggiunto livelli molto gravi?
— La situazione è gravissima, perché era già problematica prima della crisi economica, i giovani italiani si trovavano in difficoltà a fare una transizione di successo fra la scuola e il lavoro. La crisi economica ha peggiorato tutto, da un lato ha escluso a molti giovani la possibilità di trovare un lavoro, dall’altro li ha incentivati ad adattarsi a quello che il mercato offre, rivedendo a ribasso le proprie aspettative o decidendo di andare all’estero.
— La disoccupazione giovanile si aggira attorno al 40%. I traumi dovuti alla disoccupazione, allo stato di insicurezza vengono presi in considerazione dal governo e la società o sono un fenomeno sottovalutato? — Il fenomeno è stato a lungo sottovalutato, perché i giovani rimangono molto a lungo a vivere con i genitori, questi alti tassi di disoccupazione e inattività dei giovani sono stati compensati dall’aiuto della famiglia di origine.
Nel frattempo i giovani crescono, superano i trent’anni, non riescono a trovare un’occupazione stabile e questo rischia di diventare un trauma sociale. — Si dice sempre che i giovani sono il futuro. L’Italia che futuro può avere però se il governo non investe nei giovani e non li aiuta? Spesso i giovani sono disperati e si sentono arresi.
Italia, il nuovo orizzonte è lavorare gratis per il governo

— Questo è il punto dolente dell’Italia. Non è un Paese che sta investendo sulle nuove generazioni. È un Paese che a livello privato, attraverso le famiglie protegge molto i propri figli, ma da un punto di vista pubblico investe poco sulle nuove generazioni.
Siamo il Paese che in Europa investe meno in formazione terziaria, in politiche attive del lavoro, in ricerca di sviluppo e innovazione, mentre investiamo di più sulla spesa sociale sulle voci legate alle fasce di popolazione più mature. Quindi la spesa sanitaria e quella previdenziale per le pensioni. Poi abbiamo creato un enorme debito pubblico che è ricascato sulle nuove generazioni. Alla fine nelle scelte pubbliche le nuove generazioni sono state continuamente penalizzate.
Ora si sta cercando di aggiustare il tiro, qualcosa il governo lo sta cercando di fare, ma in maniera troppo timida e non è in grado di invertire questa tendenza.

— Perché secondo lei si penalizzano i giovani e si investe sugli anziani? Quali sono i rischi di queste politiche? — Il Paese si è in qualche modo trincerato in difesa del proprio benessere passato e presente, senza creare le condizioni per il futuro, questo è dovuto allo scarso investimento sulle nuove generazioni.

Si è lavorato infatti sulla difesa dei diritti degli anziani. Questo è dovuto alla scarsa lungimiranza della classe dirigente italiana, ma è anche dovuto al fatto che come conseguenza della denatalità i giovani sono sempre meno consistenti dal punto di vista demografico e quindi anche elettorale.
Pesano di più le vecchie generazioni, quelle più in grado di difendere i propri diritti. Ogni volta che c’è da fare una scelta fra destinare qualche risorsa per difendere le rendite del passato o investire sul futuro, sono sempre le rendite del passato che vincono. — La mancanza di lavoro e l’incertezza che hanno i giovani sono direttamente legate al fatto che nascano meno figli.
Al di là del Fertility day, secondo lei il governo ha capito questa correlazione? — Le difficoltà del presente e l’incertezza sul futuro bloccano le scelte dei giovani, come dei ponti incompiuti verso il futuro. I giovani rinviano continuamente le proprie scelte sia di autonomia dalla famiglia di origine, sia di creazione di una propria famiglia con figli. I giovani non possono costruirsi dei propri percorsi solidi.
Questo il governo lo ha presente, ma sta facendo troppo poco per intervenire in maniera adeguata con le risorse che servirebbero. Gli interventi sono sempre o annunciati e poi non realizzati, o vediamo risorse troppo modeste.
Si fanno progetti come il “bonus bebè”, quando servono invece misure di rilievo, efficaci e incisive, in grado quindi di mostrare ai giovani che si sta investendo su di loro e si sta veramente migliorando la loro condizione. Solo così i giovani saranno incoraggiati a fare delle scelte positive, anziché adattarsi al ribasso in un Paese che rischia il declino. Sono i giovani che devono tornare la risorsa principale perché l’Italia torni a crescere.

— Sentendo alcuni politici alla televisione spesso vediamo come danno la colpa agli stessi giovani di questa situazione, spiegando che non si vogliono adattare né hanno voglia di lavorare. Si dà poca voce ai giovani, non è vero? — Questo io l’ho scritto più volte. Anche le indagini che abbiamo fatto partire con il “rapporto giovani” presso l’Istituto Toniolo, iniziate nel 2012, sono servite a sfatare molti luoghi comuni di cui era pieno il dibattito pubblico e la politica italiana.

Si è riversata sui giovani la colpa della loro condizione con il fatto di essere poco disposti ad adattarsi e di non avere progetti di vita da realizzare. In realtà i progetti di vita dei giovani ci sono e anche la voglia di realizzarli.
Questi progetti di vita scontrandosi con difficoltà oggettive vengono rivisti verso il basso. Sono progetti sia professionali sia quelli che riguardano la famiglia e i figli.
Festival della gioventù 2017, la Russia abolisce il visto d’ingresso per i partecipanti

Un dato per tutti lo conferma. Durante l’indagine noi abbiamo chiesto ai giovani italiani se pensano che le opportunità del proprio Paese siano migliori o peggiori degli altri Paesi. Chi ha risposto “molto o abbastanza peggiori” sono il 75% ed è la percentuale più alta dei Paesi presi in considerazione.
La gran parte dei giovani pensa di vivere in un Paese che dà alla propria generazione poche opportunità. Quando abbiamo chiesto se hanno la fiducia che tra tre anni le opportunità saranno migliori, il 71% ha risposto “poco o per nulla”.

I giovani hanno l’impressione di non valere meno dei giovani di altri Paesi, ma di avere molto meno possibilità di dimostrare quanto valgono. — Riassumendo possiamo dire che l’Italia non è un Paese per giovani. — Sì, è il titolo del mio libro scritto nel 2009. Sono già passati sette anni e non è cambiato quasi nulla!

— C’è speranza per il futuro? — L’Italia è un grande Paese, i giovani italiani hanno una grande voglia di mostrare quanto valgono. È un Paese fertile che non dà buoni frutti, perché è mal coltivato. Dobbiamo a qualsiasi livello, dalla politica e in giù, tornare a coltivare bene l’Italia perché dall’intraprendenza dei giovani si torni a produrre buoni frutti per il futuro. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.
“La distruzione della Siria al centro dei piani di Tel Aviv”

Leggi tutto: https://it.sputniknews.com/

Sorgente: L’Italia non è un Paese per giovani

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

.