Boston, 11 ottobre 2016 – Si firmava “Papà”, come uno fra tanti. Relativamente, si direbbe. La lettera di Albert Einstein al figlio Eduard finisce all’asta a Boston, dove sarà battuta questa settimana. “Adesso sono molto felice perché finalmente ho risolto, dopo un lavoro intensissimo, il problema gravitazione-elettricità”, scrive (a mano) il fisico di origine tedesca in una missiva di una pagina. Il testo, secondo diversi esperti, risale al 1929 e si conclude con la semplice firma ‘Papà’.

LA LETTERA – “In un certo senso questo conclude il lavoro della mia vita – prosegue lo scienziato nella missiva-, il resto è semplicemente un bonus”. Einstein ha appena finito di elaborare a quella che sarà definita la Teoria del campo unificato, un tentativo di definire la gravità con le leggi dell’elettromagnetismo.

Non è così usale che il fisico parli del suo lavoro, spiega  il direttore della casa d’aste RR Auction, Robert Livingston.

“Questo la rende spettacolare”. La lettera mostra un padre affettuoso nei confronti di suo figlio, che Einstein chiama col soprannome Tetel. Eduard, che all’epoca stava finendo il liceo, trascorse gran parte della sua vita in istituti psichiatrici perchè affetto da schizofrenia, ha aggiunto Livingston. La lettera potrebbe essere battuta per centomila dollari.

ALBERT ED EDUARD – Secondo alcuni studiosi, Eduard fu l’unico problema che Einstein non fu mai in grado di risolvere. Una tragedia dimenticata, quella di Eduard, secondogenito del matrimonio tra Albert e la scienziata Mileva Maric.

La ricostruisce con dovizia di particolari Laurent Seksik fa nella sua biografia-romanzo ‘Il caso Eduard Einstein”. Nato nel 1910, il giovane Einstein  si mostra sin da tenera età sensibile e malaticcio. Viene considerato un talento nella musica e negli studi, cresce a Zurigo con la madre e il fratello Hans Albert.

Il padre, che vive a Berlino, lo viene spesso a trovare: Albert vive gli anni fino all’adolescenza prevalentemente sereno. Si iscrive all’università, vuole seguire gli studi di medicina e diventare psichiatra.

Ma, nel 1930, il male sopito si manifesta in maniera violenta: durante una crisi, il giovane aggredisce la madre. Questo episodio risale a un anno dopo la stesura della lettera che andrà all’asta a Boston.

Due anni dopo, nel 1932, la famiglia è costretta a ricoverarlo in una clinica per malati mentali di Zurigo, il “Burghozhil”. Lì, Eduard trascorerrà gran parte della sua esistenza, salvo rare uscite. Morirà nel 1965, dieci anni dopo la scomparsa del padre.

Nei 23 anni che vanno dal ricovero alla morte di Einstein padre e figlio si vedranno una sola volta.  Nel 1933, Albert Einstein era diventato il primo obiettivo di Hitler e dei nazisti. Riuscì a mettersi in salvo e, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, corse al capezzale del figlio e gli chiese di seguirlo. “Venire con te?

Meglio crepare”, avrebbe detto Eduard al padre secondo la ricostruzione di Seksik. Di quell’incontro, esiste una foto. Da quel giorno padre e figlio non si sarebbero mai più rivisti.

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