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Jobs Act, precari, voucher: scontro tra governo e Cgil – Diritti Globali 3.0

dirittiglobali.it – Jobs Act, precari, voucher: scontro tra governo e Cgil. Camusso: «Ancora austerità nella manovra». Poletti: «585 mila posti risultato importante». Corso Italia: «Se vincerà il No al referendum non ci sarà l’invasione di cavallette»  –  di Roberto Ciccarelli, il manifesto

Due mondi distanti e in conflitto sul Jobs Act, la legge di bilancio e, entro certi termini, sul referendum costituzionale del 4 dicembre. Ieri, la seconda giornata della Biennale dell’economia cooperativa a Bologna, lo scontro a distanza tra la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso e l’ex presidente di Legacoop e Alleanza delle cooperative, ora ministro del lavoro, Giuliano Poletti si è acceso sul Jobs Act. Come sempre a dividere sono i numeri della riforma sulla quale Renzi ha puntato per farsi accreditare come interlocutore da Bruxelles. La Cgil fa un’analisi realistica e precisa dei magri risultati governativi. Poletti ripropone la logica aritmetica del male minore: meglio pochi posti di lavoro che nulla in una crisi che ha imposto due leggi: quella della crescita «anemica» e quella della crescita senza occupazione fissa.

L’INTERPRETAZIONE DEI NUMERI rinvia a un problema molto sostanzioso: il governo ha affidato «18 miliardi di euro» pubblici in tre anni alle imprese « per poter permettere al presidente del Consiglio di dire che ha qualche centinaia di migliaia di occupati in più. Se facciamo due conti, una spesa straordinaria con un risultato minimo – sostiene Camusso – Con tutto il rispetto per le persone, riguarda prevalentemente la fascia degli over 50. Non ha cambiato significativamente la condizione dei giovani. A una parte dei giovani, anzi, l’ha peggiorata: sono passati dall’avere dei rapporti atipici a essere» pagati «a voucher, cioè all’inseguimento di un buono del tabaccaio. Sul piano generale, i dati del nostro Paese si muovono sullo zero virgola qualcosa». Sui voucher «ci muoviamo sull’aumento del 100% ogni anno».

L’ATTACCO AL GOVERNO non si ferma qui, a riprova che il clima generale – che vedrà molti segmenti della sinistra e dei sindacati di base in piazza – si sta surriscaldando. Camusso ritiene insufficiente un tavolo «specifico» sulle pensioni di cui tra l’altro non condivide la principale proposta: la pensione con il mutuo – l’Ape. Nemmeno sulla legge di bilancio Corso Italia fa sconti: «Mi pare di capire che la sua nuova filosofia sarà la riduzione del costo del lavoro – ha aggiunto Camusso – Il vero crollo, però, non è stato l’aumento del costo del lavoro ma la diminuzione degli investimenti sia pubblici che privati. Continuano a ripetere la ricetta dell’austerità, quella che pensa che basti ridurre i costi, poi salari, poi i diritti dei lavoratori». Interrogata sul referendum Camusso ha escluso un legame con l’economia – al contrario di quanto va dicendo il ministro Padoan – e ha ribadito che la Cgil non aderirà a nessun comitato. In compenso ha ricordato il suo documento per il «No», non proprio un messaggio conciliante per il governo. «Se vincesse il No al referendum – ha detto – non ci sarà l’invasione delle cavallette».

POLETTI SI È DIFESO con il vangelo di circostanza usato dall’esecutivo: da quando è in carica ci sono 585 mila occupati in più, cifra ben più alta degli occupati registrati da quando il Jobs Act è entrato in vigore il 7 marzo 2015: «Sono un risultato importante non fosse altro perché ne abbiamo persi un milione negli anni precedenti: piccolo o grande è una misura per ognuno di noi relativa» ha detto Poletti. Il ragionamento attribuisce al Jobs Act un ruolo più ampio di quello che ha avuto: la quota dei neoassunti con il «contratto a tutele crescenti» è una piccola percentuale in un oceano di contratti a termine e lavori occasionali. Tra l’altro, trascura i saldi tra i contratti, la tipologia dell’occupazione, oltre al fatto che il totale dei nuovi occupati è inferiore al 2014, quando il Jobs Act non c’era.

SUI VOUCHER Poletti si è limitato ad affermare che «il problema lo abbiamo affrontato con una norma che obbliga alla tracciabilità. Se risolverà il problema saremo felici se è, invece, non lo risolverà siamo pronti a mettere le mani su questa vicenda». Il piccolo cabotaggio di governo non rassicurerà la maggioranza del milione e 380 mila percettori dei buoni lavoro nel 2015 che opera in nero e, solo in parte, viene pagata con i voucher. Il governo pensa di sconfiggere il mostro che ha contribuito a creare con un Sms dei committenti.

*** Il girone infernale del popolo dei voucher: La prima storia del boom dei buoni lavoro l’ha fatta l’Inps

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