Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

I dati sul lavoro tirati per la giacchetta – Il Post

Spiega La Stampa che i numeri di Istat e Inps raccontano cose più complesse di quelle nei titoli dei giornali

fotografia: Un momento del corteo degli operai Ilva, Genova, 27 gennaio 2016. E’ il terzo giorno di proteste a Genova per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Cornigliano iscritti alla Fiom che manifestano a difesa dell’Accordo di Programma firmato nel 2005 che a fronte della chiusura della lavorazione a caldo prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e di reddito (ANSA / LUCA ZENNARO)

Su La Stampa di oggi c’è un articolo di Linda Laura Sabbadini, ex dirigente dell’ISTAT, che cerca di interpretare i dati pubblicati dall’INPS nei giorni scorsi su assunzioni, licenziamenti e voucher relativi ai primi otto mesi dell’anno: i dati, messi a confronto con i primi otto mesi del 2015, dicono che le assunzioni di datori di lavoro privati nel periodo gennaio-agosto 2016 sono state 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5 per cento), dicono che il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente le assunzioni a tempo indeterminato (- 32,9 per cento), che, dopo il Jobs Act, sono aumentati i licenziamenti “per giusta causa” (+ 28,3 per cento) e che c’è stato, come ha scritto ad esempio Il Sole 24 Ore, un boom dell’uso dei voucher.

Questi dati sono stati ripresi da molti giornali. La Stampa dice che la diminuzione delle assunzioni era prevedibile: con la legge di stabilità del 2014 era stato istituito il cosiddetto “esonero contributivo triennale”, cioè un’esenzione che permetteva ai datori di lavoro di non versare per tre anni i contribuiti all’INPS sui contratti a tempo indeterminato stipulati entro il dicembre del 2015. L’esonero – che in molti hanno criticato proprio per questo, perché cioè non è stato un intervento strutturale, ma ha semplicemente creato un’accelerazione temporanea delle assunzioni – aveva provocato un evidente aumento dei contratti di questo tipo, al quale però è seguito un calo altrettanto evidente dei contratti a tempo indeterminato, quando è scaduta la possibilità di usufruire dell’esonero.

Dopodiché l’articolo de La Stampa si concentra sui voucher spiegando che sono andati a coprire una porzione di lavoro sommerso: i voucher, o buoni lavoro, sono un sistema di pagamento che si può utilizzare per il lavoro cosiddetto accessorio, che non è riconducibile a un contratto di lavoro in quanto svolto in modo saltuario. Il datore di lavoro compra i voucher dallo stato e il lavoratore, che non ha un contratto di lavoro, li riceve come forma di pagamento e deve incassarli in un ufficio postale fino a un massimo di 2.000 euro netti annui da ogni datore di lavoro e 7.000 euro in tutto in un anno.

Assunzioni e dimissioni in calo, licenziamenti e voucher in crescita: sui dati Inps c’è un allarme generale ma la mia opinione è che in questo momento abbiamo tutti bisogno di più analisi e di meno allarmismo. Cerchiamo di fare chiarezza. I voucher sono effettivamente cresciuti molto.

Sono passati da 15 milioni nel 2011 a 115 milioni nel 2015 e a 96,6 milioni nei primi 8 mesi del 2016. Il numero di persone che ha utilizzato i voucher è stato 1 milione 400 mila nel 2015, con un numero di voucher medio di 60 e un reddito medio da voucher inferiore a 500 euro netti nell’anno. Ebbene, se queste persone avessero lavorato solo il numero di ore registrate dai voucher, avremmo dovuto trovarne un riscontro nei dati Istat, attraverso una percentuale più alta del passato di occupati che lavorano poche ore. Invece non è successo. Nonostante diminuisca il numero complessivo di ore lavorate rispetto a inizio crisi, la percentuale di occupati che lavorano poche ore nella settimana è rimasta stabile. Sono infatti l’1,6% quelli che lavorano fino a 8 ore e il 3,7% da 9 a 16 ore. Come si concilia questo dato con il «boom dei voucher» di cui tanto si è parlato? I voucher, probabilmente, sono andati a coprire, per una parte importante, una porzione di lavoro sommerso di lavoratori che, nella rilevazione Istat, venivano intercettati con il loro effettivo numero di ore lavorate e sono regolarizzati solo per una minima parte di queste.

(Continua a leggere sul sito della Stampa)

Sorgente: I dati sul lavoro tirati per la giacchetta – Il Post

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

.