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E Renzi restó solo

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Ezio Mauro anticipa l’elogio funebre del Pd “Quel partito si trova senza radici e senza orizzonte, con le fonti inaridite e l’identità incerta: un capolavoro. Le tradizioni sono state cancellate dallo stesso segretario nella mistica dell’anno zero” e della rottamazione, come se il renzismo fosse una forma politica nuova e non una legittima interpretazione della forma-partito che esisteva prima e che – almeno in teoria – dovrebbe continuare ad esistere anche dopo. Soprattutto, come se i partiti fossero modelli da indossare secondo le stagioni e le mode, e non realtà presenti e riconoscibili nella storia del Paese, purché il leader sappia rivestirsi della maestà di quella storia complessiva, interpretandola poi secondo il proprio carattere e la propria visione politica”. Anche Stefano Folli, nel suo pezzo dal titolo “Perché il 5 dicembre non avremo più il Pd che conosciamo”. Perché, spiega, “Se vincerà il Sì avremo a tutti gli effetti il “partito di Renzi” e di quanti avranno accettato fino in fondo la sua logica e la sua leadership”. Se vincerà il No: “il centrosinistra ricomincia da una sorta di “anno zero”. È improbabile che il No segni un balzo indietro del Paese sul piano sociale e istituzionale, come vuole la campagna pro-riforma, ma certo esso porrebbe un’esigenza di rifondazione del centrosinistra, in forme non prevedibili oggi”. Forse per questo, ieri Cuperlo ha annunciato di volersi dimettere da deputato, se costretto (da Renzi, che rende impossibile un accordo) a votare No al referendum. È un modo per sottolineare che nulla tornerà più come prima.- Corradino Mineo

Sorgente: facebook

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