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Di Elena Ferrante e dello scoop dello Sherlock Holmes de noiantri – Al di là del Buco

abbattoimuri – Di Elena Ferrante e dello scoop dello Sherlock Holmes de noiantri

Io non la capisco questa mania di fare scoop alla ricerca della “vera identità” della persona che si “nasconde” (ed è bene sottolineare l’uso delle parole, come se avesse di che vergognarsi) dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante.

Ci provano da anni, a violare la sua privacy, in tempi diversi e con diverse ipotesi che sostanzialmente puntavano tutte alla stessa conclusione: è brava, i suoi libri piacciono, allora è un uomo e se non è un uomo comunque deve avere un segreto, è un prodotto letterario, un trucco della casa editrice, un mistero da risolvere.

E Claudio Gatti deve aver preso il ruolo da Sherlock Holmes de noiantri molto seriamente – tanto che sul sole24ore lo chiamano “giallo culturale” – dato che addirittura avrebbe seguito la via finanziaria, manco si stesse parlando di Al Capone [I pezzi di Gatti, in italiano e inglese, li trovate quiqui, qui, qui, qui, qui].

E non ha scoperto che la scrittrice, perché tale è, per quanto continui a definirla una semplice traduttrice, ha un debito col fisco, è una malfattrice, una criminale, ma, addirittura, o soltanto (che peccato, eh?), che ha guadagnato delle somme grazie al suo lavoro, ai suoi libri, ai diritti dei suoi libri.

Di quanti autori, maschi, si potrebbe dire lo stesso? Forse che Gatti ha fatto verifiche economiche sui bilanci di autori conosciuti? Gli parrebbe giusto, che so, un lauto compenso a Camilleri per le sue straordinarie opere?

O Gatti è uno di quelli che avrebbe messo sottosopra la Firenze dell’epoca per trovare qualcosa di indiscreto su Dante Alighieri? Vogliamo parlare di Shakespeare?

O invece vogliamo parlare delle tante autrici che nei secoli hanno dovuto usare pseudonimi maschili per risultare più credibili?

Di quello scandalo a Gatti è venuto in mente di occuparsi? E se la costruzione del personaggio “Elena Ferrante” non coincide con l’idea che Gatti ha di una autrice letteraria, è affar nostro? Della scrittrice? della madre “ebrea” della scrittrice?

Del marito della scrittrice al quale si attribuiscono, tra l’altro, le altre due mani usate in quelle che vengono definite opere a quattro mani? Giacché se non c’è di mezzo l’uomo a farle da spalla o chissà cosa è impossibile che lei sia così brava e venda perfino, forse, più di Bruno Vespa.

Io leggo i suoi libri sin dalla sua prima narrazione e non me ne frega niente del fatto che sia più o meno autobiografica, non sono abituata a leggere libri tenendo conto delle speculazioni fatte da gente che ama schedare i miti come se tanto bastasse a screditarne l’ottimo lavoro.

Non importa chi sia, cosa sia, qual è la differenza tra finzione e realtà perché un buon libro è un buon libro e se chi scrive ritiene più opportuno usare uno pseudonimo, un personaggio che crea personaggi, per compiere la sua arte, non vedo proprio cosa ci sia di male.

Dove sta il problema? Perché tanto accanimento? Perché è così importante per alcun* “smascherare” le varie identità di xy scrittrici o scrittori, specie se italiani, specie se visibili e se giustamente popolari?

Non suona anche a voi un po’ come una sorta di risentimento “culturale”?

Un modo per dire “vi faccio vedere io chi sta dietro quello pseudonimo”?

Ed è così avvilente vedere sprecata tanta energia per snocciolare i presunti conti dell’autrice invece che produrre inchieste sul malaffare e la corruzione del paese, al punto che mi viene da pensare che Gatti sia un prodotto delle scelte editoriali del Sole24Ore per mettere un po’ di sale tra le pagine di un giornale economico che, capisco, potrebbe perfino annoiare. Ma, a tal proposito, mi chiedo: da quando occuparsi di economia, per una testata come il sole24ore, corrisponde a fare gossip sulle finanze di una scrittrice?

Occuparsi di tasse, disoccupazione, precarietà, bilanci dello stato e licenziamenti, delocalizzazioni, welfare inesistente, e molto altro, non va più bene? Non è di gradimento del pubblico? Perché a me interessa molto, invece.

Ad ogni modo, rispondendo a Gatti con un bel chissenefrega o anche uno ‘sticazzi – che ci sta sempre bene – vi segnalo il pezzo di Loredana Lipperini e vi linko lo scambio di battute che Wu Ming ha avuto su twitter a questo proposito e alcuni articoli stranieri [qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui] nei quali la strabiliante scoperta di Gatti viene classificata addirittura come sessista, come intervento patriarcale; la citazione della radice ebrea dell’autrice, come indelicata, per usare un eufemismo; e tutto quel che Gatti ha avuto da ridire sul metodo di comunicazione dell’autrice come mansplaining che, per chi non lo sapesse, significa che quando c’è di mezzo una donna, in questo caso una scrittrice, c’è sempre qualche uomo che dice “ti spiego io come si fa… cos’è… com’è… qual è… eccetera eccetera”.

Quello che manca nei pezzi di Gatti, a parte la fotina per mostrare la faccia di colei che nientemeno avrebbe la “colpa” di scrivere ottimi libri, comunque è qualche parola sugli scritti di Elena Ferrante. E viene da chiedersi: ma Gatti ha letto le opere di Ferrante o si è solo premurato di scoprire, con dietrologie e complottismi degni dell’epoca delle spie ai tempi della guerra fredda, chi c’era dietro lo pseudonimo usato?

Oh, prima che a qualcuno venga in mente di schedare pure me(1) dico che le mie finanze sono a zero e che non ho alcuna proprietà. E’ vero che qualcuno afferma che io sarei sponsorizzata dalla maschilisti spa, dalla lobby dei carciofi, dalla lobby omosessualista, da soros, dai rettiliani, dai creatori delle scie chimiche, e via di questo passo, e consiglierei a tutt* quell* che “è una figura pubblica e dunque ho il diritto di *sapere*”, di dedicarsi agli ufo, agli alieni, ai cerchi nel grano e alle predizioni dei Maya.

Chissà che non possiate trovare trame oscure pure lì e che non si possa beccare l’origine del finanziamento intergalattico della flotta stellare della federazione terrestre. Dalla base alla nave ammiraglia è tutto. Passo e chiudo.

  • 1 – [e c’è perfino chi ogni tanto ci prova ed è tanto patetico dato che non conto niente – a riprova di una sorta di ossessione per la reductio ad hominem, che si traduce in attacco alla persona, invece che in una discussione su argomenti e contenuti diffusi da quella persona, e si traduce poi anche in un bel po’ di body shaming, perché la corporeità delle donne diventa sovente tema di interesse di analfabet* funzionali e sessisti]

abbattoimuri.wordpress.com

Sorgente: Di Elena Ferrante e dello scoop dello Sherlock Holmes de noiantri – Al di là del Buco

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