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Dal Fisco più controlli sulle residenze all’estero

Comuni obbligati a indicare gli spostamenti dal 2010

Anche la voluntary disclosure/2 sarà accompagnata, come la precedente, da misure “persuasive”. Se nel 2015 era stato il nuovo – e pesante – reato di autoriciclaggio a convincere migliaia di contribuenti al rientro dall’estero, ora per i renitenti incalliti si prepara un “incentivo” non meno dirimente. La nuova legge – si veda Il Sole 24 Ore di ieri – riattiva infatti le sentinelle dei Comuni in materia fiscale, un ruolo che esiste da undici anni (decreto legge 203 del 2005) ma che è stato sinora poco utilizzato. Ora però i comuni tornano prepotentemente sulla scena, obbligati a radiografare, e poi a comunicare al Mef, i movimenti anagrafici dei propri cittadini. Il testo della nuova Vd prevede, senza troppi giri di parole, che i comuni informino entro sei mesi l’agenzia delle Entrate delle richieste di iscrizione all’Aire (anagrafe degli italiani residenti all’estero). In un prima fase di attuazione di questa norma, gli uffici dell’anagrafe dovranno retrodatare i controlli addirittura fino al 1° gennaio del 2010.

Per capire il significato di questi incisi finali alla nuova legge, bisogna metterli in relazione con gli accordi firmati dall’Italia con gli ex Paesi black list nell’ambito proprio della legge sulla Vd/1 (186/14) . Quegli accordi prevedono che – in attesa dello scambio automatico di informazioni fiscali, a regime solo dal 1° gennaio 2018 – l’agenzia delle Entrate possa chiedere assistenza all’estero su «gruppi» di contribuenti che abbiano le stesse caratteristiche (l’espediente serve a evitare la fishing expedition, cioè la pesca a strascico di evasori, che resta ancora vietata). Il primo dei criteri che le Entrate si apprestano a utilizzare per le richieste di gruppo è esattamente lo spostamento di residenza utilizzato a fini “evasivi”. Svizzera e Montecarlo sarebbero le prime mete sull’agenda dell’Agenzia, che già tra il 2013 e il 2014 aveva notato un’anomala impennata di “borselli in fuga”.

Superfluo sottolineare che l’adesione alla nuova voluntary disclosure – destinata a debuttare tra qualche settimana e a durare fino al 29 dicembre 2017 – permetterà ai contribuenti di essere cancellati dalla lista «selettiva» delle rogatorie.
Dal 1° gennaio 2018, con l’ingresso di oltre cento Paesi – a oggi sono 104 – nei nuovi standard Ocse di collaborazione internazionale (scambio automatico di informazioni fiscali) la pervasività dei controlli renderà davvero difficile il mantenimento di depositi e attività estere in nero. Continuare la fuga non sarà impossibile, ma bisognerà a quel punto mettere in conto il “rischio paese” che, in quanto “stato canaglia” per definizione, offrirà sempre meno garanzie di corretta gestione e di trasparenza.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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