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Comune di Livorno contro le slot. Funzionerà? Ecco cosa succede altrove – Senza Soste

senzasoste.it – Comune di Livorno contro le slot. Funzionerà? Ecco cosa succede altrove.

Il Comune di Livorno ha deciso di prendere in mano la situazione delle slot machine negli esercizi pubblici. Ha fatto bene perché è un fenomeno dilagante, con ricadute sociali gravi e per di più un sistema di “gioco d’azzardo” che crea compulsività ed in cui il giocatore è palesemente sfavorito rispetto al “Banco” (le macchine sono settate perché il banco abbia circa il 20% di margine fra ricavi e vincite rendendo quindi le macchinette dei giochi a pagamento ma di questo fatto molti non ne sono coscienti).
Livorno fra l’altro è una delle città con più slot in rapporto agli abitanti (una ogni 135 abitanti).
L’Amministrazione livornese dunque ha deciso di vietare le macchinette, vale a dire di non rilasciare più licenze per le slot e fare ordinanze del sindaco ad hoc che vietano le macchinette dentro una distanza di 500 metri dai luoghi sensibili previsti dalla legge nazionale. Oltre a questo sono previsti sconti sull’Irap per chi le toglie.
Bene o male? Per noi bene. Ma scriviamo questo commento per mettere in guardia che al di là delle buone intenzioni e della necessità di “fare qualcosa”, in Italia c’è un dibattito in atto da tempo sulla reale efficacia di queste misure.
L’articolo che proponiamo di seguito fatto da Linkiesta racconta le misure ed i risultati avuti in Lombardia negli ultimi due anni e dice che gli unici risultati concreti sono laddove si è incentivato con tagli alle tasse gli esercenti che rinunciano.
C’è da dire che la loro impostazione è sempre molto liberale e liberista.
Altri Comuni invece hanno puntato su ordinanze restrittive su orari e luoghi.
Qui invece la situazione in Piemonte alla scorsa settimana:
 Qui invece la situazione di Parma in cui Confesercenti definisce addirittura LIBERTICIDA la questione della riduzione delle fasce orarie. Chissà se fossero in Turchia quale aggettivo userebbero per le purghe di Erdogan:
Ci sono due aspetti su cui puntano il dito coloro che pensano che queste misure servano a poco. Il primo è che il rischio ed il danno sociale si sta espandendo (soprattutto per i più giovani) sul gioco on line che è ancora più pericoloso perché oltre ad essere legato a conti virtuali (ma soldi veri) crea ancora più alienazione e compulsività al soggetto. Il gioco in pubblico invece, secondo alcuni studi, crea più ostacoli e inibizioni per chi se ne “ammala”.
E visto che in tv ad ogni ora c’è una pubblicità per il gioco on line sul proprio pc di casa, per qualcuno queste misure dei comuni sono gocce nell’oceano e posizioni ipocrite e acchiappavoti.
 Il secondo punto su cui puntano il dito è che proibire nel raggio di 500 metri da luoghi sensibili non fa altro che spostare il problema nelle periferie, concentrarlo nelle sale slot o in tutto ciò che è di pertinenza di autorizzazioni della questura invece che di quelle comunali o addirittura creare gioco al nero in luoghi che cercano di sfuggire ai controlli.
È vero tutto ciò? A nostro avviso in parte sì. Ma c’è una cosa da aggiungere. Il gioco alle slot ha raggiunto numeri di massa e un allarme sociale così diffuso perché chiunque, dagli anziani che vanno a fare la spesa, a chi va a prendere un caffè fino al ragazzino che cerca di passare il tempo sotto casa, trovano la slot a portata di vista e di mano in ogni momento.
Il gioco on line, il gioco clandestino o le sale specializzate sono, per ora, luoghi più di nicchia e meno soggetti alla massificazione anche se oggettivamente il gioco d’azzardo on line sta assumendo un allarme sociale (specialmente per le giovani generazioni) preoccupante.
Quindi? Quindi il pur meritevole impegno e coraggio delle Amministrazioni comunali che cercano di affrontare il problema è sicuramente apprezzabile ma serve una legge nazionale che disciplini la terza industria del paese, una legge nazionale che non guardi ai fatturati ma guardi alla prevenzione e alla protezione sociale di milioni di cittadini, specialmente quelle fasce più deboli soggette a questo tipo di patologie e spesso incoscienti rispetto anche al gioco stesso, alle sue opportunità e regole.
Ma quella del gioco, come detto, è la terza azienda nazionale, dopo Enel ed Eni, e dà lavoro a 120mila persone, ed è anche il settore meno tassato. Conoscendo il nostro governo, liberista fino al midollo e sensibilissimo alle lobby, dubitiamo che voglia mettere mano a questa miniera d’oro per pochi e bomba sociale per molti.
La storia fino ad oggi ha dimostrato che il proibizionismo in fatto di gioco non serve a niente. Ma pensiamo che un sitema di regolazione rigida delle tipologie di gioco d’azzardo, con politiche di prevenzione ed informazione, sistemi di incentivi e disincentivi per esercenti e forte tassazione dei profitti possa essere una risposta. Naturalmente poi c’è il problema di tutti quei giochi che sono monopolio di Stato.
Anche in quel caso lo Stato dovrebbe pensare alle conseguenze di alcuni giochi e alla loro frequenza, invece pensa solo a fare cassa. E se il regolatore è il primo a guardare solo la voce degli introiti, diventa poi difficile mettere mano alla bomba sociale in atto.
Poi c’è la questione dei Comuni a cui dovrebbero andare alcuni ricavi del gioco d’azzardo invece che solo ad ingrassare i bilanci di chi ha in mano il settore del gioco. Sarebbe una cosa giusta perché darebbe fondi per agire specialmente sulla prevenzione e sulla regolazione.
Ma anche qui il governo rischia poi di usare questa cosa per prendere i comuni per il collo:
Insomma, si tratta di una questione molto complessa che va analizzata bene perché si rischia di fare come quel paesino lombardo di 15.000 anime che ha vietato nei propri confini l’affissione di manifesti che pubblicizzano il gioco d’azzardo.
Le stesse 15.000 anime che poi vanno a casa ed in televisione sono martellati di spot sul gioco d’azzardo fra un tg ed un film.
Come detto, da qualche parte bisogna iniziare, è urgente, ma serve allargare il tiro e pensare sempre all’efficacia. Vedremo a Livorno quale sarà l’impatto di queste misure che l’Amministrazione vuole mettere in piedi. Le seguiremo con interesse.

Sorgente: Comune di Livorno contro le slot. Funzionerà? Ecco cosa succede altrove – Senza Soste

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