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Caso Cucchi: di certo è morto – L’Indro

Risultati immagini per Caso Cucchilindro.it – Caso Cucchi: di certo è mortoNel Paese di Cesare Beccaria manca ancora il reato di tortura.-   di Valter Vecellio

Nel Paese di Cesare Beccaria…nel Paese che ha regalato all’umanità un libretto ovunque letto e conosciuto, ‘Dei delitti e delle pene’…Nel Paese che con quel libretto ispira Thomas Jefferson e i ‘padri’ fondatori degli Stati Uniti d’America, lo leggono direttamente in italiano, e prendono spunto e ispirazione per le nuove leggi che devono varare per la giovane nazione americana; quel libretto che in Francia incontra l’apprezzamento entusiastico dei filosofi dell”Encyclopédie’…Libretto che nel 1766 la chiesa cattolica mette all’Indice; e ne comprendono le ragioni: ha la sfrontatezza di operare la distinzione tra reato e peccato.

Sono trascorsi più di 250 anni da quel testo rivoluzionario che capovolge radicalmente la legislazione giudiziaria, e detta il principio per cui la determinazione di pene e delitti deve basarsi esclusivamente su un codice ben fatto e definito di leggi; al bando, dunque arbitrio o influenza del giudice, e questo per la ‘semplice’ ragione che essendo un uomo anche il giudice, può lasciarsi trascinare o influenzare dai propri istinti o interessi.

In questo Paese, con questa gloriosa tradizione, ancora non è avvenuta una cosa semplice e doverosa: nei nostri codici non esiste il reato di tortura; non è contemplato, nonostante si siano sottoscritti e firmati da anni le relative convenzioni internazionali. Finalmente, comincerebbero a trovare pace gli Stefano Cucchi e gli Aldo Bianzino, i Federico Aldrovandi e i Giuseppe Uva, i Michele Ferulli e i Francesco Mastrogiovanni, le vittime della ‘macelleria messicana’ che si consumò in occasione del vertice del G8 a Genova, e le decine di persone che sono entrate vive in una istituzione dello Stato (carcere, stazione dei carabinieri, questura, ecc.), e ne sono uscite morte; e anche le loro famiglie ne ricaverebbero un po’ di consolazione, perché le vittime dei ‘delitti’ e delle ‘pene’ potrebbero finalmente ottenere giustizia.

Non è difficile compiere quel gesto: basta recuperare i testi di Legge presentati dai radicali e Pd e altri nella passata legislatura, o quelli presentati per esempio da Luigi Manconi in questa; in poco tempo, se ci fosse la volontà politica, quei testi si potrebbero approvare. Ma qui la domanda: perché chi può non vuole e non fa? In fin dei conti è questa la domanda da porre e da porci, noi che siamo il Paese di Beccaria e ‘Dei delitti e delle pene’.

Da ieri, su tutti i mezzi di comunicazione, campeggia il cosiddetto ‘caso’ di Stefano Cucchi; ne parlano televisioni, siti internet, quotidiani. La sua morte, dicono i periti nominati dal Giudice per le Indagini Preliminari, è da rubricare come «improvvisa e inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale in trattamento con farmaci anti-epilettici»; questa è «l’ipotesi dotata di maggiore forza ed attendibilità». Ipotesi… Ad ogni modo secondo i periti non ci sarebbe un nesso con il violento pestaggio cui è stato sottoposto Cucchi nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009.

Non ci sarebbe un nesso; ma c’è comunque stato un violento pestaggio. Giudiziariamente può mutare, forse, la configurazione del reato commesso. Resta il fatto che Cucchi è stato ‘violentemente pestato’. Già questo dovrebbe bastare e avanzare.

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Sorgente: Caso Cucchi: di certo è morto – L’Indro

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