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Blitz di Renzi sull’Italicum. “In Parlamento prima del referendum” – Repubblica.it

Il retroscena. Il premier punta ad avviare l’iter per le modifiche della legge elettorale prima del voto sulla riforma costituzionale. Tutti i ministri mobilitati nella campagna per il “si”.

di GOFFREDO DE MARCHIS

DA GIORNI Matteo Renzi ripete quello che ha detto anche venerdì sera nel confronto con il professor Zagrebelsky: “La riforma è troppo importante, vale la pena sacrificare l’Italicum“. Con un amico ha usato toni anche più enfatici. “La nuova Costituzione entra nella storia, la legge elettorale no”, gli ha confidato. Dunque, il premier si è convinto che una modifica del sistema di voto sia necessaria e che i segnali di apertura non bastino. “I passaggi sono chiari: il 10 ottobre, nella direzione del Pd, dobbiamo uscire con una nostra proposta. Poi apriremo un tavolo con le altre forze politiche. Non sarà facile perché il referendum incombe. Ma l’iter in Parlamento comincerà prima del 4 dicembre”. In modo da eliminare la polemica sul combinato disposto riforma-legge e recuperare lo strappo a sinistra.

Ballottaggio di coalizione
Renzi insiste sul secondo turno. Non vuole rinunciare al cardine principale dell’Italicum: la sera del voto si sa chi ha vinto e vengono esclusi gli inciuci di Palazzo. Ma c’è una strada per cambiare il ballottaggio senza cancellarlo, che andrebbe bene ai centristi di Alfano e Verdini. A Palazzo Chigi se ne parla da tempo, lo ammette il fedelissimo renziano Andrea Marcucci: è il ballottaggio di coalizione. Ovvero, come avviene nei Comuni, dopo la prima tornata il sindaco (in questo caso il partito) può fare degli apparentamenti, costruire cioè delle coalizioni. Può essere il modello Sala, che a Milano, grazie anche a Pisapia, ha varato un’alleanza vincente di centrosinistra aperta al centro. Ma il tema della governabilità per Renzi è irrinunciabile.

Il turno unico
Non è solo la proposta della minoranza Pd. È anche quella di Giorgio Napolitano (che si è richiamato pubblicamente alle posizioni di Roberto Speranza), è la rotta seguita da Andrea Orlando e la strada sintetizzata nell’ipotesi avanzata da Matteo Orfini: il modello greco, che dà un premio di maggioranza in seggi al primo partito. Senza tanti giri di parole, serve a tagliare fuori il Movimento 5 stelle. Renzi non respinge a priori l’idea. Ci lavora anche il vicesegretario Lorenzo Guerini. Ma sarebbe una sconfessione piena dell’Italicum e significherebbe rinunciare al paletto della governabilità. Semmai si può usare il lodo Violante, che è anche di Pino Pisicchio: assegnare il premio al ballottaggio sole se si supera il 51 per cento dei votanti. Una garanzia in più.

La minoranza del Pd
La sinistra interna ha presentato in Parlamento il Mattarellum 2.0: collegi uninominali e premio di governo. Il ballottaggio non c’è. Infatti davanti alle aperture del premier-segretario, i bersaniani restano contrari. “Il secondo turno non è un sistema adatto – dice Fornaro – e ancora non ci è stato spiegato come si eleggono i senatori”. Insomma, il braccio di ferro è destinato a proseguire. Ma con una correzione in campo sarà più difficile per la sinistra rimanere ferma nella linea “votiamo No se non cambia la legge elettorale”. Renzi è sicuro che le modifiche apriranno un dibattito persino in Sinistra Italiana. Conta infatti sulla sponda di Giuliano Pisapia e del sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

I capilista
Renzi mette in discussione anche i candidati bloccati. Sa bene che per la Corte costituzionale, che si pronuncerà dopo il 4 dicembre, è uno dei punti a rischio bocciatura dell’Italicum. Ma è anche materia delicata all’interno della maggioranza del Pd che lo sostiene. Sono contrari a un ritorno delle preferenze sia Dario Franceschini, il principale sostenitore della correzione della legge, sia Matteo Orfini. È l’asse su cui si regge il rapporto di forza renziano contro la sinistra. Si può modificare la norma eliminando la possibilità di avere gli stessi capilista bloccati in più circoscrizioni, “trucco” che permette di avere un maggior numero di nominati per via delle opzioni succcessive al voto. Per il momento Renzi segue questa linea.

La campagna referendaria
Sterilizzare la polemica sull’Italicum, serve anche a fare il massimo sforzo sul quesito. Renzi pretende una mobilitazione totale. Tutti i ministri più in vista faranno confronti e comizi. Da Padoan a Calenda, da Boschi a Delrio a Poletti a Alfano. È stato testato anche il ministro dell’Ambiente Galletti. Test superato. Vanno sollecitati i dibattiti con il fronte del No. Non si esclude di avere tra i testimonial televisivi anche Napolitano. Renzi, oltre al faccia a faccia con Massimo D’Alema,

si prepara a quello con Berlusconi, se l’ex premier farà una vera campagna per il No. Il 29 ottobre a Piazza del Popolo, il Pd convocherà una manifestazione sull’Europa “per lanciare un’opa sul voto moderato contro il rischio di derive grilline e leghiste”.

Sorgente: Blitz di Renzi sull’Italicum. “In Parlamento prima del referendum” – Repubblica.it

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