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Almaviva chiude a Roma e Napoli: tagli per 2.511 persone – Repubblica.it

L’azienda punta il dito contro i sindacati per non aver sottoscritto alcuni accordi, e contro lo scenario di mercato peggiorato a causa delle continue “delocalizzazioni senza regole”. I rappresentanti dei lavoratori: “Decisione scellerata, è provocazione”

MILANO – Nuovo capitolo nella vicenda dei call center di Almaviva Contact, che “ha annunciato oggi l’apertura di una procedura di riduzione del personale, all’interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale”. Una riorganizzazione che prevede “la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2.511 persone riferite alle sedi di Roma (1.666 persone) e Napoli (845 persone)”.

L’annuncio arriva in un momento di nuovo bollente intorno all’azienda: negli ultimi giorni si erano tenuti incontri a Palermo con i sindacati sui trasferimenti collettivi di personale dal capoluogo siciliano Palermo a Rende, in Calabria, e proprio su quei tavoli era spuntata l’ipotesi di una ristrutturazione aziendale. Il traferimento riguardava i primi 150 operatori del call center palermitano su 398, impiegati nella commessa Enel fino a dicembre. Per i sindacati, che ne hanno chiesto la revoca, i trasferimenti erano da considerare “illegittimi” e dei “licenziamenti mascherati”. A Palermo, Roma e Napoli, con l’accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico, lo scorso 31 maggio, i lavoratori sono in solidarietà fino a novembre. Per il 20 ottobre la viceministra Teresa Bellanova, che segue da mesi la vertenza, ha convocato le parti sociali per una riunione del tavolo di monitoraggio al ministero dello Sviluppo economico. La convocazione è stata poi anticipata al giorno 12, dopo la pressione dei lavoratori stessi sul premier Matteo Renzi.

Ma la comunicazione odierna cambia di nuovo il quadro. “Il nuovo piano di riorganizzazione, orientato a contenimento dei costi, ottimizzazione del processo produttivo, efficientamento logistico e valorizzazione delle tecnologie proprietarie – spiega la società con una nota – prevede la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2511 persone riferite alle sedi di Roma (1666 persone) e Napoli (845 persone)”. Le perdite medie mensili nei due siti “nel periodo successivo all’accordo del 31 maggio (giugno-settembre 2016), nonostante l’utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro. Il piano coinvolge il 5% del personale attualmente in forza al gruppo a livello globale”.

La procedura è stata annunciata oggi, spiega la società, “di fronte agli sviluppi dell’accordo siglato il 31 maggio scorso ed in presenza dell’ulteriore, drastico aggravamento del conto economico e dei risultati operativi” ed  “in coerenza con quanto evidenziato nei tavoli di monitoraggio mensili”. La decisione è stata quindi comunicata a sindacati e ministero del Lavoro. L’azienda punta il dito contro “il rifiuto da parte dei sindacati di sottoscrivere lo specifico accordo sulla gestione di qualità e produttività individuale, impegno centrale e condiviso come vincolante in sede d’intesa, che nega inspiegabilmente una fondamentale leva distintiva per la qualificazione dell’offerta ed il progressivo riassorbimento degli esuberi”.

A ciò, l’azienda aggiunge che il clima di mercato è “in costante deterioramento – almeno dieci le aziende del comparto chiuse negli ultimi mesi – che rimane assoggettato ad inalterati fenomeni distorsivi, senza registrare gli effetti delle iniziative di riordino dichiarate. Come dimostra, nonostante chiare leggi dello Stato che rimangono inapplicate, l’incontrollato aumento delle attività delocalizzate in Paesi extra Ue: sulla base dei dati ufficiali dell’Instat albanese, nel 2015 è raddoppiato il numero dei call center che lavorano per il mercato italiano con oltre 25 mila posti di lavoro”.

Per i sindacati si tratta di una decisione aziendale “scellerata, palesemente in violazione dell’accordo” della scorsa primavera. “Le motivazioni addotte dall’azienda sono palesemente pretestuose e strumentali: è evidente l’assoluta inconsistenza delle presunte inadempienze sindacali quali causa della spregiudicata

determinazione aziendale. Siamo di fronte a un’autentica provocazione nei confronti delle Organizzazioni Sindacali e del Governo, nonché di una volgare forma di intimidazione nei confronti dei lavoratori”, scrive in una nota Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil.

Sorgente: Almaviva chiude a Roma e Napoli: tagli per 2.511 persone – Repubblica.it

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