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Abbiamo visitato la prima ‘stanza del buco’ per tossicodipendenti a Parigi | VICE News

news.vice.com – Abbiamo visitato la prima ‘stanza del buco’ per tossicodipendenti a Parigi  – Di Henrique Valadares

Frank cammina veloce verso la Gare du Nord, nella zona settentrionale di Parigi. La sua cagnolina beige lo segue. Gira a sinistra in rue de Maubeuge, poi si ferma davanti al passaggio pedonale: aspetta un amico.

Qualche metro più in là, un ragazzo biondo infila frettolosamente dei gettoni in un distributore di siringhe, davanti ai binari della stazione.

L’amico di Frank è un tossicodipendente. Come molti altri nel quartiere, si inietta lo Skenan, o “sken”, un analgesico derivato dalla morfina.

Frank e il suo amico si trovano a pochi passi da un luogo unico in Francia: una “stanza del buco” che apre proprio in questi giorni nella capitale transalpina.

Con una mano nei pantaloni dove ha nascosto la siringa e la droga, il giovane tossicodipendente ci racconta: “È una bella cosa questa stanza, io ci andrò.” Frank, invece, non ci andrà. A 54 anni ha “già preso di tutto, anche eroina,” ma ha smesso. “Ma trovo che sia una cosa positiva e conosco molte persone che ci andranno.”

Questo esperimento, primo nel suo genere in Francia, vedrà la luce in un locale annesso all’ospedale Lariboisière, nel decimo arrondissement di Parigi. Dopo sette anni di discussioni, la prima sala di consumo a minor rischio (SCMR) aprirà i battenti nel quartiere della città conosciuto per essere un luogo in cui la tossicodipendenza è visibile.

Eroina, metadone, crack o ancora Skenan: tutte queste sostanze vengono acquistate sotto gli occhi dei passanti, per poi essere consumate in bagni pubblici, parcheggi, o anche sul marciapiede.

Una visita per i residenti

Gli utilizzatori di droghe d’ora in poi potranno sedersi in una delle dodici postazioni di iniezione o di inalazione di questa SCMR, che si trova in rue Ambroise-Paré.

Si entra in una stanza che ricorda una sala d’attesa medica. Qui, l’utente deve mostrare a un membro dell’équipe la sostanza che vuole assumere, prima di passare nella cosiddetta ‘stanza di consumo’.

Quest’ultima è una stanza a forma di L che raggruppa dodici postazioni, separate da piccoli divisori. C’è anche una sala fumatori, pensata nello specifico per l’assunzione di crack. Al centro della stanza un altro membro dello staff, da dietro un bancone, fornisce le siringhe agli avventori.

Uno scorcio della sala di consumo del SCMR. (REUTERS/Jacky Naegelen)

Durante una visita organizzata alla vigilia dell’apertura, un membro dello staff ci spiega che in questa stanza viene effettuato un secondo controllo della sostanza consumata, per evitare qualsiasi scambio o traffico.

Una volta conclusa la fase di consumo, l’utente può passare nella stanza successiva. Il percorso è stato pensato in modo tale che non sia possibile tornare indietro.

Il terzo ambiente è occupato da pouf colorati e da un bar con dei tavolini alti. È qui che il lavoro dell’associazione Gaïa, che gestisce la struttura, acquista tutto il suo senso. In questo ambiente i volontari chiacchierano con i consumatori, per conoscere la loro storia e discutere di una soluzione su misura per il loro percorso. Se chi entra qui può restare nella sala di consumo al massimo per una ventina di minuti, nell’ultima stanza non esistono limiti di tempo.

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“Nessuna voglia di essere schedati”

Ma la struttura non sembra piacere a tutti i tossicodipendenti di Gare du Nord. “Alcuni amici hanno già detto che non ci verranno,” ci confida Frank. “Perché prendono cose diverse, come la ketamina o lo skenan, che sono molto forti. Non hanno alcuna voglia di essere schedati o sorvegliati.” Ogni utente deve iscriversi alla SCMR con un nome e una data di nascita.

“Ci sono dei consumatori che non ci entreranno, per paura che la polizia sia all’uscita della sala,” spiega Catherine Duplessy, direttrice dell’associazione SAFE, che gestisce la distribuzione di siringhe intorno alla Gare du Nord. “O perché non hanno voglia di avere un contatto con altri tossicodipendenti o con degli assistenti sociali.”

Mappa del quartiere dove si trova la SCMR. (via Google Maps)

Bilancio positivo negli altri nove paesi

L’apertura della SCMR a Parigi è una sperimentazione pensata “per durare sei anni, dunque si tratta di un’esperienza molto, molto lunga,” ci racconta Bernard Jomier, assessore all’ecologia del comune di Parigi sulle questioni di sanità.

La Francia è il decimo paese al mondo ad aprire una sala di consumo di questo tipo. Dal Canada alla Norvegia, passando per la Spagna e il Lussemburgo, nove paesi hanno seguito l’esempio della Svizzera, che aprì la sua prima SCMR nel 1986 a Berna, dove il numero di morti per Aids tra i tossicodipendenti è diminuito dell’80 per cento tra il 1991 e il 2009, secondo l’Express. Negli altri paesi il bilancio è generalmente positivo.

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“A Bilbao e a Vancouver, per esempio, è girata la voce che i centri venissero chiusi,” racconta Bernard Jomier, che è anche medico. “I residenti, che all’inizio erano contrari al progetto, hanno manifestato perché le sale non chiudessero.”

Secondo l’assessore all’ecologia, “le esperienze negli altri paesi dimostrano una riduzione del 70 o 80 per cento delle siringhe ritrovate negli spazi pubblici. Se ne trovano ancora, ma molte meno.”

Orari d’apertura contestati

A Parigi, non tutti i residenti sono felici dell’apertura della sala. Di fronte alla porta della SCMR, le finestre di un edificio sono tappezzate di manifesti gialli sui quali si legge “No alla stanza del buco nel quartiere residenziale.”

“Penso che questa stanza del buco non cambierà nulla, al contrario: credo che peggiorerà la vita del quartiere,” ci dice un sessantenne che ha chiesto di mantenere l’anonimato. “Non aspetteranno gli orari di apertura per drogarsi e si concentreranno ancora di più in quest’angolo.” Lo stesso argomento è sostenuto da molti oppositori. La sala gestita dall’associazione Gaïa apre le porte tutti i giorni solo tra le 13.30 e le 20.30.

Un kit d’iniezione nella SCMR di Parigi. (REUTERS/Jacky Naegelen)

Catherine Duplessy controbatte così: “Rispetto al bilancio degli altri paesi e alla domanda dei nostri distributori di siringhe, è l’orario migliore, perché sono le ore in cui c’è il picco di utilizzatori nei dintorni,” spiega la direttrice del SAFE. “Non penso che saranno dappertutto fuori dagli orari di apertura. Una volta che la sala sarà chiusa e che i distributori di siringhe saranno vuoti, non ci sarà più offerta. Completeremo le ore con una squadra che va in cerca di utenti mattino e sera, così come una squadra di Gaïa dopo la chiusura.” Tutto per evitare tensioni coi residenti, spiega.

Gli oppositori non parlano

Nel tardo pomeriggio, due uomini fanno avanti e indietro da due distributori di siringhe dell’associazione SAFE. Senza successo. Si agitano e s’innervosiscono. Finché non arrivano a un terzo distributore, una ventina di metri più in là. Riescono infine a recuperare delle siringhe.

Nello stesso istante, a un isolato di distanza, Karine esce dal suo palazzo, sul quale si vedono enormi cartelli contro l’apertura della SCMR. “Penso che sia troppo presto per giudicare,” dice, prima di glissare: “Ma credo che bisogna lasciare che aprano e sperimentino. Dopo tutto, è una iniziativa che durerà sei anni e non sono i tossicodipendenti a contribuire alla sensazione di insicurezza del quartiere.” Questa quarantenne, che ha inizialmente fatto parte di un comitato contro il progetto, oggi si mostra piuttosto favorevole all’apertura della “stanza del buco”.

VICE News ha cercato di raggiungere numerosi collettivi che si erano dichiarati contrari al progetto, ma nessuno ha dato seguito alle nostre richieste di intervista. Secondo France Info il Collettivo degli abitanti del quartiere Saint-Vincent-de-Paul è “disilluso” e “rifiuta di esprimersi pubblicamente.”

Il giorno seguente, a mezzogiorno, Marie rientra nel suo palazzo situato dietro la chiesa da cui prende il nome il quartiere. Appoggia i due sacchetti della spesa davanti alla cassetta della posta e viene a parlarci.

“I miei bambini stanno in un asilo proprio di fronte alla chiesa di Saint Vincent de Paul, devono attraversarne il giardino ogni giorno e lì c’è sempre un gruppo di tossicodipendenti che si drogano,” racconta con voce dolce questa mamma di 36 anni. Per lei l’apertura è qualcosa di positivo. “Preferisco che siano presi in cura da organizzazioni che possano aiutarli e che abbiano un posto dove andare, invece che stazionare nel quartiere.”

Sono le tredici. Alcuni studenti dei licei circostanti e altri ragazzi mangiano dei panini sulla scalinata della chiesa. Intorno c’è un giardino con numerosi tavoli, ma sono tutti occupati da uomini dai volti stanchi e scavati che tengono in mano dei fazzoletti e del cotone, a volte macchiati di sangue.

Hélène vede queste scene tutti i giorni, nel suo tragitto tra il suo appartamento del vicino nono arrondissement e il suo posto di lavoro. Infermiera, 28 anni, la donna lavora al servizio di Rianimazione medica e tossicologica all’ospedale Lariboisière.

“Ho a che fare con tossicodipendenti tutti i giorni, quindi so che questo genere di iniziative funziona,” assicura. “Non è la soluzione definitiva, penso che ce ne saranno alcuni che continueranno a drogarsi in qualsiasi posto. Ma il consumo di coloro che ci andranno sarà inquadrato e questo diminuirà il rischio di contaminazioni.”

Come Hélène, il personale medico si mostra favorevole a questa sala.

“Tenere un piede sulla strada”

“Trattiamo un caso di overdose in metropolitana ogni settimana. Siamo in un quartiere in cui la tossicodipendenza è diffusa per le strade. Le persone che dicono che non bisogna aprire una sala qui non abitano nel quartiere, o non vedono la realtà,” riassume il dottor Antoine Goury, capo della clinica che assiste al servizio di Rianimazione medica e tossicologica dell’ospedale Lariboisière.

“È un’esperienza interessante, anche solo per il fatto di rimettere sotto controllo medico e risocializzare una parte dei tossicodipendenti più duri, per diminuire il numero di malattie infettive. In più, possono essere condotti a reintegrare un controllo medico, vedere un assistente sociale.”

Secondo quilesto medico, questa SCMR permetterà anche di “osservare da vicino cosa viene consumato attualmente nelle strade.” Come negli Stati Uniti e in Canada con l’OxyContin, la Francia affronta un aumento del consumo di analgesici oppiacei a fini non curativi.

I locali della SCMR non sono gestiti dall’Assistenza Pubblica, ma i colleghi del dottor Goury potranno intervenire in caso di “grave problema medico, come un’overdose o un’intossicazione,” assicura.

“Ci saranno più passaggi ai programmi di sostituzione come il Subutex o il metadone? Si assisterà a una diminuzione dei ricoveri dei tossicodipendenti? La sala riuscirà a sensibilizzare sul sovradosaggio e ad aiutare gli utilizzatori a controllare meglio le dosi? Sono le domande che mi pongo e credo che la risposta possa essere sì.”

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Segui Henrique su Twitter : @HenriqValadares

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