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Volo Malaysia Airlines «Portato dalla Russia il missile che abbattè in jet» – corriere.it

corriere.it – Volo Malaysia Airlines L’inchiesta: «Russo il missile che abbattè l’aereo malese». Le intercettazioni telefoniche hanno svelato che il sistema antiaereo era arrivato da oltrefrontiera. Nell’esplosione rimasero uccise 298 persone – di Fabrizio Dragosei

La Russia aveva cercato anche pochi giorni fa di mettere le mani avanti per evitare di essere coinvolta nel tragico abbattimento dell’aereo malese con 298 persone a bordo avvenuto il 17 luglio 2014. Ma per gli investigatori internazionali che sotto la guida degli olandesi hanno condotto l’analisi penale di quell’evento, non ci sono dubbi.

Come apparve subito chiaro anche in base alle testimonianze di alcuni giornalisti, il jet di linea malese che sorvolava una parte dell’Ucraina in mano ai ribelli filorussi fu centrato in pieno da un missile BUK di provenienza russa. Gli investigatori sono anzi riusciti a determinare, grazie anche a intercettazioni telefoniche esaminate, che la batteria di missili proveniva proprio dal territorio della Federazione Russa. Era appena arrivata nel Donbass e immediatamente dopo l’esplosione del Boeing venne riportata al di là della frontiera.

Lunedì Mosca ha comunicato di avere ora disponibili i tracciati radar dell’aeroporto di Rostov, vicino alla zona della tragedia, e di volerli mettere a disposizione degli inquirenti (a due anni dai fatti). Secondo i militari russi, quei tracciati dimostrerebbero che il missile non proveniva dalla zona tenuta dai ribelli. «Nessun complesso missilistico BUK ha mai varcato la frontiera con l’Ucraina», ha comunicato ieri il ministero della difesa. L’inchiesta olandese, secondo i vertici militari russi, «si basa solo su informazioni reperibili in internet e su quello che affermano i servizi segreti ucraini… Le conclusioni raggiunte non possono quindi non suscitare dubbi». Alla stessa versione si è attenuto ieri il portavoce di Vladimir Putin il quale ha sostenuto che «se è stato un missile, allora è partito da un’altra area». Stessa tesi affermata dal produttore dei 9M38, secondo il quale l’ordigno fu lanciato dal territorio in mano alle truppe regolari di Kiev (l’aereo sarebbe stato colpito da dietro e non da davanti).

Grazie all’inchiesta appena conclusa e a quella del Comitato di sicurezza olandese dell’anno scorso, è stato possibile ricostruire in dettaglio ciò che accadde.Nei primi giorni di luglio di due anni fa i ribelli chiesero ai russi il dispiegamento di un sistema antiaereo BUK molto sofisticato. Il 17 il sistema arrivò nella campagna di Pervomaisky, a 5 km dalla città di Snizhne, un’area controllata dai ribelli.Gli addetti al BUK videro l’aereo e forse lo scambiarono per un apparecchio militare dell’esercito regolare. La testata detonò vicino al lato sinistro del jet civile che viaggiava a 10 mila metri di quota.

I frammenti colpirono l’aereo a una velocità prossima ai 9 mila chilometri orari, facendo a pezzi la fusoliera. Alcuni passeggeri vennero uccisi all’istante mentre altri furono probabilmente tramortiti dall’esplosione e dalla decompressione. Poi ci fu lo schianto al suolo.Poco dopo l’impatto, in una telefonata intercettata, uno dei leader secessionisti si compiaceva per l’avvenuto abbattimento di quello che riteneva essere un velivolo ucraino. Ma ben presto fu chiaro che il bersaglio era stato un aereo civile e così il sistema BUK venne precipitosamente riportato oltre confine.I risultati dell’inchiesta dovrebbero ora approdare in un’aula giudiziaria. Ma la cosa è estremamente complessa. La Malesia aveva chiesto all’Onu di creare una corte internazionale per processare i responsabili dell’abbattimento. Ma la Russia ha posto il suo veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza in favore della istituzione del tribunale.

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Sorgente: Corriere della Sera

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