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 Un «uomo misterioso» ripreso dalla telecamere e le biglie di ferro come proiettili: cosa sappiamo delle bombe a New York

 

Dalle indagini sugli attentati sono emersi nuovi dettagli importanti, sviluppi legati a quanto è stato raccolto sulle scena come da altre fonti.

1.

Gli ordigni

Erano composti da pentola a pressione, forse da una sostanza esplosiva nota come tannerite usata nei poligoni ma acquistabile da chiunque anche online, da luci di Natale come componente elettrica e con biglie di ferro a far da proiettili. Sembrano la copia di quelli usati per la strage alla maratona di Boston e ricordano le istruzioni diffuse, nel 2010, da Inspire, la rivista online di al Qaeda. La bomba deflagrata a Manhattan è stata attivata da un telefonino cellulare, stessa cosa per quella saltata qualche ora prima a Seaside, nel New Jersey, sul percorso di una maratona. In questo secondo caso hanno utilizzato tre tubi legati insieme, solo uno ha però funzionato. Con prudenza, gli investigatori parlano di punti di contatto tra i due eventi, cosa che la dirigenza politica aveva inizialmente negato.

2.

L’uomo misterioso

Le telecamere di sicurezza hanno filmato una «persona di interesse» che appare nel luogo dell’esplosione e dove è stata rinvenuta la bomba intatta. Secondo la tv NBC potrebbero esserci altri individui coinvolti. O meglio l’occhio l’elettronico ha registrato, nel secondo punto, una figura che lascia un borsone dentro un borsone, quindi arrivano altri 2 che estraggono l’ordigno lo depongono e se ne vanno con il contenitore. Sono gli attentatori o non c’entrano nulla?

3.

Il biglietto e il proclama

Il New York Post sostiene che all’interno della borsa che ospitava la pentola a pressione sarebbe stato rinvenuto un bigliettino con un breve testo scritto in apparenza in arabo. Ha rilevanza? E cosa dice? Gli inquirenti hanno poi esaminato un manifesto postato sul web da una persona che si presenta come «l’attentatore» e afferma di aver colpito come ritorsione alle discriminazione nei confronti dei gay. Di nuovo non c’è alcuna certezza di un link effettivo, potrebbe trattarsi di uno scherzo ma in queste circostanze nulla viene tralasciato

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4.

L’incrocio

L’uso del telefonino per far detonare le bombe è una traccia importante. La polizia ora, con appositi programmi, sta setacciando tutte le chiamate fatte nell’area. Certamente non saranno poche, ma è un filone importante. Il passo successivo sarà incrociare posizione di un cellulare e immagini registrate dalle telecamere. L’arresto dei responsabili dell’attentato di Boston è stato reso possibile anche da questo tipo di attività. E’ possibile anche che l’Fbi ricorra al software di riconoscimento facciale, un programma usato a Boston ma che all’epoca – si è detto – non sarebbe stato decisivo.

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5.

Il precedente

Ai primi di luglio un tubo pieno d’esplosivo ha ferito un giovane a Central Park. Per gli inquirenti qualcuno aveva deciso di disfarsi dell’ordigno realizzato con la famigerata Madre di Satana, miscela spesso comparsa negli attentati. A meno che non si sia trattato di una sorta di test da parte dell’attentatore in vista di azioni più importanti come quella di sabato notte. E’ sempre un’ipotesi da considerare. Non pare strano che un terrorista fai-da-te voglia provare la bomba, specie se confezionata con elementi non propriamente militari. Un ufficiale della polizia è tuttavia parso prudente su una possibile relazione.

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6.

I collegamenti

Le autorità di New York hanno escluso – per ora – legami con il terrorismo internazionale. E non sono apparse rivendicazioni che portino al Medio Oriente mentre l’Isis ha invece assunto la paternità dell’assalto a colpi di coltello in Minnesota. Forse, però, è troppo presto per scartare o puntare con precisione una pista. In questo caso può essere davvero tutto: dal jihadista al militante con un’agenda locale. L’America ha il suo serbatoio di estremisti (xenofobi, antiaborto, neonazi, antistato). Ancora una volta gli esponenti politici non hanno brillato nella gestione della comunicazione, perché probabilmente condizionati dalla campagna elettorale in corso. Subito dopo l’esplosione avevano parlato di atto deliberato ma non di terrorismo.

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Sorgente: Corriere della Sera

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