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Referendum, Smuraglia: “Non vogliamo far cadere il governo”. Renzi: “Riforma lede democrazia? Presa in giro per gli italiani” – Repubblica.it


BOLOGNA – Impossibile tenere assieme un Sì e un No. E infatti la tregua dura niente, sul palco infuocato della Festa dell’Unità di Bologna. Giusto il tempo dei convenevoli, poi è solo duello tra Matteo Renzi e Carlo Smuraglia, scontro intestino civile eppure durissimo tra l’associazione partigiani e i democratici. “La riforma stravolge lo spirito della Costituzione – è il saluto poco affettuoso del presidente dell’Anpi al premier – ci sentiamo obbligati a schierarci a difesa della Costituzione”. A botta, risposta: “Si può votare sì o no – è la replica – ma dire che è in gioco la democrazia è una presa in giro nei confronti degli italiani”. Fischi e applausi si confondono, è la carne viva del Pd.
I convenevoli, si diceva. “Grazie di aver accettato di essere qui, questa è casa vostra”, tende la mano Renzi. “Grazie per l’invito”, la replica. “Vi prego, evitate gli schiamazzi e le tifoserie”, sono le regole d’ingaggio che il moderatore Gad Lerner suggerisce al pubblico, “questo è un confronto tra generazioni, non so se anche un confronto tra passato e futuro”. Tra Smuraglia, 93 anni, arruolato nel corpo italiano di Liberazione e nell’Ottava armata della divisione Cremona, e Renzi, 41 anni, segretario del Pd e premier. “Alla fine nessuno dei due cambierà idea”, profetizza il giornalista.
E infatti, minuto dopo minuto, il solco si allarga. C’è passione, tifo. Per un po’ si lambisce il merito, battagliando sul numero dei parlamentari, sui contrappesi costituzionali, sul bicameralismo perfetto e sui limiti di chi interviene per riscrivere la Carta. “Il nostro sistema istituzionale è barocco, con 63 governi in 70 anni”, sostiene Renzi. E Smuraglia, poco dopo: “Accanirsi sui costi della politica mi sembra un tantino populista, Presidente”.
Poi però il dibattito svolta, prende un’altra direzione. Ed entra in gioco tutto. Il sistema elettorale, quell’Italicum che il presidente del Consiglio continua a definire “un’ottima legge”, ma che è pronto a cambiare, a patto che gli altri partiti propongano una riforma convincente. E ancora il lavoro, la legge sulle unioni civili, piccoli e grandi sgarbi di ieri e di oggi. “Mi sarebbe piaciuto sentire dall’Anpi parole più chiare – attacca il capo del governo – quando la settimana scorsa il biografo di Almirante ha detto che il traditore Renzi andrebbe messo al muro e fucilato. Non ho sentito una parola a difesa del presidente del Consiglio”.
C’è un non detto, però, che fatica a restare senza voce. E alla fine, come sempre, si prende la scena del dibattito. Tocca al presidente dell’Anpi tirarlo fuori, neanche troppo a freddo: “Sarebbe un danno per il Paese se passasse questa riforma, quindi ci battiamo perché non passi. Ma non ci riguarda la questione del governo e del presidente del Consiglio. Il governo cade quando non ha la fiducia, non lo decide un’associazione o un referendum”. Ecco il punto, il cuore del problema. E il capo dei partigiani non è certo tenero: “Perché questa svolta? Il presidente si sarà reso conto che la posizione assunta in un primo momento era pericolosa. Qualcuno deve avergli detto “stai attento, perché se poi il referendum va male ti tocca andare via davvero””. Detto, fatto, qualcuno urla: “Vai a casa”. “C’è una procedura semplice – chiarisce Renzi – finché c’è la fiducia del Parlamento io rimango. E comunque quello che penso che sia giusto fare lo tengo per me”.
Ecco l’ultimo passo di quella spersonalizzazione reclamata dal suo stesso partito e dalle forze di maggioranza. È la sopravvivenza stessa del governo a conquistare la scena. L’argine alla deriva populista, sostiene Renzi, è proprio il Sì alle riforme: “O diamo un segnale o saremo travolti. Avete visto cosa è successo in Germania? È come se un partito neonazista prendesse più voti del Pd in Toscana…”. Per convincere l’Anpi, il capo dell’esecutivo rilancia citando la scelta del novantasettenne Germano Nicolini: “Ci sono decide di partigiani che hanno scelto di votare sì. Lui è un uomo che non mi ha mai votato e ha detto “quel Renzi lì, insomma…”. Ma adesso voterà sì e merita la stessa stima di chi voterà no”.
Ai tormenti della sinistra si finisce, come sempre. A chi chiede a Renzi di cedere il passo, a chi lo implora di tenere duro. E al premier che saluta con una profezia che sparge brividi in platea, forse anche tra i partigiani: “Lo dico agli amici dell’Anpi, fuori dal Pd non c’è la rivoluzione proletaria o la sinistra mondiale. C’è la destra di Grillo e Salvini. A furia di urlare “più sinistra, più sinistra, più sinistra” si va a finire come con Bertinotti. Si mandano a casa i nostri e si apre la strada alla destra”.

I partigiani cantano Bella Ciao. È pienone, alla festa del Unità. Oltre 4.000 le persone presenti all’incontro. Un centinaio di partigiani si è presentato cantando Bella Ciao.
”Bella ciao”, comitive e gadget: sfida tra tifoserie per il dibattito Renzi-Anpi sulla Costituzione
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Tra il pubblico si distinguono tante magliette del Sì e del No, volti noti del mondo sindacale (in particolare Cgil) e, soprattutto, fazzoletti tricolori dell’Anpi, ma anche bandiere del Pd.

Video e altro cliccando al lin qui sotto.

Sorgente: Referendum, Smuraglia: “Non vogliamo far cadere il governo”. Renzi: “Riforma lede democrazia? Presa in giro per gli italiani” – Repubblica.it

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