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Messico: le tracce di un popolo che non smette di resistere.

Il 26 Settembre saranno due anni da quando la polizia dello stato di Guerrero, insieme ad un cartello del narcotraffico forte in questo Stato hanno fatto sparire 43 ragazzi, il caso di Ayozinapaportato alla luce dalla lotta dei loro compagni. A 2 anni dalla loro scomparsa ancora non si sa niente.
Così come i 43 in Messico i desaparecidos sono migliaia, si calcola che nel solo governo di Peña Nieto si siano perse le tracce di circa 70000 persone.Numeri da guerra, da guerra contro il popolo come la definiscono gli Zapatisti. Quello che sta accadendo da anni in Messico è una guerra civile tra ricchi e poveri, il volto violento del neoliberismo che nelle terre del Centro America sfrutta l’acqua e le terre, inquina, estrae profitto dalle risorse naturali mentre semina sfruttamento e repressione, violenze e paura.
Tra i desaparecidos si incontrano storie di lotte sociali, di migrazioni, di commercio di stupefacenti, di persone ritenute scomode, storie di dolore abbandonate a se stesse da un mondo che non le vuole ascoltare. Questo volto del Messico viene raccontato solo dal basso attraverso il coraggio dei familiari e la solidarietà della gente, senza alcun aiuto di istituzioni nazionali o internazionali Alfredo Lopez Casanova, con il collettivo che si è riunito intorno alla sua idea, ha trovato una forma per raccontare realtà di disperazione che questi casi di desaparecidos portano con loro, storie di ricerca incessanteper scoprire la verità nascosta o cancellata, senza aiuto alcuno, se non della solidarietà che dal basso ricevono.

Passo dopo passo li cercano. Le madri dei figli desaparecidos camminano di luogo in luogo, manifestano per le strade, vanno più volte agli uffici del governo, ripercorrono i posti dove hanno loro detto fossero passati i figli per l’ultima volta, da un lato all’altro senza incontrarli. Le loro scarpe sono consumate, ma loro non sono vinte.

Questo ha visto lo scultore Alfredo Lòpez Casanova guardando le calzature delle madri che cercano i loro figli scomparsi e da qui nacque la sua proposta: Le Orme della Memoria.

Da due anni a Città del Messico, mentre stava all’Angel de la Indipendencia (monumento in una zona centrale di città del Messico) accompagnando alle madri, l’artista Casanova decise che le suole delle scarpe delle madri e dei familiari sono terreno fertile per la sua opera.

“Ho avuto la fissa di vedere i loro passi, di vedere la distanza che c’è fra loro, il consumarsi delle suole, per questo mi sto arrovellando sul logorio delle suole e tutto quello che significa avere delle scarpe” confessò Alfredo Lopez Casanova.

Le suole rovinate di Letty ora portano un messaggio che lo scultore incise nella scarpa destra: mi chiamo Letty Hidalgo e cerco mio figlio. Nella suola sinistra: Roy scomparse l’11 Gennaio 2011.

L’artista utilizza la tecnica dell’incisione che consiste nel fare un alto rilievo nelle suole delle scarpe e dopo pone la vernice per stampare il messaggio con il nome della persona che scomparse e la data che indica da quando lo cercano.

In altre delle paia dove ha lavorato l’artista si legge: Sono Luz Elena Montalvo. Cerco, cammino, chiedo di mio figlio. Nell’altra scarpa c’è la ragione per la quale Luz Elena non smette di camminare, il nome di suo figlio: Daniel Roberto Dàvila Montalvo che scomparse il 23 Giugno del 2009.

Queste sono le scarpe delle madri che hanno investigato con la perseveranza di un detective e l’acume di un antropologo. “Tutto quello che circola di dati e piste lo hanno fatto loro, non il governo né il ministero degli interni”, affermò deluso lo scultore Alfredo Lòpez Casanova, che ammira la lotta iniziata dalle madri e dalle famiglie delle persone scomparse in Messico.

Huaraches, stivali, scarpe da ginnastica, ciabatte… tanti stili di calzatura come distinti sono i casi di desaparecidos che ci sono nel Paese. Attraverso delle scarpe si ottiene anche una radiografia della persona. Per esempio: il Huarache del contadino è la calzatura dei padri di Ayotzinapa che cercano i loro figli studenti.

3 1“E’ la prima volta che lavoro con scarpe come simboli, per attirare l’attenzione della gente” disse l’artista, che insiste nel fare questo lavoro, “è una forma di combattere il negazionismo imposto dal governo per occultare la violenza in Messico” al quale si somma il “no pasa nada” (trad. “non succede nulla”) delle persone che si rifiutano nel credere a queste impressionanti cifre di desaparecidos.

Da più di un anno attraverso le sue reti sociali con il collettivo che si è creato nel plasmare l’opera invitano fondazioni, organizzazioni e famiglie che hanno qualche amato scomparso affinché quelle scarpe consumate che hanno usato nella ricerca dello stesso siano donate per incidervi il suo nome, così come la data in cui fu visto per l’ultima volta e le loro parole di quel dolore che non perde mai la speranza.

Quello che cerca Casanova prendendo le scarpe delle madri è che, quelli che non hanno vissuto il cammino di perdita e tristezza nella ricerca dei loro figli, al vedere le scarpe si sentano coinvolti e al fianco delle famiglie delle persone scomparse, si attivino ed inizino ad aiutarle per scalfire questo stato di impunità e sopraffazione che vige in Messico.

“E’ come provare a mettersi nelle scarpe dell’altro e sentire che sta camminando. Chi sta in quelle scarpe va cercando, cercando il suo famigliare in una maniera angosciante, disperata, con pochissime possibilità di incontrare informazioni” descrisse lo scultore Casanova.

Lui, nel tanto guardare le scarpe delle madri che marciavano cercando i loro figli, comprese il loro dolore e ora con il suo lavoro artistico spera che altri le accompagneranno nella ricerca.

 

Sorgente: Messico: le tracce di un popolo che non smette di resistere.

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