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Le teorie del complotto come strumento di governo – Il Post

In Polonia ha funzionato: il governo ha ottenuto e consolidato il potere grazie anche a un’assurda teoria

È importante riconoscere quando si ha torto, e probabilmente non mi sono mai sbagliata tanto come in un editoriale pubblicato il 13 aprile del 2010. All’epoca fui sconvolta da una tragedia terribile: lo schianto dell’aereo che trasportava il presidente della Polonia Lech Kaczyński. Kaczyński stava andando nella città russa di Smolensk per visitare il memoriale di Katyń, dove nel 1940 Stalin aveva ucciso 20mila soldati polacchi. Sull’aereo c’erano anche decine di importanti membri delle forze armate e politici, molti dei quali erano miei amici e collegi di mio marito, che all’epoca era il ministro degli Esteri della Polonia. Tra loro c’era anche il suo vice, Andrzej Kremer, un uomo fantastico e un eccellente diplomatico. Presa dal turbine delle emozioni che seguirono l’incidente, che paragonai a quello che successe a Katyń, scrissi questa frase: «Questa volta, nessuno sospetta che ci sia dietro un complotto».
A mia discolpa, c’è da dire che inizialmente la tragedia sembrava aver unito i polacchi. Sull’aereo c’erano politici di tutti i partiti, di destra e di sinistra. Ai funerali, che si tennero in tutto il paese, parteciparono molte persone. Persino Vladimir Putin, all’epoca era primo ministro della Russia, sembrò toccato, e come sorta di commemorazione decise di trasmettere sulla televisione di stato russa Katyń, un film polacco emozionante e decisamente anti-sovietico. In Russia non era mai stato trasmesso un film del genere prima di allora in maniera così diffusa, e da allora non è più successo.

Il mio ottimismo, tuttavia, si dimostrò affrettato. Inizialmente il fratello del presidente polacco, Jaroslaw Kaczyński, allora impopolare capo dell’opposizione nel Parlamento, sembrava credere che lo schianto dell’aereo fosse stato un incidente, come le indagini e le prove hanno sempre dimostrato. Poi, però, cambiò idea. Forse non riusciva ad accettare che il suo amato fratello gemello fosse morto in modo fortuito in un assurdo schianto aereo, forse era accecato dal dolore, o magari si sentiva in colpa visto che aveva contribuito a organizzare il viaggio. Forse, però, come Donald Trump, Kaczyński aveva capito che una teoria del complotto avrebbe potuto aiutarlo a ottenere il potere.

In modo simile a quello in cui Trump ha sfruttato la controversia sul presento “vero” luogo di nascita di Barack Obama per ispirare la sua base elettorale, negli anni successivi Kaczyński usò l’incidente di Smolensk per motivare i suoi sostenitori, cioè quella minoranza di cittadini polacchi che continua a credere che il paese sia controllato da non meglio specificate forze segrete, che l’”élite” polacca sia manipolata dagli stranieri e che tutto quello che è successo in Polonia a partire dal 1989 faccia parte di un sinistro complotto. La strategia ha funzionato. L’anno scorso, grazie alla legge elettorale polacca, meno del 40 per cento dei voti – in rappresentanza del 18 per cento della popolazione adulta del paese – sono stati sufficienti per permettere al partito di Kaczyński Diritto e Giustizia (PIS) di ottenere di poco la maggioranza in Parlamento.

Chi ha letto i miei recenti editoriali sa che non ha paura di denunciare un complotto russo quando ne vedo uno. Ma non ci sono prove che dimostrino che a Smolensk ce ne sia stato uno. A poche ore dall’incidente, esperti forensi polacchi erano già sul posto. Recuperarono immediatamente le scatole nere e trascrissero meticolosamente il loro contenuto. Le registrazioni della cabina di pilotaggio, che si possono ascoltare online, spiegano cosa è successo in modo dolorosamente chiaro. Il presidente era in ritardo e aveva in programma di parlare in diretta da Katyń. Quando i controllori di voli russi proposero di deviare la rotta dell’aereo per via della nebbia fitta, il presidente non accettò. Nei minuti prima dello schianto, il capo delle forze aeree polacche era nella cabina di pilotaggio e spinse i piloti ad atterrare. «Abbiate coraggio, ce la farete», disse loro. Secondo il rapporto ufficiale, che fu redatto dai maggiori esperti aeronautici polacchi, l’aereo colpì un albero, poi terra, e si spezzò.

Dopo aver visto Trump accantonare a malincuore la polemica sul luogo di nascita di Obama – la teoria falsa e razzista che diede origine alla sua carriera politica – vale la pena riflettere su cosa è successo quando Diritto e Giustizia è salito al potere. Qualche giorno dopo l’inizio del suo mandato il nuovo governo tolse il rapporto ufficiale dell’incidente dal suo sito (il rapporto si può comunque trovare online). Più di recente la polizia e i procuratori polacchi sono entrati nella case degli esperti aeronautici che avevano testimoniato durante l’indagine originale, interrogandoli e confiscando i loro computer. È stata formata una nuova commissione governativa (ben retribuita) formata da un gruppo di personaggi bizzarri ed “esperti”, come un etnomusicologo, un pilota in pensione, uno psicologo e altre persone senza nessuna competenza in materia di incidenti aerei. Il ministro della Difesa, Antoni Macierewicz, è ossessionato dai complotti di ogni tipo – è famoso per aver dato credito ai Protocolli dei savi di Sion, un ignobile documento falso e antisemita risalente al periodo zarista – e ha ventilato diverse teorie, molte delle quali in contraddizione l’una con l’altra. A volte viene incolpato il precedente governo e a volte Putin. In alcuni casi si parla di un’esplosione sull’aereo, in altri di un errore intenzionale di un controllore. A volte si dice che “il governo”, che era di un partito diverso da quello del presidente, abbia sabotato il viaggio, che in realtà fu organizzato dall’ufficio dello stesso presidente. Nessuna di queste teorie è stata mai accompagnata da uno straccio di prova.

Non essendo riuscito a sconfessare il rapporto originale, il partito al governo ha commissionato la creazione di una versione falsa della realtà sotto forma di film. Smolensk, uscito due settimane fa, si propone di mostrare la «vera storia» dello schianto e dell’«insabbiamento». La tesi del film, che ha a che vedere con un’esplosione avvenuta a bordo dell’aereo, è così assurda che alcuni spettatori sono scoppiati a ridere durante la proiezione. Ciononostante, il film è stato dichiarato «veritiero» da Kaczyński, e il ministro dell’Istruzione polacco ha detto che dovrebbe essere visto dai bambini nelle scuole. Come nella Polonia comunista, nei programmi di studio potrebbe finire una versione romanzata della storia, gradita al potere.

Nel corso del tempo potrebbero esserci altre conseguenze. Una delle prime cose fatte da Diritto e Giustizia una volta ottenuto il potere è stata avviare un attacco esplicito contro la Corte Costituzionale polacca e cercare di politicizzare nuovamente l’incarico del procuratore generale. Allo stesso tempo, la gestione dei servizi segreti del paese è stata affidata a un uomo che era stato condannato per la falsificazione di documenti, a cui è stata poi concessa la grazia. Il partito potrebbe avere avuto diversi motivi per fare questi cambiamenti. Se non altro, potrebbe usarli per “provare” una delle sue assurde teorie usando prove falsificate in processi farsa pubblici, un’altra innovazione portata dal comunismo. Una teatralizzazione del genere potrebbe soddisfare Kaczyński dal punto di vista emotivo, ma anche aiutarlo politicamente.

Mi rendo conto che ci sono molte altre cose sulla situazione in Polonia che la maggior parte dei lettori non polacchi vorrebbe sapere. Ma ne parlo per un motivo. Trump, come Kaczyński, ha sostenuto con forza e per anni una teoria del complotto palesemente falsa nonostante la più completa mancanza di prove. La settimana scorsa ha ritenuto conveniente abbandonare quella teoria, ma una volta diventato presidente potrebbe trovare conveniente adottarla di nuovo, o magari riprendere una delle molte altre teorie di cui si è fatto promotore. Da presidente, potrebbe usare lo stato – il Dipartimento di Giustizia, le agenzie di sicurezza, l’FBI – per portarle avanti. Un’amministrazione Trump potrebbe usare la teoria del complotto sul luogo di nascita di Obama come scusa per giustificare indagini, udienze e persino processi falsi, che danneggerebbero terribilmente e irreversibilmente la politica e lo stato di diritto americani.

Sembra tutto impensabile, ovviamente. Ma se me l’aveste chiesto cinque anni fa, o addirittura un anno fa, vi avrei detto che anche la trasformazione della teoria del complotto di Smolensk in un’ideologia dello stato polacco era impensabile. Eppure è successo.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata il 19 settembre 2016 sul Washington Post dalla giornalista americana naturalizzata polacca Anne Applebaum. Per questo articolo Applebaum è stata attaccata da un sito conservatore polacco, che l’ha accusata di aver riportato informazioni false sull’incidente aereo di Smolensk; la stessa Applebaum ha scritto su Twitter di essere oggetto di una campagna diffamatoria da parte della rete televisiva pubblica e da parte della stampa del paese, e di ricevere insulti e minacce sui social network.

© 2016 – The Washington Post

Sorgente: Le teorie del complotto come strumento di governo – Il Post

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