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Italicum, guerra di numeri

Guerra di numeri tra maggioranza e minoranza del Partito democratico. Rosato minimizza i voti mancanti: «Solo in 24 si sono opposti davvero, gli altri erano assenti fisiologici». La replica dei dissidente: «No, siamo più di 30»

di Redazione Politica

L’Aula della Camera ha approvato con 293 voti favorevoli e 157 voti contrari la mozione della maggioranza sull’Italicum. Sono invece state bocciate le mozioni presentate dalle opposizioni: quella di Sinistra italiana ha incassato 109 voti favorevoli e 287 contrari; la mozione del Movimento 5 Stelle ha ottenuto 74 voti favorevoli e 314 voti contrari; la mozione del centrodestra ha ricevuto 43 sì e 315 no. Sono 42, secondo quanto riportato dai tabulati, i deputati del Pd che non hanno votato la mozione di maggioranza sull’Italicum. Di questi non tutti fanno parte della minoranza Pd. «Sono 24 quelli che non l’hanno votata per scelta politica», spiega il capogruppo Ettore Rosato al termine delle votazioni in Aula, ridimensionando la portata dei voti venuti meno. Ma la minoranza del partito rilancia: «Siamo 33 o 34, considerando poi che Epifani e Cimbro erano in missione. Rosato sta dando i numeri». Il Movimento 5 Stelle ha votato a favore della mozione presentata da Sinistra italiana. Molti esponenti della minoranza Pd, invece, non hanno partecipato al voto quando è stato sottoposto a votazione il testo della mozione di Sinistra italiana: tra questi, scorrendo i tabulati, figurano i nomi di Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, Nico Stumpo.

La mozione unitaria

Dopo l’apertura del premier Matteo Renzi ad alcune correzioni, la maggioranza ha presentato una mozione unitaria per arrivare a una gestione condivisa del dibattito in Aula: Ap, Pd e Centro democratico convergono su un testo che apre alle modifiche del sistema di voto: «La Camera — si legge nel testo — premesso che l’11 luglio 2016 è entrata in vigore la legge 6 maggio 2015, n. 52, comunemente conosciuta come Italicum, in materia di elezione della Camera dei Deputati (è attualmente in corso un ampio dibattito politico su possibili e articolate ipotesi di riforma della citata legge) si impegna ad avviare, nelle sedi competenti, una discussione sulla legge 6 maggio 2015, n. 52, al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte».

Fronti contrapposti

In serata, intervenendo a Otto e mezzo su La7, il ministro dei trasporti Graziano Del Rio, che del Pd è vicesegretario, ha ribadito la linea del Nazareno, parlando di «una disponibilità a modificare la legge vera e seria». Tuttavia, ha aggiunto, «Ci sono altri problemi nel paese, i partiti non si possono impegnare per mesi e mesi sulla legge elettorale con la situazione che c’è. La legge elettorale possibilmente andrebbe fatta con tutti, ma non perdiamo mesi a discutere». Su questo tema era stato estremamente critico in aula capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, «Sull’italicum il governo ha messo la fiducia per ben tre volte. Come fa un capo di governo, come fa un ministro, dopo aver messo esplicitamente la questione di fiducia sulla riforma della legge elettorale a dire in maniera leggerissima che si può tranquillamente cambiare? Se ci fosse una coscienza politica e istituzionale si dovrebbe dimettere».

L’accordo in serata

La maggioranza del resto ha lavorato per raggiungere una posizione unitaria della coalizione di governo che, malgrado le defezioni al voto, è arrivata. «La maggioranza c’è, vediamo le carte delle opposizioni e verifichiamo la fattibilità di un percorso che cambi la legge elettorale per migliorarla – aveva detto il capogruppo Pd, Rosato -. Questo era quanto ci siamo impegnati a fare, questo è quello che faremo. La parola è sempre stata al Parlamento». L’accordo con Ap e Democrazia solidale è tuttavia arrivato soltanto nella serata di ieri, dopo lo strappo della minoranza dem, che aveva annunciato di non voler votare la mozione per la mancanza di indicazioni sulle possibili modifiche al testo.

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Dall’Italicum al Democratellum, sistema di voto e proposte di modifica
L’ironia di Bersani

Dopo lo strappo della minoranza dem è arrivato questa mattina il commento di Pier Luigi Bersani: «Renzi prima diceva che l’Italicum era una legge perfetta, ora che si può migliorare. Si decida, ammetta che ha fatto un errore, si apra un confronto vero». L’ex segretario del Pd ha parlato dopo la riunione con i suoi fedelissimi alla Camera: «A tutto c’è un limite — ha aggiunto — voglio ricordare che le volpi finiscono in pellicceria…». L’auspicio è che si apra un dialogo «su collegi e preferenze», perché se si vuole «nel Pd si può trovare una soluzione». «Ma è assurdo pensare di tenere in piedi questa legge, così rivince la destra». L’ex segretario dem non si è soffermato sulla mozione di maggioranza, anche perché, come ripetono esponenti della minoranza dem, «le mozioni sono come gli ordini del giorno, non si negano a nessuno».

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Sorgente: Italicum, nel pomeriggio vanno al voto le mozioni – Corriere.it

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