Roma, 29 settembre 2016 – DEFICIT al 2% ma con la possibilità di sforare fino al 2,4%. Riduzione del debito pubblico ma solo a partire dal 2017. Interventi a favore delle pensioni più basse. Rilancio degli investimenti pubblici e privati. Sblocco dei contratti nel pubblico impiego. E poi un appello deciso a favore del sì al referendum costituzionale, essenziale per assicurare la stabilità economica. La nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza è stata pubblicata ieri solo a tarda serata, dopo una lunga giornata di lavoro (e di trattative) fra Roma e Bruxelles. Ecco i punti principali del Def.

IL DEFICIT e la crescita. Il rapporto deficit-Pil, nel 2017, si attesterà sul 2%, (rispetto ad una previsione dell’1,8%). Con la possibilità di lievitare fino al 2,4% (lo stesso livello di quest’anno) utilizzando i margini di flessibilità previsti dall’Ue per fare fronte alle calamità naturali e all’emergenza migranti. Brexit e tensioni internazionali ridimensioneranno la crescita del 2016 allo 0,8%. Nel 2017 dovrebbe essere un aumento dell’1% del Pil nel 2017, lo 0,4% in più rispetto allo scenario tendenziale.

LA MANOVRA 2017. Dovrebbe oscillare fra i 20 e i 25 miliardi. Una quota consistente, 15,1 miliardi, servirà a disinnescare gli aumenti dell’Iva previsti dalla cosiddetta clausola di salvaguardia siglata dall’Italia con l’Ue. La restante parte sarà raccolta attraverso tagli alla spesa (sanità, società partecipate e ministeri), la riedizione della voluntary disclosure per il rientro dai capitali dall’estero, da una sborbiciata delle detrazioni e deduzioni fiscali e, infine, dalla lotta all’evasione fiscale. In tutto per una cifra di circa 8 miliardi.

MENO TASSE per le imprese. Nel Def si conferma il calo della pressione fiscale che, sommando le diverse riduzioni d’imposta o di misure equivalenti, a partire dagli 80 euro, è stata portata al 42,1% nel 2016 rispetto al 43,6 del 2013. Nel 2017 l’Ires sulle imprese scenderà dal 27,5 al 24 per cento. «Ulteriori interventi di riduzione della pressione fiscale verranno realizzati introducendo ulteriori misure di alleggerimento per le imprese».

AUMENTA il debito pubblico. Brutte notizie, invece, per il debito pubblico che «a causa della minore intensità della ripresa e della debole dinamica dei prezzi raggiungerà il 132,8% nel 2016 e comincerà a ridursi solo a partire dal 2017, per raggiungere il 126,6% nel 2019. L’esecutivo continuerà nel suo programma di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e di privatizzazioni».

PRIORITARIA la stabilità. Nel Def si spezza una lancia a favore del sì al referendum costituzionale. «Il Paese ha bisogno di stabilità politica. Le riforme istituzionali promosse mirano a rendere l’attuale sistema più stabile ed efficiente».

SOSTEGNO alle fasce più deboli. Confermati, inoltre, gli interventi per i pensionati a rischio di povertà e per favorire la flessibilità d’ingresso nel sistema previdenziale, «senza tuttavia modificarne i parametri fondamentali e senza metterne a repentaglio la sostenibilità di lungo termine». Più soldi agli statali, disoccupazione in calo.

Dopo 6 anni di blocchi, la legge di bilancio prevederà anche il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego «con l’obiettivo di valorizzare il merito e favorire l’innalzamento della produttività, in modo da contribuire all’aumento dell’efficienza della pubblica amministrazione». La disoccupazione si attesterà all’11,5% nel 2016 per poi scendere al 10,8% nel 2017 e al 10,3% nel 2018. Solo nel 2019 calerà sotto il 10% (9,9%).

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