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Ciampi, dal Colle alla foresta russa per rendere omaggio ai caduti

A 95 anni è morto a Roma Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, presidente del consiglio nel 1993 e governatore della Banca d’ Italia.

Nel 2000 Carlo Azeglio Ciampi terminò la sua visita in Russia recandosi a Tambov, nella provincia russa a 500 km sud est di Mosca, per deporre i fiori sulla tomba degli italiani morti negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Allora, e ancora oggi, fu il primo e unico inquilino del Quirinale a compiere questo gesto. Proprio nei pressi di Tambov, dal 1942 al 1946, era attivo il campo di prigionia di Rada, il più grande tra quelli situati sul territorio dell’Unione Sovietica. Oggi al posto del campo sorge un cimitero internazionale con le tombe di 13 mila persone, di 29 nazionalità diverse. Settemila di loro sono italiani, ma ci sono anche tedeschi, ungheresi, giapponesi. Lo storico russo Evgeniy Pisarev, nel suo libro “Rada, Pot’ma, T’ma, GulaGa” (Rada, Potma, tenebre del Gulag), edito nel 1999, descrive così la realtà del campo di prigionia vicino a Tambov: Ciampi rende omaggio ai caduti italiani in Russia UNIRR 2013 Ciampi rende omaggio ai caduti italiani in Russia In sei mesi, dal dicembre del ’42 entrarono a Rada 24 mila prigionieri, di cui 10.118 italiani. Il lager non era attrezzato per accogliere tanti uomini, gli stessi carcerieri dormivano in ricoveri di fortuna. La mortalità era altissima: 1.464 a gennaio, 2.581 a febbraio, 2.770 a marzo. In 10 mesi sono state registrate 14.433 morti. La percentuale dei deceduti fra gli italiani del campo 188 è spaventosa: oltre il 70%. I racconti dei sopravvissuti di quel periodo sono semplicemente agghiaccianti: fame, freddo, malattie. Mancava tutto, fino alle cose più elementari. Le risse per un pezzo di pane erano frequentissime. I morti non venivano nemmeno sepolti, così gli uomini del bunker avevano una porzione in più da mangiare. L’abbrutimento era completo. Il lager diventò presto un letamaio ed un lazzaretto: la dissenteria faceva strage insieme al tifo petecchiale. I pidocchi non davano tregua e non si riusciva in nessun modo a debellarli. Il campo di concentramento di Rada venne creato alla fine del ’41: i sovietici avevano bisogno di un luogo per filtrare i propri soldati o partigiani “liberati”, sospettati di collusione col nemico per il solo fatto di essere stati catturati. I prigionieri vivevano in specie di bunker, grandi buche nel terreno (13 metri per sette) e una tettoia appena fuori terra, in grado di ospitare 80 uomini. Col tempo, il campo si allargò e le condizioni di vita decisamente migliorarono. Si riuscirono a celebrare persino le Sante messe a Pasqua e Natale. Nel ’47 Rada venne chiusa. Il presidente della Repubblica italiano, classe 1920, nella Seconda guerra mondiale combattè in Albania, ma avrebbe potuto trovarsi con altri suoi compagni sul fronte russo, come lui stesso ricordò in un’intervista alla stampa italiana all’indomani della visita a Tambov, nel dicembre del 2000: Io, che sono del 1920, andai sotto le armi nel 1941. Dopo un anno d’addestramento, fui assegnato a un reparto. Poi frequentai per sei mesi il corso di allievo ufficiale e, col grado di sottotenente, a fine luglio del ’42, fui mandato a Udine. Qui, poco alla volta, le nuove truppe venivano assegnate ai vari fronti: Russia, Africa, Balcani. Io attesi a Udine quasi tre mesi. A novembre arrivò l’ordine di partire per l’Albania e andai in treno a Bari per imbarcarmi. Ma i convogli non partivano: c’era la minaccia dei sommergibili. A fine mese, insieme a pochi altri, fui imbarcato sul postale Città di Messina, anche se un postale non avrebbe dovuto trasportare militari, e sbarcai a Durazzo. Durante quel mese di attesa a Bari, più volte corse la voce di essere dirottati in Russia, perchè quello era il fronte che assorbiva più truppe. In quei giorni la Russia lanciò la grande offensiva che avrebbe provocato lo sfondamento della linea del Don. Fra questi morti ci sono miei parenti e molti compagni di studi e d’ armi. A Tambov, proprio con questo sentimento, ho portato con me la mia vecchia ‘bustina’ di autiere dell’esercito”. La visita di Carlo Azeglio Ciampi, che volò a Tambov da San Pietroburgo, venne accolta con stupore e riconoscenza dalla popolazione locale, che mai aveva visto una carica così alta interessarsi alla memoria di un luogo per decenni confinato nell’oblio: “Qui non è mai venuto nessuno: né Eltsin né Putin né altri leader stranieri” commentò lo storico Pisarev. Nel corso della sua unica visita in Russia da Capo dello Stato, il 28 novembre 2000 Carlo Azeglio Ciampi partecipò a Mosca all’inaugurazione del monumento a Dante Alighieri nel giardino Ermitazh, dono dell’Italia alla Russia in risposta al busto del grande poeta russo Aleksandr Pushkin in Villa Borghese a Roma. Putin e Ciampi al Quirinale © Sputnik. Putin e Ciampi al Quirinale Nel 2003 Carlo Azeglio Ciampi accolse al Quirinale Vladimir Putin, in visita ufficiale in Italia nel suo primo mandato da presidente della Federazione Russa.

Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/italia/20160916/3375859/morto-carlo-azeglio-ciampi.html

Sorgente: Ciampi, dal Colle alla foresta russa per rendere omaggio ai caduti

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