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Armi spuntate contro la speculazione sulle banche italiane – Il Sole 24 ORE

 

Perché ieri le banche italiane sono tracollate in Borsa? Perché ieri la bufera, in una giornata calma sui listini di tutto il mondo, si è concentrata solo sugli istituti di credito della Penisola? Se si rivolge questa domanda agli operatori di Borsa, emergono i soliti motivi: crediti in sofferenza in crescita, incertezza per la vicenda Montepaschi, economia italiana in rallentamento e così via. Di ragioni ce ne sono tante, certo. Ma se si chiede come mai proprio ieri (cioè un anonimo 20 settembre senza notizie particolarmente rilevanti sulle banche) sia collassato tutto, nessuno sa davvero rispondere. O il mercato teme che la vicenda Montepaschi sia destinata a degenerare (ma non c’è motivo per ritenere questo epilogo più probabile oggi di quanto non fosse nelle scorse settimane), oppure le banche italiane sono ormai solo terreno da gioco della speculazione finanziaria. Quella speculazione che ”usa” le banche come una volta “usava” lo spread: per scommettere sui destini del Paese. Per puntare al rialzo o al ribasso sull’Italia, a seconda delle esigenze di portafoglio.

Purtroppo l’Italia non ha grandi difese contro la speculazione finanziaria che passa dalla Borsa. Quando sotto pressione c’erano i titoli di Stato, ai tempi della crisi dello spread di fine 2011, le banche nazionali intervennero e comprarono tonnellate di BTp: dal novembre 2011 ad oggi (secondo i dati Bce) gli istituti creditizi italiani hanno infatti aumentato i titoli di Stato nel loro bilancio da 247 a 463 miliardi di euro. Durante quella crisi (su cui poi è intervenuta la Bce a calmare davvero le acque), il sistema Paese ha insomma potuto aiutare se stesso. Pur – per inciso – con tutte le conseguenze che questo ha prodotto nei bilanci bancari. Ma se la speculazione passa dalla Borsa, l’Italia ha le armi spuntate: perché gli investitori domestici sono pochi e quei pochi investono soprattutto all’estero. Secondo le stime di alcune Sim (che escludono i pacchetti di controllo), oltre il 90% del flottante del segmento Star di Borsa Italiana e oltre l’80% dell’indice Ftse Mib è infatti in mano a investitori esteri. Record in Europa. Questo è il problema: l’assenza di una vera comunità finanziaria italiana espone il Paese agli umori, alterni per definizione, degli investitori stranieri. Sono loro a fare il bello e il cattivo tempo a Piazza Affari. Sono loro a dettare i tempi delle crisi. Per l’Italia questa è una fragilità, che finisce per esasperare eccessivamente le difficoltà (che pur esistono) delle banche o del Paese.

I numeri parlano da soli. Prendiamo ad esempio i fondi pensione, che in molti Paesi del mondo costituiscono il nocciolo duro degli investitori stabili e di lungo periodo della propria Borsa nazionale. In Italia – secondo l’ultima relazione Covip – hanno attività per appena 107 miliardi di euro: di questi, solo un miliardo è investito in azioni italiane. Un misero miliardo su un totale di 107: è vero che con le pensioni non si scherza, ma (soprattutto in quest’epoca di rendimenti a zero sui titoli di Stato) mettere meno dell’1% nella propria Borsa è forse poco come diversificazione. Soprattutto se si pensa che, secondo i dati Mefop, all’estero i fondi pensione investono mediamente il 46,5% del loro patrimonio nella Borsa nazionale. E le assicurazioni italiane non sono più generose: solo una piccola percentuale (non superiore al 5-6% secondo alcune stime) del loro portafoglio titoli è investito a Piazza Affari. E anche i fondi comuni, secondo le stime e le testimonianze, investono poco nella Borsa di Milano. E quel poco lo mettono principalmente sul Ftse Mib.

Questo non significa che le banche italiane non abbiano problemi. Anzi. Non vuol dire neppure che la vicenda di Mps non sia delicata e di difficile soluzione. Ma quando tutto tracolla (Mps -6,40%, Popolare Milano -5,89%, Banco Popolare -4,54%, Popolare Emilia -4,27%, Ubi – 3,08%, Intesa -2,71%) anche in una giornata anonima e senza notizie come quella di ieri, allora c’è qualcosa che non quadra. Soprattutto perché gli stessi operatori di Borsa sono i primi a non capire i motivi di tale bufera, tutta concentrata su Milano. È dunque in queste giornate, anonime per tutti tranne che per Piazza Affari, che la mancanza di una vera platea di investitori domestici e di una vera piazza finanziaria si fa sentire.

Sorgente: Armi spuntate contro la speculazione sulle banche italiane – Il Sole 24 ORE

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