Is, “ucciso ad Aleppo il portavoce Al Adnani” – Repubblica.it

31 Agosto 2016 0 Di macwalt

repubblica.it – Is, “ucciso ad Aleppo il portavoce Al Adnani”.

L’annuncio dell’agenzia del Califfato, Amaq. Forse colpito da un raid Usa. Siriano di 38 anni, era uno dei luogotenenti più fidati del leader dello Stato Islamico Al Baghdadi, la mente della propaganda jihadista e soprattutto il principale ispiratore dei “lupi solitari” e degli attentati in Europa.

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Il portavoce dello Stato Islamico, Abu Mohammad Al Adnani, è stato ucciso nel nord della Siria, vicino ad Aleppo. La notizia l’ha data ieri sera lo stesso Califfato, attraverso la sua “agenzia di stampa” Amaq.

Ma Al Adnani, vero nome Taha Falah, non era solo il “portavoce” dello Stato Islamico. Al Adnani era uno dei gerarchi più feroci dell’Is, responsabile degli attacchi all’estero, la mente e l’ispiratore di diversi “lupi solitari” (anche se de facto così “solitari” non sono) e sanguinosi attentati in Europa.

Era una delle ultime colonne della vecchia guardia del Califfato, decimata negli ultimi mesi dai raid americani e da una lunga sequenza di sconfitte sul campo. Si tratta di un colpo durissimo per lo Stato Islamico, che solo qualche settimana fa aveva subito un’altra pesante perdita, e cioè la morte di Omar Shishani “Il Ceceno”, ucciso da un raid americano.

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BREAKING: ‘Amaq reported that ISIS spokesman Abu Muhammad al-‘Adnani was killed in

Chi ha ucciso Al Adnani? Non è ancora chiaro. Secondo Amaq, Al Adnani è stato ammazzato mentre era in ricognizione nella zona circostante Aleppo, dove la battaglia nelle ultime settimane è diventata sempre più cruenta. Nessun altro dettaglio.

Ma in serata, a stretto giro dal comunicato ufficiale dell’Is, è arrivata una conferma forse decisiva: la Difesa degli Stati Uniti ha fatto sapere di l’attacco contro un “importante leader” dello Stato Islamico in Siria nella zona di Al Bab, nel governatorato di Aleppo, a una cinquantina di chilometri verso nord-est dal capoluogo.

E qualche minuto dopo Washington è stata ancora più esplicita: “Era Al Adnani il nostro obiettivo”. Secondo il portale Site, che ha monitorato alcuni post di jihadisti, Al Adnani sarebbe stato ucciso durante il viaggio da Raqqa, la “capitale” del Califfato, e Aleppo, proprio nella zona di Al Bab.

Ma chi era Al Adnani? E perché la sua uccisione potrebbe essere devastante per lo Stato Islamico? Nato nel 1977 a Idlib, in Siria, Al Adnani è entrato ufficialmente nel gotha del terrorismo negli anni Duemila, dopo aver prestato giuramento ad Al Zarqawi, leader dello Stato Islamico in Iraq.

Quella formazione jihadista è l’antefatto dell’attuale Is, creato dal terrorista giordano dopo l’intervento americano contro Saddam Hussein nel 2003. Al Adnani era già fuggito dalla Siria dopo esser stato incarcerato più volte dal regime di Assad, per poi stabilirsi nel governatorato di Anbar, in Iraq.

Arrestato due volte dalle forze della Coalizione in Iraq, ha passato almeno sei anni in carcere a Camp Bucca, come il futuro Califfo Al Baghdadi, del resto. Una volta uscito si è affiliato all’Is. E così Al Baghdadi l’ha rimandato subito nella sua Siria, insieme a un altro mostro dell’estremismo islamico, Al Joulani, che fondò l’Is a Raqqa per poi, dopo violenti diatribe col Califfo, passare ad Al Nusra, affiliata invece con Al Qaeda.

Propaganda e lupi solitari. E’ proprio qui, in Siria, che Al Adnani comincia a tessere la sua rete diabolica. Comunicazione, innanzitutto, come ha dimostrato l’Is sin dalla nascita: video terrificanti e ipertecnologici, propaganda terroristica a tratti inarrestabile su Internet e social network, reclutatori e foreign fighter attirati da tutto il mondo.

E, sopratutto, è stato cruciale il suo ruolo nello scatenare i lupi solitari, in particolare in Europa. Fu proprio lui a tessere le tele verso i futuri attentatori, dal vivo e via web, con contatti frequenti ma anche tramite intermediari o il semplice “giuramento” al Califfo a strage compiuta, senza un precedente contatto reale con il gruppo terroristico.

Il manifesto degli attacchi “fai da te”. E fu proprio Al Adnani, infatti, a pronunciare il 22 settembre 2014 il manifesto della “chiamata alle armi” dei lupi solitari. In quella dichiarazione audio di 42 minuti, Al Adnani incitava i singoli musulmani che vivono in Occidente a uccidere i civili nei loro paesi ricorrendo a ogni mezzo possibile, e a farlo senza bisogno di attendere disposizioni più precise dai leader del gruppo terroristico.

“Se puoi uccidere un miscredente americano o europeo, oppure ogni altro miscredente che fa la guerra, inclusi i cittadini dei Paesi che sono entrati in una coalizione contro lo Stato Islamico, fai affidamento ad Allah e uccidilo in ogni modo o maniera possano esserci. Schiaccia la sua testa con una pietra, o sgozzalo con un coltello, o investilo con la tua vettura, o lancialo da un luogo elevato, o soffocalo, o avvelenalo”, diceva.

Molti degli attacchi rivendicati dall’Is sono stati ispirati proprio da questa dichiarazione di Al Adnani, si pensi per esempio agli ultimi attentati a Nizza e Rouen.

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Le cellule dormienti create da Al Adnani in Europa. Non solo. E’ certo che Al Adnani, negli anni, in quanto responsabile delle azioni all’estero, abbia creato materialmente una rete di cellule terroristiche dormienti in Europa – e non solo – pronte ad attaccare in qualsiasi momento. La giornalista del New York Times Rukmini Callimachi, in un articolo apparso anche su Repubblica, ha intervistato per esempio Harry Sarfo, un foreign fighter tedesco che anni fa si è unito all’Is. “Dicevano di avere moltissimi affiliati che vivono nei paesi europei e aspettano l’ordine di entrare in azione contro gli europei”, raccontava Sarfo: “Sia chiaro: mi riferisco a un periodo antecedente agli attentati di Bruxelles, prima ancora di quelli di Parigi”.

Molto probabilmente già nel 2013, e per questo in Europa ci sono uomini e depositi di armi che non si riesce a identificare: sono entrati in sonno prima che si capisse cosa fosse l’Is. Del resto, la prima volta di cui le autorità europee sono venute a conoscenza di questa ragnatela del terrore è stato nel 2014, quando è stato arrestato il francese Fazi Bouchrane, 24 anni, addestrato in Siria e istruito “personalmente” da Al Adnani.

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La struttura dei servizi segreti di Al Adnani. “Hanno anche aggiunto di volere che ogni attacco avvenisse in simultanea con un altro: vogliono compiere attentati in contemporanea in Inghilterra, in Germania e in Francia”, continuava Sarfo, che nella sua testimonianza parlava di aver incontrato agenti mascherati appartenenti a un’unità dell’intelligence dello Stato Islamico chiamata “Emni”, impegnata a esportare il terrorismo in Occidente: “Un servizio segreto di più livelli sotto il comando generale del comandante supremo dello Stato Islamico, portavoce e capo della propaganda Abu Muhammad al Adnani”.

Sotto di lui vi sarebbe stato addirittura un livello di luogotenenti cui sono assegnate varie località: un “servizio segreto per gli Affari europei”, un “servizio segreto per gli Affari asiatici” e un “servizio segreto per gli Affari arabi”. Inoltre, Adnani avrebbe curato personalmente anche la nascita e la gestione delle operazioni dell’Is in Bangladesh.

Dove sono stati massacrati gli imprenditori italiani da un attacco dell’Is lo scorso luglio. E a mandare le immagini delle esecuzioni in diretta su Twitter e altri social network fu proprio Al Adnani.

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“Ora la vendetta”. Il rischio, ora, è che quelle cellule terroristiche dormienti in Europa (e non solo) possano passare all’azione da un momento all’altro. Dopo l’annuncio della morte di Al Adnani, affiliati e sostenitori dell’Is sul web si sono scatenati nell’elogio del martirio e promettendo atroce vendetta contro i mandanti del suo assassinio.

Per capire quanto cruciale sia la sua eliminazione nello scacchiere deviato dell’Is, in alcuni recenti dispacci circolati online Al Adnani è denominato anche “Al Qurayshi”, la tribù del profeta Maometto. Segno che, in quanto “discendente”, era certamente in prima linea per una futura successione di Al Baghdadi.

Di sicuro, in un comunicato successivo pubblicato qualche ora dopo il primo annuncio della morte di Al Adnani, ieri sera il Califfato ha promesso durissime ritorsioni contro “gli infedeli e i crociati” per ottenere la “giusta vendetta”. Perché, si legge, “noi amiamo la morte, non la vita”.

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Sorgente: Is, “ucciso ad Aleppo il portavoce Al Adnani” – Repubblica.it

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