L’onda nuova delle città ribellli – Ex OPG Occupato

22 Luglio 2016 0 Di ken sharo

Presso Assemblea per la piana contro le nocività – via dell’Osmannoro Sesto Fiorentino (FI).

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Ieri è successo qualcosa di incredibile e bellissimo. Proviamo a raccontare i fatti, visto che in molti ci avete chiesto informazioni, e poi a fare qualche valutazione più politica.

I fatti: una gigantesca assemblea di 400 persone – vere! – a Sesto Fiorentino. Non un luogo qualsiasi: periferia di Firenze, praticamente a casa di Renzi, sui terreni OCCUPATI dai comitati per impedire che si consumi l’ennesimo scempio all’ambiente e alla salute con la costruzione di un grande aeroporto e pure di un inceneritore!
All’assemblea ci sono tutti: la comunità del territorio che in questi anni ha rallentato l’iter dell’opera e in questi mesi si è mobilitata mettendo in campo cortei di decine di migliaia di persone, costruendo un presidio popolare, facendo cadere per la prima volta dopo 70 anni l’amministrazione PD, ed eleggendo un sindaco di sinistra che dovrebbe mettere in campo tutti gli strumenti istituzionali per impedire che si consumi questo scempio contro il territorio. Superando ogni distinzione fra “buoni” e “cattivi”, ogni feticcio per la legalità formale, in nome della giustizia.

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Ma ci sono anche altri comitati territoriali, contro discariche, tunnel TAV di Firenze, le tante lotte che attraversano il mondo del lavoro, da Publiacqua all’“Infanzia non si appalta”, passando per i metalmeccanici della GKN… Bambini, studenti, precari, lavoratori, pensionati: un piccolo spaccato del nostro popolo, che invece di stare davanti alla TV decide di passare una serata insieme, discutendo e immaginando il futuro, capendo come resistere agli attacchi dei padroni ma anche come passare all’offensiva…
E Napoli, che in questo momento sta cercando proprio di passare all’offensiva, si è offerta come un punto d’incontro di questi sentimenti e di queste speranze, come un esempio che SI PUÒ FARE.
Da un lato il sindaco De Magistris ha raccontato la sua esperienza di governo, le difficoltà economiche, i diktat imposti dall’alto, gli impedimenti da parte dei poteri forti – camorra, speculatori, governo centrale – ai tentativi di portare una visione alternativa della città e della società, e però anche i tanti risultati ottenuti.
Da un altro lato noi abbiamo portato la nostra peculiare esperienza di centro sociale aperto al territorio, di Casa del Popolo che cerca di organizzare i cittadini sulla base dei loro bisogni, delle loro passioni e della rivendicazione dei loro diritti, l’esperienza di un’organizzazione politica che intende controllare le amministrazioni, educare ed educarsi a capire come funziona il governo dei territori, come fare sì che la volontà che parte dal basso trovi un effettiva soddisfazione.
Così, ieri sera, Napoli è stata raccontata per la prima volta per quello che è: complessa, a volte arretrata, ma anche per certi aspetti all’avanguardia, di sicuro un luogo dove in questo momento si stanno provando ad ostacolare le manovre del Governo Renzi e dei suoi padrini e padroni economici.
Forse per questo, dopo ben tre ore di assemblea, stavamo ancora tutti lì attenti. Perché l’aria che tirava, almeno a detta di molti intervenuti, era simile a quella di Genova 2001: c’era ancora quell’odio per l’ingiustizia, quella voglia di sognare, di stare insieme nelle differenze, di uscire dalla rassegnazione e di entusiasmarci, magari stavolta con un po’ più di consapevolezza, di determinazione, di organizzazione…

Tutto questo ci spinge ad alcune valutazioni. Pensiamo infatti che quest’iniziativa abbia realizzato tutti gli obbiettivi che si prefiggeva, e che però proprio per questo ora ci lasci in eredità diverse sfide e responsabilità. Proviamo ad accennarle, sperando di continuare questo confronto al Festival che terremo a Napoli, all’Ex OPG, dal 9 all’11 settembre.

– L’iniziativa si proponeva di rafforzare la lotta dell’Assemblea per la Piana contro le nocività, di far conoscere e far vivere il nuovo presidio. L’affluenza che si è registrata, nonostante i tempi stretti di organizzazione dell’evento, è stata enorme. Ora però bisogna che le persone venute siano conseguenti e continuino a sostenere e far vivere il presidio. La lotta non si è chiusa e ha bisogno di supporto!

– L’iniziativa si proponeva di raccontare Napoli e di fare incontrare due comunità in lotta. Anche per questo siamo saliti in 50 con un bus, perché volevamo incontrarci, abbracciarci, conoscerci da vicino. Il calore che abbiamo ricevuto è stato enorme. Ora noi napoletani dobbiamo essere all’altezza delle aspettative, non tornare indietro rispetto alle cose buone fatte, non cedere. Questo è vero per noi, è ancor più vero per il Sindaco. Napoli deve continuare a essere città del cambiamento, di pratiche di solidarietà, di uguaglianza, di libertà, ma anche di più: di lavoro, di benessere, di soddisfazione della vita di ognuno.

– L’iniziativa si proponeva anche di mostrare che Renzi non è padrone nemmeno a casa sua. Che ci sono decine di lotte aperte a Firenze. Che in tutta Italia ci siamo stancati di questi personaggi che fanno solo gli interessi degli speculatori. Non a caso ieri c’erano compagni da altre zone d’Italia, da Livorno, da Mantova etc. E questo fa paura. Le battute del sindaco di Firenze, alcuni articoli usciti sulla stampa locale, dimostrano che Renzi sta incominciando ad avere paura. Ha paura che si crei alla sua sinistra qualcosa di grosso, un movimento che possa rimettere al centro i temi della redistribuzione della ricchezza, del rispetto dei diritti, di una democrazia reale e diretta, del benessere delle fasce popolari. Che questo movimento possa mettere i bastoni fra le ruote al “normale” commercio che avviene nelle istituzioni. Sapremo essere all’altezza delle sue paure, delle paure di un establishment che non a caso ci fa scomparire o ci criminalizza? Sapremo essere alternativa reale, dalle strade ai palazzi?

Noi non lo sappiamo. Ci sono troppe incognite, tutto è ancora troppo fragile. Ma sappiamo che la strada aperta è quella giusta: quella del protagonismo popolare, dell’autorganizzazione dal basso, del rifiuto di deleghe in bianco ai politici, della protesta ma anche della proposta, della rabbia ma anche dello studio per individuare soluzioni immediatamente praticabili per uscire dalla crisi.

Sapremo percorrere questa strada fino in fondo? Chissà.
Noi ci proveremo. E per oggi ci teniamo stretto il ricordo di una bellissima serata, una di quelle che ti fanno credere davvero che UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE!

Sorgente: Facebook

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