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Il disastro di Seveso 40 anni dopo – La Stampa

lastampa.it – Il disastro di Seveso 40 anni dopo. Sabato 10 luglio 1976 lo scoppio del reattore alla Icmesa di Meda, solo dopo una settimana la consapevolezza della nube tossica 

antonella mariotti
torino  –  Basta un’immagine per fissare un ricordo. Basta il volto di un bimbo devastato da quello che ancora nel luglio del 1976 neanche si sapeva come chiamare. In tutti i giornali e telegiornali di allora i volti dei bambini con la cloracne erano il simbolo del disastro.

Il disastro di Seveso, il devastante inquinamento da diossina per lo scoppio di un reattore alla Icmesa di Meda (comune incollato a Seveso) 40 anni fa, è tutto concentrato in quel piccolo volto.

Era sabato mattina anche quarant’anni fa, per la precisione erano le 12,37, e «la fabbrica non doveva essere attiva» ricorda Alberto Colombo, aveva 15 anni, e oggi è un attivista per l’Ambiente. «Io davanti a quella fabbrica ci passavo tutti i fine settimana in bicicletta, andavo da mia nonna che abitava a Meda».

Sì perché l’Icmesa in realtà non era a Seveso ma a Meda, a pochi chilometri. Quel sabato un reattore entra in crisi, la temperatura all’interno aumenta, e fa quello che fa un reattore in quei casi: fa saltare un coperchio. Da lì esce una nuvola di gas, che ancora non si sa bene cosa sia.

Storia Dell’Incidente : Bosco Delle Querce

L’Icmesa produce sostante chimiche che verranno poi usate per produrre altre sostanze chimiche, nono sono prodotti «finiti» ma servono per produrre altre sostanze, spesso pesticidi per l’agricoltura.

Le foto negli archivi La Stampa

ARCHIVIO L’allucinante viaggio a Seveso dove muore ogni forma di vita  

Nessuno avverte la popolazione.

Solo il 12 luglio la direzione della fabbrica scrive all’ufficiale sanitario un comunicato dove conferma l’incidente «la fabbrica era ferma e si stavano eseguendo lavori di manutenzione. Le cause dell’incidente sono tutt’ora all’esame e al vaglio»…. «Non sappiamo cosa possa essere successo».

Il reattore che ha fatto saltare il coperchio ha lasciato nell’aria Tcdd (Tetracloro-dibenzo-diossina), la diossina, che sta intanto contaminando tutto il territorio da Meda, sede della fabbrica, fino a Seveso e nelle campagne.

Per i primi giorni nessuno avverte disturbi, solo tosse, e bruciore agli occhi solo qualche operaio, lo racconterà dopo nei telegiornali dell’epoca, tornando a casa costringe i familiari a docce forzate e prolungate. Li salverà dalla floracne.

È il 15 luglio quando si cominciano a prendere i primi provvedimenti, vengono delimitare le zone contaminate di Seveso e Meda, compaiono i cartelli «Zona contaminata»: perché lì stanno morendo gli animali, cani, gatti, animali da fattoria.

Una strage e la paura è che poi tocchi alle persone. La diossina è una delle sostanze più cancerogene al mondo, conosciuta come defoliante usato nella guerra del Vietnam.

ARCHIVIO Non sparirà prima di tre anni il veleno di Seveso  

Ci vuole una settimana prima che il «disastro di Seveso» diventi una notizia siamo al 17 luglio, ma La Stampa ne parlerà solo successivamente perché in quei giorni è in atto una dura protesta sindacale e i due quotidiani piemontesi, La Stampa e Stampa sera non sono in edicola per uno sciopero di 18 giorni. Il primo giornale a darne notizia è Il Giorno, nelle pagine locali della provincia.

19/11/2015

Dal 20 luglio in poi le ammissioni, prosegue la moria di animali e le persone si presentano negli ospedali con i sintomi dell’avvelenamento. I bambini sono i più colpiti. Lunedì 26 la prima evacuazione e nasce la zona A, quella dove adesso c’è Il Bosco delle querce il memorial di quella tragedia, poi la zona B e la zona R, la zona «di rispetto».

Nella zona A verranno abbattute le case «avvelenate». Alle persone che abitano in quella zona viene chiesto di abbandonare tutto.  

ARCHIVIO Sfollate le zone di Seveso  

La mappatura della zona inquinata si estende fino ai comuni di Cesano Maderno e Desio, la mappatura definitiva viene elaborata il 10 agosto del 1976. A tutti gli abitanti viene consigliato un costante lavaggio delle mani e docce frequenti: è l’unico modo per eliminare la diossina da contatto.

Ma la paura adesso è per le donne che aspettano un bambino: non si sa quali effetti può avere il veleno sul feto.

Da alcuni ginecologi viene consigliato a queste donne di abortire ma siamo nel 1976 e in una territorio politicamente «bianco», la maggioranza vota Democrazia cristiana sono ferventi cattolici: il dramma morale per la scelta è lacerante. Alcune partiranno per andare all’estero ad abortire.

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L’anno successivo nel 1977 nasce l’ufficio speciale per Seveso, si stabiliscono fondi e aiuti per le imprese, si deve bonificare tutta la zona. Nel 1980 le transazioni economiche e l’accordo sul risarcimento della proprietà Icmesa porta a 103 miliardi e 634 milioni di lire per il «disastro di Seveso».

Tre anni dopo nasce l’idea de «Il bosco delle querce» che si realizzerà quattro anni dopo, vasche di contenimento del terreno inquinato e sopra un bosco. Qui in questi giorni ci sono le manifestazioni di «Seveso +40»  

Sorgente: Il disastro di Seveso 40 anni dopo – La Stampa

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