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“Per salvare l’Unione abbiamo sei mesi”: il patto Renzi-Hollande – Repubblica.it

repubblica.it – “Per salvare l’Unione abbiamo sei mesi”: il patto Renzi-Hollande di ALBERTO D’ARGENIO e ANAIS GINORI

“Abbiamo sei mesi per salvare l’Europa”. Nei saloni dorati dell’Eliseo François Hollande parla con Matteo Renzi. I due leader concordano sull’urgenza di una risposta dopo il Brexit, consapevoli dell’urgenza di trovare una soluzione rapida alla crisi innescata dalla vittoria del Leave.

L’onda d’urto venuta da Londra, ragionano il Presidente francese e il premier italiano, deve portare a un’accelerazione su molti fronti europei: non solo tempi stretti per gestire l’uscita di Londra, ma un passo avanti dell’Unione su sicurezza, immigrazione ed economia.

A cena – “andata molto bene”, faranno sapere – si confrontano sulle proposte da portare domani all’incontro con Angela Merkel a Berlino. Vertice considerato cruciale, ancora di più del summit a 27 di martedì a Bruxelles.

Le premesse non sono delle migliori. Hollande ha annunciato il suo viaggio a Berlino mercoledì scorso, pensando di incontrare da solo la Cancelliera.

Con la devastante vittoria del Brexit, Merkel ha invece chiamato anche Renzi: un’implicita presa d’atto della debolezza dell’asse franco-tedesco. Il leader francese, colto di sorpresa, insieme al premier Manuel Valls (che con Renzi ha un buon rapporto) ha così invitato il capo del governo italiano all’Eliseo per concordare le prossime mosse in un calendario difficile. Renzi ha la scadenza del referendum a ottobre.

La Francia va al voto tra 10 mesi e con un Front National in testa ai sondaggi Hollande medita di trasformare la campagna elettorale in una sorta di referendum sulla Ue.

Nella Road map per uscire dalla crisi innescata dal Brexit molti interessi convergono tra Roma e Parigi. Si cercano ricette in grado di mettere d’accordo Francia, Italia e Germania.

Sul fronte economico, Roma pensa di poter trovare la quadra proponendo di cambiare le regole sugli investimenti, autorizzando un incremento percentuale rispetto agli investimenti pubblici 2015 di ciascun Paese da scorporare dal Patto di Stabilità.

Fuori dai parametri di Maastricht sarebbero compresi anche gli incentivi statali per gli investimenti privati.

L’Eliseo appoggia la proposta, anzi vorrebbe modifiche ancor più profonde per evitare una Finanziaria 2017 (pre-elettorale) lacrime e sangue per rientrare sotto il 3% del deficit. Il ministro dell’Economia Macron lavora al progetto di nuova governance dell’euro, ma su questo la Cancelliera sembra irremovibile, avendo anche lei all’orizzonte le elezioni nell’autunno 2017.

C’è poi il tema del contenimento del tracollo dei mercati: per ora le perdite sono considerate dalle Cancellerie continentali fisiologiche. Venerdì Mario Draghi è intervenuto per abbassare gli spread acquistando titoli di Stato, e continuerà a farlo, ma c’è preoccupazione perché se la tensione continuerà rischia di travolgere le banche.

Per questo tra le ipotesi che circolano c’è anche l’idea di un nuovo programma ad hoc di Francoforte per comprare i titoli delle banche europee, dosando l’intervento a seconda della nazionalità.

Un’intesa con Merkel sembra già avviata per lanciare un piano che rafforzi la sicurezza e la difesa comune dell’Ue: temi che agitano le paure sul continente e cavalcati dai populisti, come dimostra la campagna elettorale del Brexit.

Sull’immigrazione l’Italia spinge per irrobustire il Migration Compact per l’Africa. Hollande chiede una “Schengen 2”, che possa rendere definitivi i controlli europei alle frontiere esterne, e non solo in caso di emergenze. Ipotesi che piace anche all’Italia e non dovrebbe incontrare problemi a Berlino.

La proposta più ambiziosa – che sta a cuore all’Eliseo – è un progetto per la Difesa, una delle tante chimere dell’Europa. Il Brexit toglie all’Ue una grande potenza militare, ammettono i consiglieri di Hollande, ma anche un freno all’integrazione e per questo è possibile lavorare a convergenze tra gli eserciti di Francia, Germania, Polonia e Italia.

Una delle altre ipotesi allo studio è rafforzare un “pilastro europeo” della Nato. Un tema sensibile su cui gli Usa potrebbero essere meno ostili che in passato, secondo gli sherpa di Hollande.

Di pari passo, i paesi membri decisi ad aderire dovrebbero alzare fino al 2% del Pil le spese di Difesa. Infine il timing dell’uscita di Londra: Hollande, al contrario della Cancelliera, è tra i leader che premono per un Brexit “rapido” in modo da bloccare l’effetto domino e dare tempi certi ai mercati. Dopo le dimissioni del commissario Jonathan Hill, per pressare Londra si parla anche di dare lo statuto di osservatori agli europarlamentari britannici.

L’Eliseo non vede di buon occhio i tentennamenti di Cameron. Un responsabile francese chiosa: “Loro non escono? E noi apriamo Calais”.

Sorgente: “Per salvare l’Unione abbiamo sei mesi”: il patto Renzi-Hollande – Repubblica.it

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