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La Gran Bretagna è fuori dall’Ue La sterlina crolla, mercati nel panico Farage: «È l’Independence Day»

Il leader euroscettico canta vittoria e chiede le dimissioni di Cameron se la Gran Bretagna dovesse scegliere di uscire dall’Ue. Dopo un avvio timoroso, i mercati asiatici crollano. Come la sterlina, ai minimi da 31 anni

di Antonella De Gregorio e Andrea Marinelli

Il referendum sulla Brexit segna uno spartiacque netto nel rapporto fra la Gran Bretagna e il Vecchio Continente, lasciando un segno indelebile sul futuro dell’Unione europea: quando lo spoglio si avvia alla conclusione, al termine di una notte drammatica, il «Leave» ha una vantaggio consistente di oltre un milione di voti, che quasi certamente significherà il divorzio fra Londra e Bruxelles. Eppure, alla chiusura dei seggi, il primo sondaggio di YouGov dava il fronte del «sì» (Remain) al 52%, e quello del «no» (Leave) al 48%. Il margine — già non del tutto rassicurante — si è però capovolto: superati i due terzi dello spoglio, il futuro della Gran Bretagna è sembrato sempre più lontano dall’Unione Europea, con l’area di Londra e la Scozia largamente a favore del «Remain» ma il resto del Paese che ha votato per lasciare l’Ue, e lo ha fatto in percentuali superiori alle aspettative: l’affluenza alta, al 72,2%, e i numeri in arrivo dai primi seggi hanno immediatamente fatto temere una vittoria degli euroscettici, con le roccaforti del sì che non sono sembrate in grado di contenere l’ondata del «Leave». La certezza è arrivata in mattinata, quando la Bbc ha dichiarato la vittoria della Brexit e la conseguente uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

Farage canta vittoria

Per gli euroscettici, guidati dall’ambizioso ex sindaco conservatore di Londra Boris Johnson, e per il tribuno populista dell’Ukip Nigel Farage si tratta di una notte difficile da dimenticare. «Sembra che “Remain” sia in vantaggio», aveva detto Farage alla chiusura dei seggi, rilanciando poco dopo: «Forse abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo la guerra». Superata la metà dello spoglio, però, il leader euroscettico ha cominciato a cantare vittoria. «È l’Independence Day», ha affermato a tarda notte, dando ormai per scontata l’affermazione del «Leave» — che aveva già oltre 700 mila voti di vantaggio — e chiedendo le dimissioni di Cameron in caso di vittoria. «È l’alba di un Regno Unito indipendente». Intanto, in tutta Europa, gli euroscettici prendono forza : in Francia Marine Le Pen ha chiesto subito un referendum per l’uscita dall’Ue e in Italia Salvini twitta: «Grazie Uk, ora tocca a noi».

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Brexit, la Gran Bretagna al voto: code ai seggi, si vota per restare o lasciare l’Unione Europea
La reazione delle Borse

I risultati in arrivo dalla Gran Bretagna hanno fatto tremare nella notte i mercati asiatici, già aperti. Dopo un’avvio incerto e lievi perdite, verso metà seduta Tokyo è andata nel panico, cedendo l’8,1%. Sui mercati asiatici, il prezzo del petrolio perde oltre il 5%, con la sterlina che cede quasi il 6% nei confronti dello yen ed è scesa sotto quota 1,33 dollari, facendo segnare i livelli più bassi dal 1985. Anche l’euro ha toccato i minimi da marzo. Il timore del «Leave» ha fatto scattare la corsa all’oro: le quotazioni del bene rifugio per eccellenza salgono dell’8% a 1.330 dollari l’oncia, al massimo da marzo 2014, e, secondo gli analisti, potrebbero arrivare a 1.400 dollari in caso di vittoria degli euroscettici.

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Brexit, la conta dei voti
Il destino di Cameron

L’ottimismo del fronte europeista è calato con l’avanzare dello spoglio, con l’emittente Sky News che è arrivata a supporre le dimissioni del Primo ministro conservatore David Cameron già in giornata. Prima di conoscere il responso delle urne, tuttavia, al premier era arrivata la richiesta — in una lettera firmata da 84 parlamentari Tories, incluso l’ex sindaco londinese Johnson — di «non lasciare l’incarico», qualunque sia l’esito del referendum sulla Brexit. Per Cameron è stata una lunga notte, con in gioco la sua nicchia nei libri di storia, l’onore e la permanenza a Downing Street. Alle 8 italiane ci sarà la l’annuncio ufficiale sull’esito del voto, dalla Manchester Tower Hall.

 

Sorgente: Corriere della Sera

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