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Effetto Banksy sui muri di Kabul, l’artista Mokamel torna nel suo Paese per riempire di colore la città ferita dalla guerra – ilmessaggero.it

Effetto Banksy sui muri di Kabul, l’artista Mokamel torna nel suo Paese per riempire di colore la città ferita dalla guerra – di Azzurra Meringolo

Due enormi occhi con il kajal. Anche se siamo a Kabul, non c’è nessun burqa a coprirli. E poi tanti cuori rossi, come quello su una carriola trascinata da un muratore che si appresta a scaricarlo ai piedi della mappa di un Afghanistan rosso come il sangue.

Per curarlo, c’è stato messo un cerotto sopra: serve per sanare le ferite di un Paese che è stanco del dolore, della violenza e di soccombere.

Sono queste alcune delle opere disegnate all’aria aperta dal gruppo capitanato da Kabir Mokamel, artista afghano che ha tutte le carte in regola per essere considerato il Banksy locale.

Dopo aver vissuto anni in Australia, Kabir è infatti tornato nella sua terra con uno scopo solo: usare la street art per riempire di colore la sua città che ancora porta i segni della guerra civile.

Le tele del suo museo all’aria aperta sono le pareti. E in una Kabul che, almeno ufficialmente, si è lasciata alle spalle una lunga guerra, di muri ce ne sono in abbondanza.

Negli anni sono diventati tantissimi, sempre più alti, più larghi, più imponenti. Si sono trasformati in cinte murarie che rinchiudono Kabul nella paura e nell’isolamento, separando i ricchi dagli altri.

Basta chiedere ai cittadini che cosa pensino di quei chilometri di mura che hanno ridisegnato i percorsi della loro città. Sono molti quanti rispondono che non sono lì per difendere i cittadini che stanno fuori, ma quelli che stanno dentro.

IL MESSAGGIO
«Nel tempo, le mura di Kabul sono diventate addirittura il simbolo del pericolo che circonda ogni persona che ci vive», spiega Kabir.

«E così, con alcuni compagni ho avuto un’idea: se i muri non si possono abbattere, forse si possono fare sparire ricoprendoli di colori, di messaggi e di disegni, dicendo a quanti ci si imbattono quotidianamente che c’è un futuro per chiunque riesca a vedere oltre a un grigio blocco di cemento».

Con questa idea in testa, è partita la sua missione: trasformare questi muri di paura e divisione in ponti simbolici e rassicuranti, usando la città come una tavolozza di colori che si anima di artisti.

A dipingere ci sono anche tante donne che, sfidando le regole patriarcali, vogliono fare sentire la loro voce. E poi tanti passanti che per la prima volta accettano di tenere in mano un pennello.

PERSONE COMUNI
«Il primo graffito l’ho dipinto nel 2015. Era uno sguardo di occhi color arancione, accompagnato dallo slogan: “Vi vedo”, allusione alla corruzione che incancrenisce il mio Paese. Avevo preso l’ispirazione facendo la spesa in un supermercato, dove vicino agli scaffali erano esposti degli occhi per lottare contro i furti», spiega Kabir.

Oltre a lui, molti sono gli artisti che prendono l’ispirazione da scene di vita quotidiana, trasformando i cittadini normali in eroi. «Per anni, le vere star qui sono stati gli uomini che imbracciavano fucili o spade, sognando la guerra.

Ora stiamo cercando di mutare questa narrativa. I nostri eroi sono le persone normali, i lavoratori per strada, il vecchio in bicicletta, i bambini che vanno a scuola, tutti quelli che ogni giorno rischiano la pelle quando mettono i piedi fuori di casa. In molti casi queste persone si trasformano anche in artisti. E anche quanti non si cimentano in questa arte apprezzano il nostro lavoro.

Lo sentono vicino a loro e ci ringraziano per quello che facciamo. Non solo per il colore che diamo alla città, ma anche per i messaggi che cerchiamo di diffondere», aggiunge Kabir che non ha avuto dubbi sul come battezzare la sua crew.

«Siamo i signori dell’arte, gli unici che possono sconfiggere i signori della guerra che per anni hanno messo in ginocchio la nostra società».

Sorgente: Effetto Banksy sui muri di Kabul, l’artista Mokamel torna nel suo Paese per riempire di colore la città ferita dalla guerra

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