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Colombia, pace tra le Farc e governo. Così i guerriglieri tornano alla vita civile – Repubblica.it

Dopo quattro anni di trattative il presidente Santos e il capo del più longevo gruppo armato dell’America Latina siglano un

accordo che sembrava impossibile. Mezzo secolo di violenze hanno provocato 8 milioni di vittime. Nei prossimi 60 giorni saranno consegnate tutte le armi e nei suvccessivi sei mesi i militanti confluiranno in 23 aree di smobilitazione e in 6 accampamenti provvisori. L’obiettivo è far integrare ventimila uomini e donne che sono cresciuti e spesso nati in mezzo alla guerra, nella giungla e avviare un processo di normalizzazione che richiederà tempo e una costante verifica da parte delle Nazionio unite

di DANIELE MASTROGIACOMO

Quattro anni di trattative per chiudere un conflitto che durava da oltre mezzo secolo. Quella del 23 giugno 2016 sarà ricordata dalla Colombia e da tutti i colombiani come una data storica. Lo hanno ribadito bene sia il presidente Manuel Santos, promotore di un negoziato che appariva impossibile, e il capo delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia) Rodrigo Londoño, detto Timonchenko, che hanno sugellato il loro ultimo incontro a L’Avana con una vigorosa stretta di mano. “Non è arrivata l’ora di vivere senza più guerra”, hanno detto entrambi, “ma il momento di tornare ad essere in pace”. Garante dell’accordo saranno le Nazioni Unite che, assieme a Norvegia e Cile, hanno mediato durante questa lungo e spesso difficile negoziato. Una enorme folla si è riversata per le strade di tutta la Colombia. Caroselli di auto, clascon, canzoni, urla di goia e feste. Trionfa la pace. In un angolo di un mondo scosso dai venti di guerra.

Il primo atto dell’accordo prevede la consegna di tutto il materiale bellico raccolto in oltre 50 anni dalle Farc. Le armi saranno consegnate all’Onu “e garantirà”, si legge nel testo finale dell’intesa, “al popolo colombiano il suo abbandono completo e irreversibile”. Tre monumenti ( a New York, sotto la sede dell’Onu, a Bogotà e a L’Avana) sorgeranno per commemorare il definitivo cessate il fuoco. “Mai più”, si leggerà sotto le tre stele “politica e armi parleranno insieme”. Non è una frase retorica: la Colombia continua a vivere come un incubo quello che viene chiamato il “Bogotazo”. L’inizio di tutto. La rivolta, scattata dopo l’assassinio del candidato liberale alla presidenza, che per sei mesi insanguinò e sconvolse l’intera Bogotà, messa a ferro e fuoco, e gran parte del paese.

Il disarmo si protrarrà per i prossimi 60 giorni. Dovranno essere consegnate sia le armi pesanti sia quelle leggere. Nei successivi sei mesi si procederà alla smobilitazione delle Farc. Non si tratta di un processo semplice: ci sono 20 mila uomini e donne, oltre a centinaia di medici, infermieri, ingegneri, tecnici e specialisti di varie discipline che devono tornare alla vita pubblica. Molti sono nati e cresciuti in mezzo alla giungla. Hanno condotto un’esistenza fatta di assalti, combattimenti, saccheggi e sparatorie. Sono nei fatti dei soldati. Inquadrati militarmente. Abituati a obbedire a regole e comportamenti che non esistono nella vita civile. Dovranno integrarsi con la popolazione che hanno spesso combattuto. Trovare un lavoro, magari studiare, specializzarsi, sposarsi, avere una casa, forse una famiglia. Molti, da tempo, con le tregue che resistono più o meno da quattro anni, si sono organizzati in bande. Hanno continuato a vivere di estorsioni, taglieggiando i trafficanti di cocaina, pretendendo le “tasse” di una guerra che è finita. E che nessuno, Farc in testa, vuole più.

I guerriglieri confluiranno in 23 “zone transitorie di normalizzazione” e in altri 8 “punti” di raccolta. Le prime accoglieranno i militanti che negli ultimi tempi si erano riavvicinati alla popolazione civile. Gli altri ospiteranno gli accampamenti delle Colonne e dei Fronti che operavano nelle aree più remote del paese. I luoghi dove sorgeranno non sono stati ancora resi noti. Saranno una sorta di camera di compensazione. Qui nessuno potrà avere delle armi e indossare le divise. La vita sarà soltanto civile e vigeranno le leggi in vigore in tutta la Colombia.

Sarà sempre l’Onu, attraverso un Comitato formato da un rappresentante del governo, delle Farc e dei paesi garanti, a gestire il trapasso. Si vogliono evitare ritorsioni, vendette, regolamenti di conti. Questa sporca e lunga guerra ha provocato otto milioni di vittime. Morti, dispersi, rapiti, scomparsi, sfollati. Tantissimi hanno perso terra, case, fattorie, lavoro, amici, parenti. Si tratta anche di ricucire una ferita che continua a sanguinare. La giustizia farà il suo corso. E’ impensabile che le vittime non siano risarcite. Ma questo secondo un preciso nuovo codice penale che è stato integrato per l’occasione: le responsabilità saranno personali e le pene proporzionali ai reati commessi. Gli ordini di cattura nei confronti dei guerriglieri che smobilitano nelle aree sono sospesi. Ma per uscire dai campi, almeno nei primi sei mesi, bisognerà essere identificati e i viaggi motivati. L’obiettivo è normalizzare un processo che richiederà comunque del tempo. Le Farc potranno riorganizzarsi in partito e partecipare alla vita politica legale. Era già accaduto in passato. Subito dopo il primo accordo di pace. Ma fu un disastro. Gran parte dei leader del nuovo partito vennero falciati da una raffica di attentati. Tutto tornò come prima e la guerra ricominciò. Adesso è diverso: ci sono le condizioni per la pace, il paese ha un forte sviluppo economico, le differenze sociali sono state in parte attenuate. Il presidente Manuel Santos vuole istituzionalizzare l’accordo. Lo sottoporrà a un referendum nel mese di settembre. Le Farc lo hanno accettato. Un modo di dare legittimità ad uno Stato che non hanno mai riconsociuto.

Sorgente: Colombia, pace tra le Farc e governo. Così i guerriglieri tornano alla vita civile – Repubblica.it

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