Civati: «Brexit? Colpa delle diseguaglianze»

Pippo Civati, segretario di Possibile, commenta Brexit e ci racconta dei prossimi mesi di mobilitazione. Lo raggiungiamo al telefono e non si può non cominciare dal momento storico che stiamo vivendo:

L’impressione è quella di essere schiacciati tra due tendenze che non credo siano utili alla risoluzione del problema: chi vorrebbe smantellare tutto per ricostruire un profilo banalmente nazionalistico (si vede in versione caricaturale qui da noi in Salvini) e dall’altra parte c’è chi in modo irresponsabile pur governando i Paesi non riesce in Europa a prendere delle decisioni. Non siamo governati da burocrati ma da capi di governo incapaci di trovare un chiave per uscire da questa situazione. E quindi alla fine la vicenda si è trasformata in tifo: stiamo parlando di un Paese sempre defilato e fuori da Schengen e dall’Euro, nulla a che vedere con la situazione italiana. In più c’è questo fastidio per la democrazia: c’è chi la sopravvaluta e chi dice che è meglio che i cittadini non votino, come mi sembra di leggere oggi.

Come uscirne?

Facendo politica. Una cosa su cui Renzi aveva ragione era questa sua voglia di responsabilizzare le forze politiche nazionali perché ci fosse un fronte comune a livello europeo; peccato che poi nelle occasione che contavano (vedi la questione greca e Tsipras) l’Italia non c’è stata.

Qualcuno dice che Brexit è una pessima notizia ma potrebbe essere anche una grande occasione…

Mi sembra più che altro una soluzione dialettica: se non ci sono gli attori politici e soggettività politica compatta diventa difficile. È il motivo per cui oggi io mi sono rivolto a Iglesias che potrebbe avere il peso internazionale di portare avanti questo percorso. A destra mi pare che Salvini sia in collegamento con Le Pen e con gli stessi inglesi e il blocco dei paesi dell’Est; manca a sinistra un fronte che possa dare una ricerca diversa. Parlare di grande occasione mi sembra più che altro un esercizio retorico che dura al massimo una settimana, conoscendo la politica italiana di questi anni.

C’è anche chi dice che abbiamo Brexit per colpa dei populismi, della superficialità e della poca conoscenza dei temi…

Oppure ora ci dicono che è colpa dei poveri, dopo avere aumentato proprio loro le diseguaglianze. Oppure ci dicono che è colpa delle zone rurali come se non esistesse un gigantesco problema delle periferie. È ovvio che in una grande città il pensiero sia più riformista che nell’hinterland ma non credo che la soluzione sia far valere doppio il voto metropolitano. Abbiamo lo stesso problema anche in Italia e va affrontato con serietà: per superare la povertà non bisogna parlare male dei poveri ma piuttosto superare le diseguaglianze e la mancanza di rappresentatività di chi si sente escluso. Come diceva Varoufakis oggi chi si sente tagliato fuori è ovvio che voti contro il sistema che lo esilia.

Ma quindi ci possiamo aspettare ora in Italia una maggiore responsabilità nella gestione del prossimo referendum sulla Costituzione (su cui tra l’altro Renzi, come Cameron, ha deciso di giocarsi la carta della personalizzazione)? Saremo meno populisti, ora?

Spero di sì ma la reazione emotiva di solito è sempre così. Bisogna vedere se tiene. Lo stesso Napolitano qualche mese fa diceva che un eventuale NO sarebbe stato nemico delle riforme e oggi prova invece a riportare la questione nel merito. Il punto è: esiste un soggetto politico che in Italia vuole innescare una nuova partecipazione? Se l’informazione è diffusa e consapevole anche il rischio populismo si ridimensiona.

Da segretario di Possibile come pensate di mobilitarvi nei prossimi mesi?

La sinistra non è un convegno, è mobilitazione. Nei prossimi mesi dobbiamo spiegare di cosa tratta il referendum e affrontare le questioni più generali, come la mancanza di sovranità. La questione della rappresentanza e della democrazia e del come stare nel mercato non da servitori dei grandi gruppi noi pensiamo che siano rilevanti e che tengano insieme tutti gli argomenti dei prossimi mesi. Una strategia diversa che secondo me è possibilissima. Saremo città per città, sapendo che la televisione sarà rapita da un messaggio di polarizzazione Renzi-M5S (che a Renzi non mi pare portare troppo bene). Per noi sarà una campagna di un movimento più corale possibile e non solo dei soliti.

Previsioni sul referendum? Che sensazioni hai?

Sarà un armageddon per Renzi. Ora non può tirarsi indietro e dire “stavo scherzando”. Il referendum si poteva addirittura evitare se Renzi avesse ascoltato le proposte delle opposizioni e non si fosse fissato su una riforma pasticciata come questa. Lui ha voluto così, si è infilato in una strada obbligatoria. Oggi leggo addirittura leggo che vorrebbe spostare il referendum il che la dice lunga su quanto sia in difficoltà. Del resto loro hanno esasperato il periodo in queste ultime elezioni.

È il momento del Movimento 5 Stelle: credi che saranno protagonisti anche nella battaglia referendaria?

Penso di sì. Spero di sì, visto che è importante che tutti facciano la propria parte. Ma attenzione: Renzi non è finito così come il M5S non ha ancora vinto organicamente e anche il centrodestra si sta riorganizzando quindi sarei cauto. Il problema vero è capire se a sinistra si riesce a costruire qualcosa in uno schema come questo che è molto fragile. Del resto il M5S sull’Europa mi sembra che non abbia ancora chiarito se festeggiare o no Brexit. Io non ho dubbi sulla parte in cui stare, così come il centrodestra, mentre mi sembra che il M5S debba decidere esattamente una posizione.