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Brexit: ‘Remain’ avanti al 52% nei primi opinion poll. Cameron: “Grazie a chi ha scelto per Gb forte in Ue” – Speciali

‘Remain’ avanti al 52% secondo i primi dati degli opinion poll sul voto britannico sulla Brexit. I commentatori di Skynews osservano che il vantaggio indicato dall’opinion poll, un sondaggio realizzato durante la giornata del voto, ma non fuori dai seggi come gli exit poll, è ancora “entro il margine di errore”. Ma evidenziano anche un immediato rimbalzo della sterlina sul mercato internazionale, segno che gli ambienti finanziari, in maggioranza contrari alla Brexit, appaiono fiduciosi. Per Ipsos Mori Remain ssarebbe addirittura al 54%.”Sembra che Remain sia in vantaggio” ammette anche il leader euroscettico dell’Ukip, Nigel Farage, citato da Skynews. “Le urne sono chiuse, la democrazia ha vinto, siamo in attesa del verdetto del popolo. Grazie a tutti quelli che si sono impegnati e a tutti quelli che hanno votato”, scrive, in un tweet, Boris Johnson, ex sindaco di Londra e tra i leader della campagna a favore del ‘Leave’. Ringrazia chi ha votato per una Gran Bretagna “più forte e sicura in Europa” David Cameron.

La sterlina vola ai massimi del 2015 sfiorando gli 1,50 dollari sui primi segnali, provenienti dagli exit poll, secondo cui al referendum avrebbero prevalso i voti a favore della permanenza nell’Ue (‘Remain’). Vola anche l’euro, sopra gli 1,14 dollari.

Le urne si sono chiuse alle 22 (le 23 italiane). Affluenza massiccia per gli standard britannici al referendum. In base a dati provvisori, Skynews stima che abbia votato l’83,7% dei 46,5 milioni circa di aventi diritto, a dispetto del maltempo che ha colpito Londra e l’Inghilterra sud-orientale: una quindicina di punti in più rispetto alle politiche del 2015, quando peraltro si votava con il sistema maggioritario.


Anche le borse scommettono sulla permanenza del regno Unito nell’Ue e l’euforia fa guadagnare 190 miliardi
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Occhi delle Borse sulla Brexit

Il premier britannico David Cameron ha votato al referendum, poco prima delle 09:00 locali, a Londra.

Una lettera firmata da 84 deputati conservatori, i cui due terzi sono sostenitori della campagna Leave, è stata inviata al premier David Cameron chiedendo di restare in carica qualsiasi sia il risultato del referendum sulla Brexit. Ne dà notizia Sky News.

GRAN BRETAGNA SPACCATA IN DUE – VIDEO       Gli inglesi scelgono il loro destino – VIDEO


Ft, scommettitori puntano su Remain all’84% – L’84% dei scommettitori britannici punta su una vittoria del ‘Remain’ al referendum di oggi sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. Lo scrive il Financial Times online citando Betfair, uno dei colossi delle scommesse online. Un’ora prima, sempre secondo i bookmakers, la percentuale era del 78%. “Arrivano così tanti soldi in questo momento, con percentuali che oscillano non poco, ma le tendenza è fermamente per il Remain”, ha detto all’Ft Naomi Totten di Betfair.

Gb spaccata al voto, la Brexit fa tremare l’Europa – I giochi sono chiusi, il futuro dell’Europa è ora affidato agli umori e ai malumori dei britannici. Gli elettori sono chiamati a rispondere ‘Leave’ o ‘Remain’ al referendum sull’Ue. Dentro o fuori, tertium non datur, come ha avvertito in queste ore il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Le ultime cartucce di una campagna elettorale al veleno, più emotiva che ragionata, sono state sparate. In primo luogo dai due dioscuri-rivali dei Tory: il premier David Cameron, ‘campione’ di Remain, e l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, l’uomo bandiera dei Leave sui media, ma anche il pretendente ombra alla poltrona di Downing Street.

Cameron, colui che a questo referendum ha aperto le porte per calcoli di politica interna, ha rivolto i suoi appelli finali in una raffica di interviste sui giornali, ma anche fra la gente nel suo collegio elettorale nell’Oxfordshire e fra i giovani di una scuola, la generazione che potrebbe avere più da perdere dal taglio netto: la Gran Bretagna – ha insistito come in un mantra – è e sarà “più prospera, più forte e più sicura” se resta “in un’Unione Europea riformata”. Ma lui è pronto ad “accettare le istruzioni del popolo”, ha aggiunto.

Lontano politicamente mille miglia, ma sulla stessa barca di Remain, anche il leader radicale del Labour, Jeremy Corbyn, si è fatto sentire oggi. Per dire no alla Brexit a modo suo: “Votiamo Remain per difendere i posti di lavoro e i diritti dei lavoratori”, ha detto, per poi “cambiare l’Europa da dentro”. Il tentativo delle ultime ore dei filo-Ue è stato quello di inchiodare i rivali di Leave – concentrati nelle ultime settimane a cavalcare un dossier ad alto tasso di populismo come quello del contenimento dell’immigrazione – alla piattaforma “estremista” di Nigel Farage: il tribuno dell’Ukip, che del divorzio da Bruxelles ha fatto una ragione di vita e che stasera (incoraggiato da alcuni degli ultimi sondaggi che indicano un testa a testa, ma con un leggero vantaggio per Leave), afferma di sentire “profumo di vittoria”.

I conservatori euroscettici guidati da Johnson e dal ministro della Giustizia Michael Gove hanno provato al contrario a prendere le distanze dallo scomodo compagno di viaggio e, almeno negli ultimi giorni, ad abbassare un po’ i toni: specialmente dopo l’uccisione di Jo Cox, la deputata laburista paladina dei migranti e dell’integrazione europea che proprio stasera, nel giorno in cui avrebbe dovuto compiere 42 anni, è stata commemorata a Trafalgar square, nello Yorkshire e in varie città del mondo in un clima di commosso omaggio alla sua figura e alle sue idee.

Johnson, scendendo dal bus a bordo del quale ha fatto campagna in giro per il regno, ha negato ancora una volta di aver strizzato l’occhio agli slogan dell’Ukip, men che meno di aver alimentato un clima “di odio” nel Paese, come gli ha rinfacciato ieri in un ultimo dibattito tv alla Bbc il suo successore sullo scranno di cittadino di Londra, Sadiq Khan, laburista e figlio d’immigrati. “Non è vero, io faccio leva sull’ottimismo riguardo al futuro della Gran Bretagna e della sua gente”, ha ribadito stasera il biondo ex sindaco: uscire dall’Ue significa solo “riprendere il controllo dei nostri commerci, dell’immigrazione e della nostra democrazia”. Ma alla fine non ha mancato di adottare la medesima parola d’ordine di Farage, invocando il sogno di un “Independence Day” del Regno Unito (“assurdità”, ha replicato Cameron).

I numeri-simbolo degli schieramenti opposti restano intanto due: per Remain le 4300 sterline all’anno che ogni famiglia britannica perderebbe per le conseguenze di un’eventuale Brexit; per Leave i 350 milioni di sterline che la Gran Bretagna risparmierebbe alla settimana. Due cifre entrambe discutibili: la prima perché puramente ipotetica, la seconda perché calcolata senza troppi scrupoli al netto degli enormi profitti che l’isola ricava dall’appartenenza al club dei 28.

Sorgente: Brexit: ‘Remain’ avanti al 52% nei primi opinion poll. Cameron: “Grazie a chi ha scelto per Gb forte in Ue” – Speciali

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