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 «Brexit? Ormai ci piace la modernità» E i portuali scozzesi scelgono la Ue – corriere.it

corriere.it –«Brexit? Ormai ci piace la modernità» E i portuali scozzesi scelgono la Ue. Nel pub di Trainspotting le facce da film dicono di voler restare nell’Unione europea. A spingere l’europeismo non è un sentimento anti-inglese: «Ci siamo aperti al mondo» – Marco Imarisio, inviato a Edimburgo

EDIMBURGO «Choose life, choose Europe». E poi magari scegliete un lavoro, una famiglia, una carriera, un maxitelevisore del c…, il colesterolo basso e una polizza vita. Ma intanto scegliete anche l’Europa. Sul muro che corre lungo il molo industriale sono dipinte le facce dei vecchi portuali mischiate a quelle degli attori di Trainspotting.

Per non rovinarle, la scritta gialla a spray che faceva propaganda per il Remain riprendendo uno dei monologhi più famosi della storia recente del cinema è stata dispiegata sulla carreggiata, ad arco in modo da farci stare tutte le lettere.

Nel pub di Trainspotting

«Se rivogliono indietro la vecchia Inghilterra della signora Thatcher facciano pure. Ma senza di noi». Con i suoi tatuaggi e lo sguardo già alcoolico alle quattro del pomeriggio, Rab Mitchell sarebbe il prototipo della working class che in Inghilterra ha voltato le spalle all’Europa. Il suo Leith Dockers Club è un pub dalle luci basse e gli interni malandati che deve la sua fama al romanzo di Irvine Welsh e al film di Danny Boyle che ne seguì. Sono passati 23 anni.

Ma neppure il successo mondiale di quella storia che raccontava l’altra faccia di Edimburgo, i figli tossici della classe operaia e una città distante dal museo a cielo aperto della cosiddetta Atene del nord, ha cambiato i connotati del quartiere. «Siamo ancora un postaccio», ride Mitchell.

Nel cuore del distretto portuale

A volte i referendum non servono a nulla. Nel 1920 il sobborgo di Leith venne inglobato da Edimburgo nonostante una consultazione dove l’80 per cento dei residenti votò contro la fusione.

Sarà per questo che sembra ancora un mondo a parte, ben lontano dal modernissimo palazzo del Parlamento, adornato da lance celebranti la vittoria contro gli inglesi nella battaglia di Bannockburn, correva l’anno 1314.

Ma nella Scozia dove il 66 per cento dei votanti ha scelto il Remain, nella città dove lo hanno fatto tre abitanti su quattro arrivando al 74%, il riottoso distretto portuale ha fatto la sua parte sfiorando il 70%. Eppure il panorama umano è lo stesso al quale è stata attribuita la vittoria degli euroscettici. Feudo laburista.

Età media tra le più alte della nazione, così come il tasso di abbandono scolastico, un giovane su due ha lasciato la scuola prima dei 16 anni, e quello delle disoccupazione, superiore del 21 per cento rispetto al centro cittadino.

L’eccezione scozzese

Con i suoi capannoni dismessi e i macchinari arrugginiti sulle banchine, Leith ribalta ogni stereotipo sul voto di una settimana fa e definisce al meglio l’eccezione scozzese, quella che spinge il primo ministro Nicola Sturgeon a sventolare l’ipotesi di un nuovo referendum per l’indipendenza dopo quello di appena due anni fa, perso abbastanza nettamente, 55 a 45%.

«Ma si trattava di un’altra storia», racconta Alice Borrowman, consigliera municipale dal 2001, laburista sempre più perplessa.

«Era politica, un modo di Alex Salmond e della sua delfina Sturgeon di affermare la loro centralità nella nostra politica. Infatti hanno perso, ma hanno stravinto le elezioni generali del 2015. Il sentimento anti-inglese non è più così forte, i tempi di Bravehearth sono passati da un pezzo».

«Ci siamo affezionati alla modernità»

La piccola Scozia ha un Parlamento tutto suo solo dal 1997, conseguenza di un altro referendum, questa volta sulle devoluzione. «Fu la svolta», racconta Mark Turner, professore di Storia moderna all’università. «La nostra società capì che poteva uscire dal cono d’ombra inglese.

Loro hanno avuto la cool Britannia di Tony Blair, noi all’improvviso ci siamo aperti al mondo. Abbiamo smesso di essere provincia.

E non abbiamo alcuna intenzione di fare retromarcia». Il concetto è ribadito in ogni possibile modo all’ingresso di ogni ateneo. Negli ultimi vent’anni, Edimburgo è diventata la città più cosmopolita del Regno Unito dopo Londra. Ma anche gli inquilini dei peggiori pub di Leith fanno il tifo per la testardaggine di Nicola Sturgeon.

Nel 2014 la metà dei residenti del quartiere è rimasta a casa. L’indipendenza non interessava ai portuali scozzesi, da sempre alleati dei loro colleghi inglesi. Adesso è cambiato tutto.

Non è questione di soldi, assicura il veterano Rab Mitchell sorseggiando una birra allungata a vodka. «Ci siamo affezionati alla modernità, agli studenti che girano in bicicletta. Non vogliamo tornare a quando si andava a letto presto la sera, e in giro restava solo la gente come noi».

Marco Imarisio, inviato a Edimburgo

Sorgente: Corriere della Sera

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