Il discorso di Tsipras ai deputati di SYRIZA

7 Maggio 2016 0 Di luna_rossa

Tsipras-675

Il discorso di Tsipras ai deputati di SYRIZA:
Abbiamo salvato pensioni e case, ora affrontiamo il debito per uscire dalla crisi

Abbiamo salvato le pensioni e la prima casa, protetto i deboli e passato il conto ai più ricchi, ma ora dobbiamo portare il paese fuori dalla crisi, ha detto Tsipras ai suo deputati prima del dibattito parlamentare e la votazione della riforma fiscale e delle pensioni la domenica e la difficile riunione dell’Eurogruppo di lunedì, mentre Fmi e Germania cercano di ostacolare l’apertura della discussione sul debito greco.

Il discorso di Alexis Tsipras al gruppo parlamentare di SYRIZA il 6 maggio del 2015

Compagne e compagni tanti auguri e buona forza,
Dopo un piccolo intervallo siamo tornati nell’ultimo pezzo della strada di arrivo, poco prima della chiusura che tutti speriamo del periodo immediato alla prima e più difficile valutazione dell’accordo dell’estate scorsa. Gli ultimi mesi il governo greco, il gruppo di negoziazione, con il ministro delle Finanze in testa, abbiamo dato e abbiamo continuiamo di dare una difficile battaglia tanto a livello politico in quando tecnico. Il nostro obbiettivo non è semplicemente di chiudere la valutazione. Questo abbiamo saputo che può essere fatto facilmente, come facilmente succedeva gli ultimi anni. Il nostro obbiettivo era e rimane di continuare la nostra strada e far onorare tutti i nostri impegni di fronte al popolo greco. Impegni che abbiamo assunto settembre scorso quando abbiamo deciso di diventare originali e mettere al giudizio del popolo greco l’accordo che abbiamo ottenuto dopo l’accordo. Di andare alle urne dopo l’accordo. Per metterlo al giudizio del popolo greco. Mentre negli anni precedenti alcuni prima prendevano il voto del popolo greco e dopo andavano a firmare un accordo e non mettevano al suo giudizio le difficoltà che potrà avere l’applicazione dell’accordo. Pero gli impegni che abbiamo assunto non riguardavano solo di onorare l’accordo ma di proteggere contemporaneamente come i nostri occhi i deboli, ridistribuendo oneri e benefici. Siamo impegnati a settembre di proteggere le pensioni, i salari, ma anche la prima casa delle persone con ipoteche per mutui e prestiti. Abbiamo messo come prima priorità la protezione del lavoro di fronte ai piani per la liberalizzazione dei licenziamenti collettivi, siamo chiamati ad applicare un difficile accordo, ma con valvole di sicurezza, mettendoci l’impegno di rispettarlo e lo abbiamo rispettato. Voglio ricordare a tutte e tutti voi la posizione del nostro governo il settembre scorso per le linee generali dell’accordo e la posizione di tutti questi che oggi versano lacrime di coccodrillo. Durante la compagna elettorale la Nuova Democrazia ha sostenuto qualcosa che ha continuato di sostenere anche dopo: che questo accordo ci porta ad una strada senza uscita per quando riguarda il sistema delle pensioni. Alla via senza uscita del taglio totale delle pensioni integrative. Sosteneva allora che i cambi nel sistema delle pensioni avrebbe portato chiunque era nel governo in tagli che dovevano arrivare ad una mensilità di pensione all’anno. Questo dicevano allora e lo presentavano come un fatto inevitabile del destino. Sostenendo allora che non aveva importanza chi era al governo del paese.
Naturalmente è normale che loro pensano cosi. Questo era ed è il modo che hanno imparato di fare politica: applicando senza nemmeno un secondo pensiero le ricette che gli propone il Fondo monetario internazionale e il neoliberismo più duro. Se non fosse e se non fosse permessa di esistere nessun altra strada. Visto che noi sapevano già da allora che lo stesso accordo offriva margini di negoziazione e possibilità alternative. Vi ricordo che avevo chiesto da novembre di avere il massimo accordo possibile delle forze politiche per non diminuire ancora di più le pensioni. Avevo chiesto la convocazione del consiglio dei leader dei partiti per cercare la possibilità di tracciare tutti insieme una linea di negoziazione nazionale per le pensioni. Tutte le forza politiche nel loro tentativo di indebolire le nostre armi di negoziazione hanno trovato scuse di basso costo e giustificazioni per evitare qualsiasi consenso in una linea rossa nazionale che non era altra che evitare di diminuire per ennesima volta le pensioni, la dodicesima, perché abbiamo perso anche il contro dei tagli. Abbiamo sopportato anche gli scherni di alcuni che ci dicevano che volevano quadrare il cerchio e ci dicevano alla fine cercate di trovare una soluzione voi da soli con i creditori. E noi siamo riusciti a trovare una soluzione da soli. Non avevamo nessuna illusione che appoggiassero il nostro tentativo di salvare le pensioni quelle che per cinque anni hanno distrutto il sistema previdenziale e hanno saccheggiato e raso dal suolo le pensioni, quelli che avevo una sola risposta ogni volta che si poneva la questione dei numeri rossi del sistema della previdenza. La loro risposta era il taglio orizzontale delle pensioni. Questo era il loro contributo ai pensionati greci gli ultimi anni. Non avevamo nessuna illusione per chi volevano appoggiare loro. Abbiamo lottato duramente, abbiamo ignorato le sirene della resa e della distruzione e siamo riusciti a risolvere il problema da soli. Soli per quando riguarda il Parlamento. Perché sono sicuro che fuori, nella società, la stragrande maggioranza dei cittadini riconosce con tutte le sue lamentele e critiche il nostro sincero tentativo di fare rotture progressiste in questo paese anche in condizioni difficili. Una di queste rotture è la riforma delle pensioni. Dopodomani dovremo votare nel Parlamento una ambiziosa riforma per rimette il sistema delle pensioni del paese nelle rotaie di sostenibilità. W la cosa più importante che riportiamo il sistema delle pensioni nei binari della sostenibilità senza diminuire nemmeno di 1 euro le pensioni principali, minime e di base, senza avere ripercussioni negative alla stragrande maggioranza delle pensioni integrative, senza tagliare nemmeno di 1 euro la pensiona dalla stragrande maggioranza dei pensionati visto che si proteggono completamente oltre 2.100.000 pensionati, cioè la loro grande maggioranza che prendono una pensione principale ed integrativa fino ai 1.300 euro. Permettetemi di notare che questo non siamo riusciti di farlo né da prestigiatori né quadrando il cerchio come ci hanno detto. Lo abbiamo fatto perché avevano la volontà politica di proteggere i più deboli e di ridistribuire i pesi. Abbiamo avuto come obbiettivo strategico per prima volta, di proteggere le persone con le pensioni più basse e naturalmente quando proteggi qualcuno devi distribuire il peso ad un’altra parte. Avevano la scelta di distribuire il peso con equità. Ai redditi più altri. Quelle che deve essere compresa da tutti è la necessità di intervenire al sistema delle pensioni, necessità che ha da fare on la sostenibilità del sistema. Senza interventi mirati e decisi il sistema delle pensioni andava a crollare in pochi anni. Lo voglio fare ancora più chiaro che non voglio dire da oggi a pochi anni correvano il rischio di avere altri tagli. Voglio dire che eravamo di fronte di trovarci tra pochi anni di fronte allo spettro di non poter garantire nemmeno le pensioni.
La riforma del sistema delle pensioni è a senso unico con o senza l’accordo di luglio. Naturalmente tutti lo sanno ma pochi hanno avuto il coraggio di andare oltre. Noi non solo abbiamo osato di tirare fuori il serpente dalla sua tana ma abbiamo osato di portare avanti una riforma radicale del sistema delle pensioni con caratteristiche principali la creazione di una ente comune di previdenza, regole uguali per il calcolo dei contributi e delle prestazioni di pensioni e l’istituzione della pensione nazionale, una grande conquista di giustizia sociale, mentre nello stesso momento siamo riusciti il riconoscimento delle regole di contributi e prestazioni tra i nuovi e vecchi lavoratori e il riconoscimento delle regole di contributi e delle prestazioni tra i lavoratori dei vari enti e fondi previdenziali. In questo modo abbiamo corretto deviazioni e ingiustizie croniche tra i lavoratori. Nello stesso momento abbiamo tenuto contro dei strati della popolazione con i redditi più bassi. Inoltre abbiamo ottenuto di garantire il livello di vita che ha avuto ogni lavoratore durante la sua vita lavorativa per il periodo successivo quando andrà in pensione. Per tutti i lavoratori e pensionati. Evitando il rischio di impoverimento to e di esclusione sociale per la grande parte della popolazione e tutti quelli che si ritireranno dalla vita lavorativa. Siamo riusciti a combatte l’impoverimento delle persone anziane visto che abbiamo ora la pensione nazionale più la pensione contributiva. Siamo riusciti di correggere le distorsioni che avevano provocato i tagli delle pensioni durante gli anni scorsi visto che per la prima volta abbiamo regole uguali per calcolare le pensioni per tutti i lavoratori. Inoltre abbiamo avuto incentivi per i lavoratori per rimanere al loro posto attraverso l’aumento progressivo della pensione nazionale dai 15 ai 20 anni della vita lavorativa. Ho sentito le ultime ore e ho letto sulla stampa che forse abbiamο scelto di sorprendere tutti e mi domando quanta arroganza può avere qualcuno. Non c’è stato nessun altro governo almeno negli ultimi anni di aver discusso cosi dettagliatamente in tutta la sfera della vita politica dentro e fuori dal Parlamento una riforma come questa che viene alla seduta plenaria del Parlamento. Vi ricordo che abbiamo reso disponibile la nostro proposta all’inizio dell’anno, agli inizi di gennaio del 2016. Oggia siamo ai primi di maggio. Abbiamo avuto cinque interi mesi per discutere. Abbiamo avuto il tempo di fare un dialogo fruttuoso con tutti i settori e di procedere in emendamenti qualitativi e miglioramenti importanti. Abbiamo sentito le proposte, le agonie, i dissensi e anche le proteste e abbiamo fatto delle correzioni al metro del possibile. Abbiamo rispettato le mobilitazioni e specialmente della gente del lavoro e della produzione e le nobilitazioni degli agricoltori. Abbiamo sentito le loro richieste. A gennaio e febbraio ho invitato il mondo agricolo a negoziare quando erano mobilitati. Per quando mi risulta non c’è stato un altro primo ministro di aver fatto questa cosa. Ero il primo che ho invitato per due volte nella sede del governo i rappresentanti degli agricoltori. Abbiamo avuto due incontri costruttivi. Sentino anch’io come tutti noi il bisogno di sentire la gente che produce nei campi e abbiamo dato la promessa di non chiudere questo canale di comunicazione e credo che non si chiuderà.
Voglio ripetere quello che avevo detto allora agli agricoltori, che dobbiamo collaborare per trovare i modi migliori per la ricostruzione del settore agricolo, la riqualificazione della sua importanza nella ricchezza nel prodotto nazionale, l’aumento della produzione e dei redditi degli agricoltori. Allora avevo dato una promessa e un impegno nostro a tutti, che la combinazione della riforma fiscale con quella delle pensioni alla fine sarà più benevola per la loro stragrande maggioranza. Questo impegno è diventato realtà a parte le grandi difficoltà che abbiamo affrontato durante la negoziazione. È diventata anche realtà il progressivo aumento dei contributi assistenziali e il calcolo delle tasse sul peso del reddito complessivo. Secondo i dati ufficiali più del 90% del mondo agricolo non affronterà altri peso, secondo i dati delle dichiarazione dei loro redditi, dalla combinazione della legge fiscale e la nuova legge sulla pensioni, mentre nello stesso momento assicurano una vecchiaia più dignitosa con la pensione nazionale e la pensione contributiva. Questo è molto importate perché l’agricoltore anziano non sarà un cittadino di seconda classe. Senza la riforma delle pensioni la pensione basica dell’agricoltore nei prossimi anni andava ad azzerarsi, mentre oggi è ai soli 172 euro. Tra 10 anni la pensione di base degli agricoltori andana ai Zero euro. Al contrario con la proposta che voteremo dopodomani possiamo garantire la pensione nazionale di 384 euro più la pensione contributiva ce si bassa sui contributi versati. Cosi l’agricoltore medio che in dieci anni andrà in pensione senza la riforma avrebbe come pensione la pensione contributiva, cioè ai termini e i prezzi di oggi circa 250 euro, praticamente una pensione di fame. Con la riforma di oggi avrà più di 600 euro. Non è una cosa da poco.
Abbiamo avuto anche una preoccupazione speciale, la protezione dei giovani, dei disoccupati, dei precari. Per evitare o minimizzare il più possibile il fenomeno della loro migrazione all’estero, il nostro disegno di legge ha previsto un periodo transitorio per l’aumento dei contributi mensili per il periodo critico di 5 primi anni della loro vita lavorativa. Mentre per i lavoratori con le partite IVA i contributi saranno pagati prevalentemente dai datori di lavoro, cioè il 20%, e solo il 6% dai lavoratori.
Il nostro obiettivo in breve è di garantire contemporaneamente la sostenibilità del sistema pensionistico, una sostenibilità che oggi si contesta a causa del fatto che coloro che hanno governato tutti gli anni precedenti buttato la hanno fuori dai binari, o con il taglio del debito attraverso il PSI e le loro scelte catastrofiche, o con la gestione delle riserve dei Fondi pensionistici negli anni precedenti. Ma allo stesso tempo, garantendo la sostenibilità, il nostro obiettivo è quello di proteggere i giovani, i lavoratori precari e quelli a basso reddito, cioè i nostri concittadini più deboli.
Ad esempio, i giovani scienziati e i liberi professionisti avranno minori contributi quelli che hanno un reddito annuale di 12.000 euro che, a torto o a ragione, purtroppo direi, ma questa è la realtà, sono la grande maggioranza e assoluta dei giovani.
Naturalmente, riconosco che questa riforma non è favorevole per tutti. Alcuni avranno un peso in più. Ma avranno un peso di più quelli che riescono di pagare, tutti quelli che hanno redditi alti. E se volete qui possiamo mettere a fuoco ad una differenza identitaria tra le nostre scelte e le scelte fatte negli anni precedenti e che avrebbero continuato di fare i partiti che hanno governato e principalmente la Nuova Democrazia..
Abbiamo lavorato duramente per portare una riforma che unisce la sostenibilità e la giustizia sociale. La Nuova Democrazia e il Pasok hanno portato delle leggi che hanno minato la sostenibilità e la giustizia sociale. Il loro obiettivo è sempre stato la tutela dei redditi alti. Il nostro obiettivo è sempre quello di proteggere le piccole e medie imprese, le pensioni basse, i giovani e i disoccupati. E a questo punto non dobbiamo dimenticare che il sistema delle pensioni è arrivato a un passo dal precipizio con la loro esclusiva responsabilità.
A questo punto voglio che esaminiamo ciò che hanno proposto i nostri avversari politici. Cosa propone la Nuova democrazia. Che almeno nella agenda del dibattito in Parlamento avere l’onestà di dichiarare chiaramente le sue posizioni e di renderle ancora più chiare le grandi differenze ideologiche, ma anche le linee di divisione che abbiamo con loro.

Da un lato noi andiamo sull’asse della ridistribuzione dei pesi a favore dei deboli e dall’altra parte esiste il neoliberismo duro e implacabile. In che stato si sarebbe trovato il sistema delle assicurazione se le proposte di Nuova Democrazia, non solo quelle che ha avanzato durante la campagna elettorale, cioè il taglio orizzontale e la clausola di deficit zero, ma se le sue proposte diventassero realtà?
Che ha proposto la Nuova Democrazia? Le sue proposte le ha sentite molte volte durante la negoziazione con i rappresentanti del Fondo monetario internazionale Euclide Tsakalotos. Clausola del deficit zero, cioè taglio delle pensioni retributive. Un Pilastro di Previdenza Privata. E per quando riguarda il Fondo per le pensioni degli agricoltori OGA il suo sostegno con i soldi dei sussidi comunitari!.
Chi avrebbe beneficiato dell’applicazione della clausola Deficit Zero alla quale insiste il leader della Nuova Democrazia signor Mitsotakis? Quando sarebbe utile per gli agricoltori la combinazione dei sussidi del Fondo per le pensioni degli agricoltori OGA con la retribuzione delle pensioni? È ovvio che la Nuova Democrazia ha ormai scelto chiaramente il campo ideologico e politico. È il campo dell’estremo neoliberismo, del mercato senza regole e della guerra economica di tutti contro tutti. È suo diritto. Come è nostro diritto e nostro dovere di fare tutto il possibile per far sconfiggere questa politica sia sconfitto una volta per tutte. Non solo in Grecia ma anche in Europa.
Perché è esattamente questa ricetta, questa politica che ha portato sia l’economia europea sia l’economia greca e le nostre società nella situazione drammatica di oggi. Ora ci sono segnali che indicano che in Europa ci sono dei cambiamenti, piccoli ma incoraggianti passi.
I quali, naturalmente, per essere onesti, o saranno convertiti la prossima volta in salti, in una direzione di svolta dalla strada a senso unico del neoliberismo che segue l’Europa negli ultimi anni, o, e qui c’è il grande pericolo, saranno rasati dal suolo dalle cariche delle forze della estrema destra, che sembra che guadagnano terreno. L’ultimo esempio più inquietante è il risultato delle elezioni presidenziali in Austria che rappresenta un campanello d’allarme che suona per tutti noi.
Compagne e compagni,
Permettetemi di tornare al disegno della legge fiscale e di dire qualche parola. Si tratta di un disegno di legge elaborato con l’obbiettivo della redistribuzione più progressiva ed equa degli oneri.
La nuova proposta per il sistema fiscale assume come base di stato di famiglia. E penso che con questo modo viene ripristinata anche l’ingiustizia degli ultimi anni che i bambini sono stati un criterio per un aumento del carico fiscale normale, nonostante l’aumento delle spese familiari.
In modo generale voglio notare che il 61% delle famiglie con tre figli e più figli pagheranno meno tasse secondo la proposta che abbiamo fatto. Negli altri casi, i contribuenti senza figli e fino a 2 due figli, le tassazione per i redditi fino a 22.000 € sarà lieve e non supererà i 100 euro l’anno.
Ma guardando il quadro generale, e sottolineo questo, il 98% dei contribuenti avrà un piccolo aumento di tasse o alleggerimento rispetto alla leggi in vigore oggi. Un elemento che mostra lo sforzo e la volontà politica del governo di procedere con un mirato e graduale allentamento della pressione fiscale sui contribuenti nonostante i vincoli di bilancio stretti.

Il 92% dei lavoratori autonomi, che non hanno un tetto di redditi non tassati come i salariati e i pensionati, pagherà meno tasse, mentre meno tasse pagherà anche il 71% dei contribuenti con redditi lordi da attività salariali e di imprese.

Compagne e compagni,
Così ad un certo punto in questo paese dobbiamo parlare con termini reali, con i veri termini. Siamo di fronte ad un momento difficile, nel momento più difficile della realizzazione di un accordo che può portarci nella radura, ma le scelte che abbiamo fatto non hanno nulla a che fare con le scelte con le quali hanno gestito la crisi i governi precedenti. I numeri parlano di questo. E sfido tutti coloro che in questi giorni fanno una propaganda estremista dagli schermi televisivi e con grandi titoli nei giornali di parlare ora con i numeri.
In questo paese è necessità ormai storica di parlare il linguaggio della verità. E lasciatemi dire cose che avete già sentito, ma è importante che gli conoscere anche il cittadino medio greco che è bombardato quotidianamente. Per sciogliere alcuni miti che sono stati creati solo per servire la sindrome di proprietà che ha il vecchio sistema politico per il potere e il paese.
Primo Mito : La linea principale di Nuova Democrazia. Fino a luglio, alle elezioni di settembre e da settembre fino ad oggi. Vuole istituire anche una Commissione d’inchiesta per noi. Propone una Commissione d’inchiesta perché, dice, che “la negoziazione ha distrutto il paese”. Mentre la piena accettazione delle proposte del Fmi hanno favorito paese. Hanno distrutto, dice, l’economia i nostri negoziati.
I numeri sono implacabili e specialmente i numeri dell’economia reale, non quelli della contabilità creativa.
Perché dietro la nostra buona performance del 1% sopra gli obbiettivi, come per esempio mostrano i dati di Eurostat, l’obiettivo è stato un deficit deò 0,25% del Pil, e noi abbiamo avuto il 2015 surplus del 0,7%, in questo anno difficile . Quindi al di là della performance sopra le aspettative confermato dall’Eurostat e dietro i numeri si nascondono sforzi specifici. Non sono un caso questi dati. Sono i tentativi duri sul versante delle entrate statali, la nostra perseveranza poi per le 100 dosi sul pagamento delle tasse dovute al fisco, che tutti dicevano che era un’azione unilaterale, come ad esempio per la riforma delle pensioni e quella fiscale che dobbiamo votare dopodomani. Due settimane fa la Nuova Democrazia ha detto che erano azioni unilaterali che ricordavano la negoziazione e dire, di “tipo Varoufakis”. Due settimane fa, non sei mesi fa.
La legge per le 100 dosi quindi, la capacità per la prima volta la Grecia di assorbire il 98% dei programmi dei Fondi Europei ESPA. Tutto questo non era casuale
E naturalmente qualcuno ci dice: bene, che cosa volete fare con il surplus? Sono numeri. Il surplus di 1% sopra l’obbiettivo, di quasi l’1%, significa un risparmio di 1,7 miliardi di euro. E questo non è solo un numero. Si tratta di denaro che il governo greco potrebbe usare nel 2016, a parte da quelli che prevede la Legge di Bilancio, per il sostegno del Programma di Investimenti Pubblici e sostenere le politiche sociali specifiche nel settore della sanità, per la lotta contro la disoccupazione e la crisi umanitaria, per migliorare la prospettiva di un reddito minimo garantito. Quindi non sono numeri che non hanno nulla a che fare con l’economia reale.
Mito numero due: “Le elezioni di gennaio 2015 hanno interrotto il success story di Samaras”.
Per quale Success story si parla? Per quello che ha portato l’economia greca del 1,5% fuori dal target del 2014? Quello che è stato condannato in modo eclatante alle sfide elettorali del 2015? Quale Success story sarebbe stata scritto nel 2016, nel 2017 e nel 2018 quando gli obiettivi dell’accordo del signor Samaras prevedevano un surplus primario del 4,5%. E sono andati a -0,25%, 0,5%, 1,75%, e 3,5% per il 2018, dopo questa nostra difficile trattativa. Questi si tratta di obiettivi non poteva mai raggiungere il signor Samaras. E alla caccia di questi obiettivi sarebbe stata sacrificata tutta l’economia greca per dissanguare finanziariamente una altra volta i soliti animali da soma. Lasciamo allora le favole per guardare la verità in faccia. Senza l’accordo in realtà questo era difficile senza ridurre gli obiettivi di avanzo primario, La Grecia non sarebbe mai potuto uscire dalla crisi e il commissariamento se non era la nostra dura negoziazione che ha diminuito gli obbiettivi per il surplus primario.
Terzo mito: “Il governo di SYRIZA e ANEL hanno atto esplodere la disoccupazione nel paese”
Questo è veramente scandaloso. Non perché rappresenta una evidente menzogna, visto che gli indicatori di disoccupazione sono ridotti di quasi il 1,5% nei nostri giorni. Ma perché rappresenta una provocazione che questi che hanno affondato il Paese in una spirale di recessione e di disoccupazione, che è andata dal 12% al 26%, di parlare ora per l’esplosione della disoccupazione, nel momento che si fa uno sforzo concertato che lentamente ma inesorabilmente produrre risultati.
Quarto Mito: La Nuova Democrazia ha sostenuti l’estate che la negoziazione ci portava ad una recessione del 7%. Lo ricordate? E non considerava nemmeno eccessiva la sua previsione. Non poteva essere smentita di peggio dai risultati. Alla fine la recessione per il 2015 non ha superato il 0,2% e secondo le previsioni della Commissione europea la Grecia in pochi giorni, nella seconda metà del 2016, ritornerà alla crescita.
Tutto questo, lo dovete sapere, non è solo grazie al turismo, ma soprattutto alla conservazione del potere d’acquisto dei cittadini nel 2015, che per prima volta dopo tanti anni non erano diminuiti gli stipendi e le pensioni, mentre la legge fiscale per le 100 dosi hanno respirato le famiglie e le imprese. Ed è stata allora anche la domanda attiva che ha svolto un ruolo in questo risultato. Ed è proprio questa domanda e soprattutto dei strati inferiori che dobbiamo fare di tutto per sostenere se vogliamo avere risultati di sviluppo a lungo termine.
A parte gli stipendi e le pensioni che non sono stati tagliati, quello che offre una possibilità è la protezione dei redditi più bassi. E noi continueremo in questa prospettiva.
La Nuova Democrazia può mettere in piedi la sua narrazione di distruzione ha creato dei miti per i quali non servono che pochi minuti per scioglierli. Ma l’errore più critico e più grave è un altro. È il fatto che per la prima volta nella storia del paese il maggior partito dell’opposizione ha cosi tanta confusione che alla fine della giornata finisce per identificarsi con i creditori più duri contro gli interessi del paese.
E sto parlando di confusione, perché io davvero non riesco a capire che cosa costituisce esattamente il nucleo della critica della Nuova Democrazia e degli altri partiti di opposizione.
Perché è una cosa di dire che il governo si è arreso e ha firmato tutto ed è un’altra cosa dire che la nostra insistenza di negoziare ci porta ad una strada senza uscita e anima il fantasma della dracma. Dire contemporaneamente tutte le due le cose è un po’ strano e non è credibile.
E da quel che vedo, i giorni pari della settimana ci danno la colpa per il nostro primo e i giorni dispari per il secondo, per finire alla fine nel delirio assoluto.
Un’altra indicazione della confusione della Nuova Democrazia è i suo l’attacco contro il presidente della Repubblica per una sua dichiarazione, che tra l’altro era stata ripetuta. Direi che qui non si tratta solo per il delirio, ma per una scorrettezza politica ed istituzionale. Sono lieto di vedere che alcuni dirigenti di Nuova Democrazia prendono le distanze da questo passo falso, salvando così almeno la pretesa che ostentatamente ha ignorato la loro leadership.
Una leadership che ha scelto di seguire con fedeltà la politica del periodo di Samaras. Avendo come pioniere un leader che ha condotto e segnato tutta la sua attività come il nucleo duro degli intrecci tra politica e interessi economici. Ha avuto la possibilità di mantenere un atteggiamento serio, separandosi dal periodo di divisione del paese he ha condotto Samaras e l’estrema destra del suo stato maggiore. Ma ha perso l’occasione, l’ha gettato nella spazzatura. E ora tutto ciò che fa e di trasformarsi in una cassa di risonanza degli intrecci tra politica e affari e dei mezzi di informazione sistemici che gli impongono di chiede costantemente le elezioni. E specialmente poco prima della fase più critica per la prima valutazione. Di allinearsi cioè con quelli che vedono che il paese sta attraversando un duro capo e si mette finalmente un po’ di ordine, mentre alcuni hanno paura che perderanno i loro privilegi, e per questo sono costretti di agire con un altro modo che non è altro da quello del delirio. E si allinea con questi.
Compagne e compagni,
Direi che la cosa più importante non è che chiede le elezioni. È suo diritto di chiedere le elezioni. La cosa più importante è che chiede le elezioni senza avere una sola posizione di programma. Perché non rappresenta niente altro che la sete di restaurare il vecchio regime. E questa sete non ha lo spazio per programmi e idee. Perché ha come posizioni di programmi e l’ideologia quelle del cerchio più estremo degli istituti di credito.
E ci ha detto lo stesso signor Mitsotakis in un’intervista a Washington Post. Che è d’accordo sulle riforme strutturali del mercato del lavoro. Con i licenziamenti collettivi. Con il lockaut degli imprenditori. Con la riduzione dei salari nel settore pubblico e privato. E certamente con la privatizzazione anche delle reti e le infrastrutture del paese. Con tutto quello che il nostro governo che ha dato una battaglia per non vederli materializzati.
Il signor Mitsotakis alimenta il suo discorso politico dal panico dei golden boys e dei direttori e proprietari del canali televisivi, che devono dei prestiti ed sono in custodia cautelare o in attesa di giudizio. Si è messo a guidare questa cooperativa di corruzione che ha governato per 40 anni. Gioca tutto alla roulette, scommette sul nero, vale a dire alla distruzione, di non vedere chiusa la valutazione. Ma si sa che il destino di quelli che molte volte giocano d’azzardo tutto è quello di perdere tutto.
Ma voglio a questo punto di non risparmiare di critiche anche i partiti del cosiddetto centrosinistra, del centro, perché mi sembra che hanno subito un particolare Sindrome di Stoccolma.
Sono portati al margine della politica a seguito della loro identificazione incondizionata con il conservatorismo neoliberista e continuato con particolare zelo anche ora di ballare allo stesso ritmo. E continuano come casse di risonanza della Nuova Democrazia e dei circoli più estremi dei creditori attaccando ogni giorno il governo, mentre la loro famiglia politica che presumibilmente appartengono in Europa è proprio al lato opposto, perché ha cambiato rota.
Solo pochi giorni fa, il capo del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, Gianni Pittella ha parlato per ancora una volta con le migliori parole per gli sforzi del governo greco e di SYRIZA. Egli non ha esitato di chiamare il nostro governo come un faro di resistenza ai progetti di totalitarismo economico tessuti in Europa. Non c’è bisogno di fare riferimento ad altri leader, leader progressisti. Sono note tra l’altro le loro dichiarazioni pubbliche di sostegno al nostro sforzo e non c’è bisogno di invocare loro per dimostrare l’ampiezza del sostegno che questa ora gode di più la Grecia, in un momento cruciale dei negoziati. Ma probabilmente specialmente i dirigenti di PASOK dovevano studiare queste mosse, queste affermazioni, questi cambiamenti e riflettere.
Perché, lo sapete, noi non abbiamo volta voce nel capitolo, ma credo che è fin troppo per chi vuole appartenere al più ampio spazio progressista di finire come seguace del populista signor Leventis e delle sue proposte per un governo ecumenico, sotto gli suggerimenti di qualcuno certamente, mentre nello stesso momento fa la stampella del signor Mitsotakis per tentare di ripristinare il vecchio sistema politico alla guida del governo.
Compagne e compagni,
Sapevamo fin dall’inizio che la responsabilità che abbiamo intrapreso è storica. Sapevamo fin dall’inizio che si tratta di una responsabilità pesante. E che la nostra strada sarà difficile. Ma allo stesso tempo la nostra conoscenza e credo anche della maggioranza della società e che è l’unica speranza per il paese e le generazioni future, per ottenere un divorzio definitivo dal fallito passato politico.
Questa opportunità che abbiamo oggi nelle nostre mani è la finestra verso il futuro. E non dobbiamo chiuderla. Un futuro che non deve assomigliare per nulla al passato. Un passato che hanno egemonizzato quelli che oggi stanno cercando con le unghie e coi denti, con mezzi leciti e sleali di piegarci.
Nella battaglia per tirare il paese fuori dal fango del commissariamento non andremo ha chiedere sostegno né ora né nel futuro al vecchio sistema politico. La battaglia la dobbiamo fare per ancora una volta avendo di fronte tutto il vecchio sistema politico. E noi vinceremo, come abbiamo vinto tutte le prevedenti battaglie importanti il 2015.
Ci troveranno di fronte. Di fronte alle notizie manipolate dei loro mezzi di informazione falliti. Le prima pagine della propaganda reazionaria. Alle riunioni degli interessi intrecciati tra politica e affari.
Ma lo sapete, è un onore ed una medaglia di merito, l’ho detto anche un’altra volta, che cosi tanti interessi forti si sono alleati contro di noi. Perché per noi i veri, i veri alleati non sono tra di loro. I nostri alleati sono altrove. I nostri unici alleati sono la stragrande maggioranza del popolo greco che ha preso la decisione che le cose in Grecia possono e devono andare diversamente. Sono le forze creative di questo paese, i giovani e le donne che vanno via e dobbiamo fermare questa perdita. Le mani e le menti che sono le sole in grado portare il futuro sopra il fango.
Si tratta di uomini e donne che aspettano da noi di essere degni della loro fiducia con la quale che ci hanno circondato più volte nel corso dell’ultimo anno e mezzo.
Con il loro sostegno possiamo tirare il serpente fuori dalla sua tana. E lo tireremo fuori. Compatti come un pugno porteremo la Grecia fuori dalla crisi e subito dopo la valutazione ci sarà l’avvio dei grandi cambiamenti che ha bisogno il paese.
Perché questo stato ha bisogno di rotture profondi e strappi nel suo interno per renderlo equo e funzionale. Per cominciare la Grecia di assomigliare ad un vero paese europeo e non nel nome, come hanno fatta quelli che hanno governato prima condannandola.
Perché noi ci siamo trovati in questi banchi del Parlamento per servire , ideali e valori. E vogliamo contribuire che il nostro paese, e particolarmente la maggioranza delle forze del lavoro, le forze della fatica di trovare la loro strada verso la prosperità, l’economia la via dello sviluppo e la società di essere costruita su basi solide. Non con numeri falsi. Non con la contabilità creativa. Ma in pratica, nella vita quotidiana, nella vita di ogni persona che lavora e studia in questo paese e che si addolora e soffre per questo paese.
Siamo in un bivio critico. Ma siamo determinati, molto più esperti e più forti che mai. Per questo potete essere certi che riusciremo. Porteremo il paese fuori dalla crisi e potremo guardare il futuro con molto più ottimismo.
Buona forza.

Traduzione: Argiris Panagopoulos

 

Sorgente:  Argyrios Argiris Panagopoulos

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