Piccole guerre crescono: Nagorno Karabakh e Caucaso – Remocontro

4 Aprile 2016 0 Di luna_rossa

Nagorno Karabakh come Trasnistria, l’Abkhazia, l’Ossezia e altri paesi non riconosciuti ma esistenti di fatto. Torna in primo piano il Nagorno-Karabakh, l’autoproclamata Repubblica caucasica al centro di una contesa armata tra Armenia e Azerbagian. Scontri fra le forze azere e quelle armene in corso lungo la linea di contatto che divide le parti coinvolte nel conflitto congelato dal 1994, ma di fatto riacceso, anche se a bassa intensità, negli ultimi anni.

Parliamo del Caucaso, la catena di montagne tra Mar Nero e Mar Caspio, tra Armenia, Azerbaigian, Georgia e Russia. Il Nagorno Karabakh, territorio nel sud-ovest di popolazione armena cristiana e filo russa proclama la sua indipendenza dall’Azerbaigian musulmano e separatista da Mosca sulla base delle vecchie leggi sovietiche. Ne nasce una guerra combattuta tra gennaio 1992 e il maggio 1994. Alla fine del conflitto il Nagorno-Karabakh si consolida come repubblica di fatto anche non riconosciuta dalla comunità internazionale. I due paesi sono ancora tecnicamente in guerra.

nAGORNO CARRO SDALTANTE

E adesso si ricomincia. Violenti scontri fra le forze azere e quelle armene in corso lungo la linea di contatto che divide le parti coinvolte nel conflitto congelato dal 1994, ma di fatto riacceso, anche se a bassa intensità, più volte negli ultimi anni. Il presidente russo Vladimir Putin sollecita le parti a porre “immediatamente” fine ai combattimenti, ha reso noto il portavoce del Cremlino. Il ministero degli esteri precisa che Mosca ha avviato consultazioni con i partner del Gruppo di Minsk dell’Osce, i mediatori che hanno provato senza risultati a trovare una soluzione.

Il vice presidente americano Joe Biden, a margine del vertice sulla sicurezza nucleare a Washington aveva incontrato separatamente i presidenti di Armenia, proprio per sollecitare una soluzione pacifica al conflitto. Il problema, aveva detto Biden, la sicurezza e la stabilità di tutta la regione. Primo conflitto a esplodere prima del crollo dell’Unione sovietica, quello del Nagorno Karabakh rimane ancora irrisolto. Rimangono occupati dalle forze sostenute dall’Armenia sette distretti azeri, il 20 per cento dell’Azerbaigian, mentre Baku denuncia un milione di sfollati e di profughi interni.

Anche Mosca è preoccupata. Il ministro della difesa russo ha parlato al telefono con le controparti mentre il ministero degli esteri ha un canale di comunicazione continuo con i ministri di Armenia e Azerbajgian. La Russia da anni è garante della fragile tregua nel Nagorno-Karabakh, ed è molto preoccupata dalla possibilità che il conflitto riesploda proprio adesso, con la crisi ucraina ancora da archiviare, la guerra in Siria e le tensioni con la Turchia. Ora tocca a Stati Uniti, Russia e Francia, i tre paesi che presiedono il gruppo di Minsk dell’Osce, a intervenire con urgenza. Una miccia accesa nella polveriera Caucaso che fa paura a tutti.

Il Nagorno-Karabakh è una polveriera da quasi un secolo, da quando nel 1923 Stalin assegnò l’enclave popolata in prevalenza da armeni cristiani alla giurisdizione dell’Azerbaigian musulmano. Fu il primo conflitto etnico che, nel 1988, esplose nel blocco sovietico, infrangendo il mito che il socialismo aveva vinto il nazionalismo e innescando il domino che avrebbe distrutto l’Urss e la Jugoslavia. La guerra tra armeni e azeri è durata fino al 1994, facendo almeno 30 mila morti e centinaia di migliaia di profughi: in Armenia non sono rimasti più azeri e dall’Azerbaigian dopo i pogrom di Baku con decine di morti sono scappati praticamente tutti gli armeni.

Sorgente: Piccole guerre crescono: Nagorno Karabakh e Caucaso – Remocontro

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