Noi, le madri dei terroristi – l’Espresso

28 Marzo 2016 0 Di macwalt

espresso.repubblica.it – Noi, le madri dei terroristi. Reportage esclusivo da Molenbeek, il quartiere di Bruxelles fucina di jihadisti. “Ecco come i nostri figli ci hanno lasciato per abbracciare la causa dello Stato islamico” – di Davide Lerner

Casa per casa, scuola per scuola, centro culturale per centro culturale. Le madri dei jihadisti di Molenbeek, i giovani che si sono convertiti all’Islam violento da uno stile di vita laico e in alcuni casi persino libertino, hanno deciso di combattere l’ultima battaglia per i propri figli: capirli.

Solo così, spiega Saliha Ben Ali, una delle più attive, possiamo salvare altre mamme dal “fare la nostra stessa fine, diventare come noi orfane d’enfants”. Casa per casa, scuola per scuola, l’Espresso ha voluto seguirle, nel reportage in edicola da venerdì 25 marzo e online su E+ , per raccontare i loro incontri privati, le loro iniziative e le loro storie dai luoghi nascosti di questo quartiere d’immigrati alle porte di Bruxelles.

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“Dimenticatevi la religione, è il disagio sociale che ce li porta via”, dice una di loro a pochi passi dalla Place Communale, neanche due minuti a piedi dalla casa bianca del civico 30 dove abitava la famiglia Abdeslam. “Ora l’insistenza dei giornalisti ha costretto la famiglia a trasferirsi, è da novembre che vengono a caccia di terroristi fregandose della realtà sociale di questo comune”, dice Jamila Hamdaoui, una delle responsabili del gruppo “Les Parents Concernés” (genitori preoccupati).

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Noi, le madri dei terroristi

I loro figli sono nati e cresciuti in Belgio. Poi si sono radicalizzati e sono andati a combattere per l’Is. E tornano per compiere stragi, come quella del 22 marzo. I racconti, il dolore e la lotta delle donne che li hanno messi al mondo

Schivando i bar pieni di soli uomini, che sorseggiano il tipico thé alla menta ignorando le loro donne che portano avanti una battaglia di civiltà, le signore anti-jihad si danno da fare in modo frenetico. Quasi fossero tarantolate, combattono affinché i giovani foreign fighters che da qui partono per unirsi a Daesh in Siria e Iraq “la smettano di comprare biglietti di sola andata per le loro tombe”.

Sorgente: Noi, le madri dei terroristi – l’Espresso

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