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Non si commissaria l’autogestione – Comune-info

Foto tratta dalla pagina facebook di Dinamo press. Dopo l’occupazione del dipartimento Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione del Comune di Roma (piazza Giovanni da Verrazzano, Ostiense) è partito il corteo #RomaNonSiVende che ha annunciato una manifestazione cittadina per il 19 marzo

Articolo di appello

Immediato Stop agli sgomberi e revoca della delibera 140 per un regolamento nuovo dell’uso civico degli spazi: sono le richieste di un appello promosso da diversi spazi sociali romani, minacciati di sgomberi, sigilli, lettere di sfratto. Per protestare contro la repressione in corso, con la città commissariata, lunedì mattina è stato occupato il dipartimento “Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione” del Comune di Roma. Di seguito il testo dell’appello che è possibile firmare in diversi luoghi della città, tra cui il Laboratorio sociale autogestito 100 celle (viale della Primavera, 319/B, 348 4505864).

 

Che Roma sarebbe senza gli spazi sociali. Appello

Tante esperienze sociali e servizi di questa città sono minacciate da comunicazioni e procedure amministrative, sgomberi, mancati rinnovi di concessioni a canone sociale, sigilli, lettere di sfratto. Una aggressione mirata  a smantellare le esperienze comunitarie e sociali, mascherata da operazione legalitaria, di “valorizzazione e vendita degli immobili non utili ai fini istituzionali”,  per il rientro del debito della città.

Di questa operazione si fa carico in modo arrogante il Commissario Tronca, affiancando alla via repressiva la via burocratica-amministrativa, di cui sono esecutori i Dirigenti Comunali che, sotto l’occhio delle indagini della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti, si affannano, dopo anni di collusioni  e strizzatine agli amici, per non incorrere in  responsabilità amministrative e contabili, a inviare lettere di sgombero bonario e forzoso e ad avanzare richieste spropositate di denaro a realtà sociali che non lucrano sulle loro attività e che non saranno mai in grado di soddisfare.

Roma è diventata spazio di sperimentazione per pratiche di eccezionalità giuridica e si trasforma in un Commissariato che sforna ricette di lacrime e sangue (Documento Unico di Programmazione) e disegna una città per i prossimi anni, indipendentemente dalla politica che verrà, irrimediabilmente più povera di servizi pubblici (asili nido, linee di trasporto, raccolta dei rifiuti, canili), di lavoratori-trici, di patrimonio pubblico alienato per fare cassa … così quando tutto sarà privato saremo privati di tutto.

Le esperienze che vogliono sgomberare sono nate dall’iniziativa dei cittadini, che si sono autorganizzati, restituendo alla città decine di spazi del patrimonio pubblico abbandonati e fatiscenti, facendoli diventare luoghi accoglienti, esperienze comunitarie, educative, culturali, sociali. Hanno contrastato, in questi anni, attraverso il mutuo aiuto, la solidarietà e la gestione comunitaria del patrimonio pubblico, l’abbandono dei quartieri, la solitudine, la riduzione dei servizi, il consumismo pervasivo, la frammentazione sociale, l’egoismo dell’ideologia neoliberista, la perdita del lavoro e la precarietà, fuori da ogni intrallazzo con la politica e da opportunismi di ogni dove.

Dopo decenni di vita, gli spazi sociali autogestiti, costituiscono un riferimento irrinunciabile, per questa città e i cittadini di tutte le età, sono un Bene Comune da difendere senza se e senza ma…

Lanciamo un appello alla città ai cittadini tutti che amano Roma, agli abitanti delle periferie, a quelli che hanno attraversato gli spazi sociali, ai ricercatori, agli artisti, agli educatori e agli ambientalisti, agli intellettuali e agli urbanisti, ai lavoratori e ai precari del Comune di Roma; a tutti coloro che hanno a cuore la città, la difesa del patrimonio pubblico e la democrazia.

Immediato Stop agli sgomberi degli spazi sociali e delle occupazioni abitative in situazione di morosità incolpevole

Non siamo in debito Vantiamo un credito – Moratoria giubilare

Revoca della delibera 140 per un regolamento nuovo dell’uso civico degli spazi

Roma non si vende – Roma si difende

DA LEGGERE

Creare beni comuni e mondi nuovi George Caffentzis e Silvia Federici

Ovunque gli spazi urbani vengono privatizzati, le strade commercializzate ed è proibito persino sdraiarsi su di una spiaggia senza pagare. I fiumi intanto vengono contenuti dalle dighe, le foreste disboscate, l’acqua imbottigliata e messa sul mercato, i sistemi di conoscenza tradizionali saccheggiati attraverso norme di proprietà intellettuale e le scuole trasformate in imprese volte al profitto. Ciò spiega perché l’idea dei beni comuni esercita una forte attrattiva sull’immaginario collettivo. Del resto, in ogni angolo del mondo gruppi di persone hanno cominciato a costruire insieme beni comuni: orti urbani, banche del tempo, gruppi di acquisto solidale, monete locali, licenze “creative commons”, pratiche di baratto, cucine popolari, esperienze di pesca comunitaria… Creare e difendere beni comuni è più di un argine contro gli assalti neoliberisti alle nostre vite. È la forma embrionale di un modo diverso di vivere, è il seme di una società oltre il mercato e lo stato. “Il nostro compito è comprendere come possiamo connettere queste diverse realtà – spiegano in questo splendido saggio George Caffentzis e Silvia Federici – E come possiamo assicurarci che i beni comuni che creiamo siano realmente trasformativi delle nostre relazioni sociali e non possano essere cooptati”

Sorgente: Non si commissaria l’autogestione – Comune-info

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