“La Solidarietà di Pireo”-Di Argiris Panagopoulos

1 Febbraio 2016 0 Di ken sharo

“La Solidarietà di Pireo”:
Aspettando gli attivisti del PRC, dell’Associazione Italia Grecia di Cuneo e dell’ARCI “La Poderosa” di Torino
Donazione di 3.200 euro dall’Italia solidale
Di Argiris Panagopoulos

La solidarietà ha una piazza nel centro di Pireo. Non a caso di fronte alla sede de “La Solidarietà di Pireo”, che con le sue lotte ha costretto il Comune di riconoscere il valore della solidarietà. “La Solidarietà di Pireo” rappresenta uno dei migliori esperimenti di resistenza sociale contro la crisi. In meno di quattro anni ha potuto creare una vera e propria cultura di solidarietà in un delle zone più disastrose delle Grecia, il grande porto di Pireo e i suoi quartieri popolari colpiti duramente dalla disoccupazione e la disgregazione sociale, offrendo anche un enorme aiuto alle ondate di profughi e immigrati che hanno trovato nelle banchine del porto cibo, vestiti, assistenza medica e tanto calore umano dai volontari delle strutture di solidarietà di Pireo, di Atene e della regione di Attica.
La Rifondazione Comunista Nazionale e quella di Torino e di Cuneo hanno fatto una campagna di solidarietà per “La Solidarietà di Pireo”, nella quale sono aggiunti l’ARCI Poderosa di Torino e l’Associazione Italia – Grecia di Cuneo. Una quindicina di militanti di Rifondazione di Torino e di Ivrea e dell’Associazione Italia – Grecia di Cuneo hanno visitato il 23 gennaio “La Solidarietà di Pireo” portando come “regalo” 3.200 euro, indispensabili secondo i volontari greci per pagare affitti e bollette.
Qualche settimana prima abbiamo fatto un collegamento via Skype con la Rifondazione di Cuneo, dove sono stati raccolti 500 euro in una cena sociale. Poco prima di iniziare il collegamento gli attivisti “solidali” di Pireo hanno spiegato in modo molto semplice il loro lavoro di cui sono fieri e orgogliosi. Una discussione che in parte si è allargata molto di più grazie all’interesse degli attivisti italiani durante loro visita il 23 gennaio.
Sperando che la chiacchierata con gli attivisti di Pireo può essere utile per far capire lo spirito del movimento di solidarietà contro la crisi in Grecia pubblichiamo le risposte che ci hanno dato il suo coordinatore Kostas Karas, la responsabile delle strutture d’istruzione e dei vestiti Keti Methoni e la cassiere e coordinatrice del gruppo di cucina collettiva Irene Katsikadi.
“La Solidarietà di Pireo” ha un sito (solidaritypeiraias.gr) e un contro corrente nella Banca Nazionale Greca, National Bank of Greece, con
IBAN: GR6701101900000019029618816 e
SWIFT (BIC): ETHNGRAA.
Conto che ha bisogno di essere sostenuto con passione e convinzione per il lavoro che si svolge.

ARGIRIS PANAGOPOULOS, giornalista di “Avgi”: Come è nata e cresciuta “La Solidarietà di Pireo”?
KOSTAS KARAS, coordinatore di “La Solidarietà di Pireo” e impiegato nel settore privato: “La Solidarietà di Pireo” attraversa già il suo quattro anno di vita e questo momento sta sperimentando iniziative nuove e di avanguardia dentro il mondo delle strutture di solidarietà nella Regione di Attica, che è la più grande del paese, cercando di funzionare con una sua struttura alternativa locale. “La Solidarietà di Pireo” cerca di far applicare la reciprocità dentro i movimenti di solidarietà con il concetto “tu offri – tu prendi”, o meglio tu offri delle ore della tua vita e in cambio prendi alimenti. Da cinque mesi abbiamo formato dei gruppi che lavorano con questo concetto e siamo molto vicino per far mettere in “carta stampata” la nostra esperienza. Non so se sarà un coupon o una “moneta”. Il suo nome è “Porto°, come il nostro porto di Pireo che siamo affezionati.
Dopo tre anni di lotte per le strutture di solidarietà siamo arrivato al punto di capire che il nostro principale nemico è la disoccupazione. Per poter far avanzare questa struttura alternativa abbiamo creato dei laboratori che partecipano disoccupati, pensando che loro possono avere anche uno reddito vero. I primo passi che abbiamo fatto gli ultimi due mesi ci hanno incoraggiato. Abbiamo creato un laboratorio che produce biscotti, un laboratorio di artigianato, uno che produce detersivi e saponi e un laboratorio di vestiti.
Questi laboratori stanno dentro “La Solidarietà di Pireo” e aumentano il valore della nostra “moneta”, il “Porto”, cercando pero di dare anche veri euro alle persone che partecipano a queste esperienze. Il nostro obiettivo è di creare un reddito per chi lavora, che prende una parte, un’altra parte la prende “La Solidarietà di Pireo”, una va ai costi ed una al venditore.
Ora siamo in una fase di gestire il meglio possibile le nostre strutture, perché c’è una grande partecipazione e dobbiamo rivedere le nostre azioni. Solo nel settore degli alimento vogliamo allargare in nostro campo di azione in altre 40 persone. Avevamo cominciato offrendo pasti a 120 persone quattro volte la settimana, mentre ora siamo arrivati alle 160 persone e pensiamo di allargare l’offerta dei nostri servizi su tutti i sette giorni della settimana.
“La Solidarietà di Pireo” è una rete di sostegno sociale, cerca di aiutare attraverso le sue strutture di solidarietà tutte le persone coinvolte e distribuire alimenti anche a persone che non possono aiutare ma che siamo certi che hanno veramente bisogno del nostro aiuto.
KETI METHONI, responsabile strutture di Istruzione e dei vestiti, pensionata del settore bancario: Per quello che riguarda il settore dell’Istruzione abbiamo creato delle classi gratuite di sostegno per ragazzi che i loro genitori non possono assumere il peso di ulteriori spese , abbiamo creato dei corsi di lingua inglese e francese e dei corsi di sostegno per superare l’esame di ammissione all’università. Abbiamo da tre anni classi di sostegno per il ginnasio e il liceo e per i ragazzi con bisogni speciali.
Siamo molto orgogliosi dal fatto che i ragazzi che hanno partecipano questo anno all’esame per prendere il diploma “lower” in inglese hanno avuto un successo del 100%! Quest’anno abbiamo speso più di 1000 euro per comprare i libri costosi per i libri dei corsi di lingua perché i genitori dei ragazzi non possono permettersi nemmeno questo. Facciamo un lavoro di qualità. Quest’anno abbiamo più di settanta alunni e una ventina di insegnanti. Abbiamo inoltre lezioni di artigianato e di balli.
Per quando riguarda i vestiti abbiamo cominciato con questo piccolo spazio sotterraneo che abbiamo nella nostra sede, mentre ora abbiamo anche un magazzino ancora di almeno 500 mq. “La Solidarietà di Pireo” è stata in gradi di coprire i bisogni dei rifugiati e i profughi della zona, i bisogno dei carcerati e specialmente con il carcere vicino di Koridalos e abbiamo aiutato con vestiti anche altre strutture di solidarietà in tuta Grecia. Abbiamo partecipato alle iniziative di solidarietà a Kobane, la nostra amata Palestina e a Madagascar.
Oggi abbiamo cosi tanti vestiti che lavoriamo anche per il loro riciclo, perché non abbiamo dove metterli. Cosi abbiamo trovato delle ditte che riciclano i nostri vestiti e ci danno in cambio coupon di alimenti.
Abbiamo una partecipazione molto attiva a tutte le iniziative di ricevimento dei profughi che arrivano al porto di Pireo, nella “Panpiraiki”, e siamo stati dei protagonisti in tutti i movimenti sociali, dal movimento antifascista, visto che a due passi da noi i criminali di Alba Dorata hanno assassinato Fyssas, al movimento contro il pignoramento della prima casa dalle banche, al movimento contro le privatizzazioni, con moltissime iniziative e specialmente contro la privatizzazione dell’acqua.
Abbiamo anche molte attività culturali, abbiamo organizzato tra le altre cose un grande concerto di autofinanziamento e tre grandi mostre di fotografia.
IRENE KATSIKADI, cassiere e coordinatrice del “gruppo di cucina collettiva”, dei fondatori de “La Solidarietà di Pireo” e pensionata: Nessuno di noi poteva aspettare tre anni fa che “Solidarietà di Pireo” allargava cosi tanto le sue iniziative. Abbiamo cominciato organizzando la “cucina collettiva” un giorno la settimana e ora siamo arrivati ad organizzarla quattro giorni e speriamo che presto saremo in piazza tutti i sette giorni della settimana.
La “cucina collettiva” si svolge alla piazza di fronte la nostra sede. Tra l’altro il nostro lavoro è stato riconosciuto anche dal Comune di Pireo, che dopo le nostre pressioni ha cambiato il nome della piazza che si chiama anche ufficialmente in “Piazza di Solidarietà”. È stata una grande conquista del nostro movimento. La solidarietà fa ormai parte della cultura e della storia della nostra città grazie ai suoi cittadini!
Quattro volte la settimana portiamo alla “Piazza di Solidarietà” le nostre cucine e prepariamo tutto in mezzo alla piazza. Gli alimenti sono stati raccolti dai nostri gruppi che vanno fuori dai supermercati e la gente gli offre quello che vogliamo. Inoltre molte persone del mercato ortofrutticolo ci offrono frutta e verdura, e dal mercata del pesce ci offrono pesce fresco di giornata. Ci sono stati momenti che abbiamo avuto più di 1,5 tonnellate di pesce da cucinare e distribuire!
La nostra “cucina collettiva” è organizzata con la partecipazione di tutti perché abbiamo il moto “aiuto – prendo”. Attraverso la loro offerta di aiuto le persone si sentono socialmente utili e abbiamo visto che questo tipo di partecipazione attiva fa molto bene anche alla psicologia delle persone che partecipano. Le persone si sentono utili di fronte ai sentimento contrari che alimenta la disoccupazione. Attraverso il nostro °Porto” prendono gli alimenti o i servizi che gli corrispondono. La “cucina collettiva” si organizza i quattro giorni della settimana da sei a nove persone e prepara fino a 120 pasti. Per più di tre anni andiamo ogni sabato fuori dagli stessi supermercati e diamo alla gente un volantino con gli alimenti che abbiamo bisogno. La gente ci conosce molto bene e ci lascia gli alimenti.
Per quando riguarda i fondi “La Solidarietà di Pireo” si trova al limite: Non abbiamo aiuti né dal comune o lo stato né da ricchi “benefattori”. Il nostro finanziamento si basa sulle quote dei nostri membri e la raccolta dei soldi nelle iniziative che facciamo. Per noi anche un euro ha un valore molto grande perché abbiamo l’affitto, la elettricità, le spese condominiali e per il magazzino che abbiamo. Meno male che abbiamo messo tantissimo lavoro nostro e autofinanziato per far funzionale la nostra sede.
ARGIRIS: Pireo è stato colpito duramente dalla crisi e specialmente la sua periferia. In Italia a volte cito il vostro esempio perché ci sono quartieri di Roma, di Torino o di Napoli che si trovano in peggiori condizioni dei peggiori quartieri di Atene, di Pireo o di Salonicco ma non c’è questa solidarietà…
KOSTAS: Capisco molto bene questo che dici. Pireo è la città greca con la maggiore disoccupazione. Quando siamo arrivati alla “era dei memorandum” il nostro porto è stato colpito per primo. La nostra gente che lavora al mare, dai portuali ai marinai, erano i primi ad essere licenziati. La zona portuale e industriale si sono trovate per terra.
Quando abbiamo pensato di fare la “cucina collettiva” avevamo pensato specialmente alla gente del mare. In realtà sono arrivati subito i senza tetto, che venivano tutti al porto. Nel tempo abbiamo capito che le persone che il neoliberismo voleva buttare ai margini della società togliendole il lavoro hanno trovato a noi un punto di riferimento e di aggregazione sociale, un sostegno sociale. Questa per noi è una gioia molto più grande anche dalla… “cucina collettiva”.
Abbiamo dato alla gente la sensazione che appartengono ad una comunità di persone che gli vuole cosi come sono, che molte di loro hanno gli stessi problemi. Abbiamo rotto la loro marginalizzazione e abbiamo fatto prassi quotidiana il nostro moto “nessuno solo alla crisi”.
Chi si trova di fronte alla disoccupazione si trova di fronte ad uno shock iniziale, perde la terra sotto i suoi piedi, in secondo luogo comincia di abituarsi e nel terzo stadio impara a vivere cosi. Noi siamo entrati tra il primo e il secondo stadio e cerchiamo di intervenire in questa fase speciale. Non vogliamo che le persone si rassegnano ai margini della società e della vita.
IRENE: Una parte e anche abbastanza grande delle persone che vengono a prendere i nostri pasti sono ex commercianti, perché sono moltissimi i negozi che sono stati chiusi a Pireo. Sono persone della vecchia classe media che si è degradata al livello di sottoproletariato.
ARGIRIS: Ho visto che i negozi del centro di Pireo soffrono molto. Che succede pero nelle periferie?
KOSTAS: Gran parte della gente coinvolta alla “Solidarietà di Pireo” proviene da Keratsini e Kaminia, i quartieri più popolari e degradati di Pireo. Dentro “La Solidarietà di Pireo” abbiamo i nostri valori, i nostri diritti e doveri che sono decisi nelle assemblee generali e sono uguali per tutti, per poter cambiare la nostra “moneta” alternativa.
Ogni “solidario”, come chiamiamo i nostri aderenti, ha quattro obblighi e cinque sei diritti. Il primo obbligo è di dedicare quattro ore della settimana per “La Solidarietà di Pireo”. Il secondo obbligo è di passare da un gruppo di psicologi sociali, come mi piace chiamarli, per vedere come ognuno può lavorare dentro una collettività, il terzo di passare dai sociologi per vedere rispetto alle sue conoscenze, abilità, interessi, mestiere ecc. di vedere dove può essere impegnato e il quarto obbligo è di essere presente all’assemblea generale de “La Solidarietà di Pireo” che di organizza ogni fine del mese per discutere del lavoro svolto e preparare le attività per il prossimo periodo.
Nei suoi diritti si prevede il cambio si un “porto” con un euro e cosi può prendere ogni settimana due sacchetti di supermercato pieni di alimenti con valore medio di 28 porto o euro. Cosi può prendere alimenti per quasi 120 euro al mese, che sono di più di quelli che offre per esempio il governo a chi non ha redditi o si considera povero. Il fatto che possiamo garantire gli alimenti ha fatto crescere la partecipazione di “solidari”. “La Solidarietà di Pireo” non regala niente a nessuno. Le persone prendono di diritto quello che gli spetta dal lavoro svolto. Se ci sono figli nella famiglia del “solidario” ha il diritto di portare ai nostri corsi gratuitamente i suoi figli. Per di più ha il diritto di andare agli ambulatori medici e farmaceutici sociali su indicazione de “La Solidarietà di Pireo”, di fare gratuitamente analisi di sangue nelle strutture di sanità pubblica che abbiamo contatti, non deve comprare mai più vestiti perché gli può prendere direttamente dai nostri magazzini e infine ha consulenza legale, specialmente su problemi che riguardano la casa, il lavoro ecc.
KETI: La “Solidarietà di Pireo” ha avuto un successo perché è una struttura dinamica e non statica, si trasforma, cambia e si espande nel tempo. Le persone si sentono utili, utilizzano le cose che sanno fare. Non siamo come la chiesa che offre come elemosina delle cose alla gente. Stiamo combattendo l’idea che le persone rimandano agli altri la soluzione dei loro problemi. Intanto offriamo uno spazio a tate persone per fare quello che gli piace.
ARGIRIS: Come sono le vostre relazioni con le istituzioni, movimenti, partiti e la gente?
KOSTAS: Siamo aperti e parliamo con tutti. Abbiamo buone relazioni con il comune. “La Solidarietà di Pireo” non è una cosa chiusa e settaria.
IRENE: Abbiamo avuto delle difficoltà per avere il riconoscimento del comune e cambiare il nome della piazza che facciamo la cucina in Piazza di Solidarietà.
KETI: Qui sono tutti benvenuti, come in tutte le strutture di solidarietà indipendentemente dalla nazionalità, la religione, la razza o l’orientamento sessuale delle persone. L’unico “pregiudizio” che abbiamo è verso i neonazisti dell’Alba Dorata e la loro ideologia, il razzismo, la xenofobia e il sessismo. È l’unica linea rossa che abbiamo.
KOSTAS: Dentro “La Solidarietà di Pireo” ci sono persone da diversi partiti. Ognuno di noi lascia la sua tessera o appartenenza partitica alla nostra porta e qui dentro è de “La Solidarietà di Pireo”.
IRENE: La solidarietà non può avere bandiere. Certo siamo di sinistra e si vede ma nessuno più pensare o dire che “La Solidarietà di Pireo” appartiene a SYRIZA o ad un altro partito. Siamo una struttura indipendente ed autonoma che lavora in rete con altre strutture di solidarietà che lavorano per raggiungere gli stessi fini.
KOSTAS: La “Solidarietà di Pireo” ha la sua sede centrale, dove nel sotterraneo mettiamo vestiti. Il piano rialzato lo abbiamo trasformato in magazzino alimentare. Nel piano terra abbiamo la segreteria, la cucina e spazio per lasciare della cose in modo provvisorio prima di sistemarle. Per la nostra sede paghiamo da un anno un affitto relativamente basso e le bollette.
Una ex deputata di Sinistra Democratica ci ha offerto un sede in un piano con se sale per mettere i corsi di sostegno scolastico, di lingue, di ballo e di informatica e noi dobbiamo pagare solo le bollette, i materiali e il lavoro per aggiustarlo.
Inoltre ci hanno offerto un grande magazzino per i vestiti, dove si preparano anche le scatole di vestiti che dobbiamo inviare ai profughi gratuitamente grazie alla disponibilità di agenzie di trasposto. Dentro il magazzino abbiamo cominciato di mettere macchine da cucire per riaggiustare dei vestiti e venderli con il marchio de “La Solidarietà di Pireo” e garantire un reddito alle persone che lavorano. “La Solidarietà di Pireo” raccoglie e invia per lo meno il 40% o il 50% dei vestiti di tutte le strutture di solidarietà in Grecia. Nello stresso momento abbiamo trovato una ditta di riciclaggio di vestiti in Germania per la fabbricazione di mobili che ci dà in cambio buoni da spendere in un supermercato. Ogni volta inviamo 750 kg o 1,5 tn di vestiti in Germania per la fabbricazione di divani e ci manda buoni per prendere generi alimentai dal supermercato che abbiamo indicato.
Praticamente siamo diventati un “nodo” per i vestiti e per gli alimenti. Oggi possiamo offrire alimenti ance ad altre strutture di solidarietà della zona e qualche volta anche alle comunità musulmane e specialmente per quando riguarda la distribuzione del pesce. Una volta un quattro ore avevamo distribuito ad altre strutture di solidarietà quasi una tonnellata e mezza di pesce fresco.
In una parte del magazzino si depositano attrezzature mediche che arrivano da altre parti della Grecia, dalla Germania, la Francia o la Svizzera e noi le controlliamo prima di inviarle agli ambulatori medici sociali. “La Solidarietà di Pireo” non ha sue strutture mediche pero collabora con gli ambulatori sociali e raccoglie medicine per le farmacie sociali. Lavoriamo anche dentro il porto passeggeri di Pireo alla zona che arrivano le navi con i profughi, dove abbiamo creato un sala per la mensa e gli alimenti, una sala per i vestiti e ambulatori medici.
Un nostro compagno ci ha lasciato un piccolo camion, ma sempre il costo è altro perché dobbiamo pagare il carburante, il bollo, l’assicurazione, le revisioni ecc. Questo camion ci ha salvati specialmente per affrontare la questione dei profughi, perché il ministro della Marina mercantile Dritsas ci ha offerto dentro il porto di Pireo spazio per mettere strutture di accoglienza ai profughi ma noi dobbiamo essere in grado di rifornire queste strutture in modo continuo.

Sorgente: C’è vita a Sinistra

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