Etruria, il ruolo di Consob e Bankitalia finisce sotto la lente della magistratura – La Stampa

16 Dicembre 2015 0 Di luna_rossa

Nel mirino obbligazioni per 375 milioni. I risparmiatori presentano esposti. La stretta dei pm: l’ex presidente Rosi indagato anche per false fatturazioni

gianluca paolucci
inviato ad arezzo

Il ruolo degli ex amministratori e sindaci nel dissesto di Popolare dell’Etruria, ma non solo. Secondo quanto trapela, anche il ruolo delle autorità di vigilanza è al vaglio degli inquirenti, pur se al momento non sarebbero emerse irregolarità. In particolare, sarebbe all’attenzione la ricostruzione dei controlli sulla vendita dei bond subordinati allo sportello, il punto maggiormente contestato dai risparmiatori.

 

LA VIGILANZA

Al momento, dall’esame degli atti redatti dalla vigilanza di Bankitalia non emergerebbero rilievi mossi dall’autorità sulle emissioni delle varie obbligazioni di Banca Etruria. Si tratta di dieci emissioni per 375 milioni di euro in totale, che sono state esaminate nella varie ispezioni condotte sull’istituto solo per quanto riguarda la loro valutazione ai fini del bilancio del gruppo bancario. Diverso il ruolo della Consob, alla quale spetta un compito di tutela del mercato anche in relazione ai titoli di debito emessi dalle banche. Secondo quanto ricostruito, la Commissione non ha mosso rilievi sulle emissioni dell’istituto né ha segnato all’autorità giudiziaria fatti suscettibili di accertamento in sede penale.

 

 

GLI ESPOSTI

La vicenda del collocamento delle obbligazioni subordinate e del loro azzeramento come conseguenza del decreto del 22 novembre scorso sarà adesso oggetto di ulteriori accertamenti, dopo che un nutrito gruppo di risparmiatori, coordinati da Federconsumatori, ha presentato alla procura di Arezzo una serie di esposti. Esposti attesi dal procuratore Roberto Rossi proprio per dare il via ad nuovo filone d’indagine che si aggiunge ai tre già esistenti.

 

GLI INDAGATI

Il primo troncone contesta il reato di ostacolo alla vigilanza a carico di Giuseppe Fornasari (ex presidente), Luca Bronchi (ex Dg) e David Canestri (responsabile rischi della banca), oltre alla banca stessa ai sensi della legge 231 sulla responsabilità penale delle persone giuridiche. Il secondo riguarda le false fatture emesse e viene contestato a Bronchi, Fornasari e anche al suo successore Lorenzo Rosi. Inoltre, risultano indagati anche Fabio Palumbo ed Ernesto Mocci, rispettivamente presidente e ad di Methorios Capital, destinataria dei 230 mila euro di una consulenza secondo il pm inesistente, ma servita per far arrivare denaro ad uno dei soggetti (Methorios, appunto) coinvolti nell’operazione Palazzo della Fonte. Si tratta della vendita degli immobili strumentali del gruppo ad un consorzio (Palazzo della Fonte, appunto), i cui soci sarebbero stati finanziati per 10,2 milioni dalla banca stessa. Inoltre, la banca avrebbe anche fornito garanzie per il finanziamento da 49 milioni di euro concesso da un pool di 11 banche con capofila Bper.

 

I PRESTITI FACILI

Infine l’ultimo filone, quello più recente e sotto molti aspetti più delicato, che riguarda le operazioni compiute in conflitto d’interesse dal vecchio cda poi decaduto in seguito al commissariamento. Anche questo filone prende spunto dalle segnalazioni di Bankitalia, che cita 185 milioni di affidamenti ai consiglieri, dei quali 18 milioni finiti in sofferenza. Indagati in questo fascicolo sono Rosi, presidente anche della coop La Castelnuovese, e l’ex consigliere Luciano Nataloni. In entrambi i casi si tratta di prestiti concessi dalla banca a società legate ai due consiglieri: la Città di Sant’Angelo, che doveva realizzare un outlet nei pressi di Pescara con La Castelnuovese incaricata dei lavori insieme alla coop emiliana Unieco. E la Td Group, legata invece a Nataloni e destinataria di un prestito da 5,2 milioni di euro finito in sofferenza.

Sorgente: Etruria, il ruolo di Consob e Bankitalia finisce sotto la lente della magistratura – La Stampa

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