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Violare il patto di stabilità? Sì, se sganci più bombe e fai tanti morti. L’orribile ricetta Ue secondo Valls – ControLaCrisi.org

controlacrisi.org – Violare il patto di stabilità? Sì, se sganci più bombe e fai tanti morti. L’orribile ricetta Ue secondo Valls – Autore: paolo andreozzi

Dunque violare il Patto di Stabilità si poteva, si può. L’ha detto Valls.
Non per risanare, beninteso, l’assetto idrogeologico di un Paese dell’Unione, né per metterne in sicurezza l’edilizia scolastica, né per assumere medici e infermieri nel Servizio Sanitario Pubblico, né per creare occupazione nella salvaguardia e fruizione del patrimonio culturale e paesaggistico, né per alzare le pensioni, né per il reddito minimo garantito, né per quello di dignità, né per un programma di edilizia popolare, né per finanziare la ricerca scientifica, né per non far crepare la produzione artistica, né per la giustizia, né per i trasporti, né per le infrastrutture, né per la Rete, né per la mondezza, né per l’ambiente, né per il solare, né per gli acquedotti, né per la solidarietà, né per l’accoglienza.

No. Per tutto questo bisogna tagliare, e caso mai privatizzare, perché lo dice il Patto di Stabilità.
Invece per più soldati e poliziotti nelle strade, più fucili e più bombe in mano allo Stato, del Patto di Stabilità ce ne freghiamo.
Vuoi mettere? Si può, e anzi con questi chiari di luna si deve, sforare il Patto anziché per formare e assumere come pubblico dipendente al servizio della collettività un agricoltore, un edile, un operaio, un artigiano, un cuoco, un maestro, un dottore, uno scienziato, un professore, un tecnico, un inventore, un artista, un professionista, un comunicatore, un facilitatore, un cooperante, un allietatore della vita di tutti i giorni – il Patto, lo si sfora e i soldi pubblici magicamente si trovano per formare e inquadrare qualcuno che spara, qualcun altro che dà ordini a chi spara, e qualcun altro ancora che tiene tirate a lucido armi e divise del primo e del secondo.

Passi da gigante per l’Umanità, senza dubbio.
Bastava dirlo.
Senza che facevate morire ammazzati 130 poveri cristi e criste l’altra notte a Parigi.
L’ha detto Valls, Primo Ministro, e il connazionale Moscovici ‘Ministro dell’Economia’ dell’Unione, solitamente così occhiuta e arcigna su ogni paventata infrazione dei diktat della Troika (vedi Memorandum greco et similia), ha subito chiosato che “in questo momento terribile la sicurezza dei cittadini in Francia e in Europa è la priorità assoluta e la Commissione lo capisce pienamente.”

La guerra è un grandissimo affare, oltre che un formidabile principio d’ordine sociale. Pleonastico scomodare il bel film di Sordi del 1974, o la fulminante battuta di Warren Beatty in Reds del 1981 (“Mister Jack Reed, perché secondo lei è scoppiata la guerra in Europa?” “Profitti.”). Basta vedere l’andamento dei mercati appena dopo le parole di Valls e Moscovici: tutti ampiamente in positivo con Parigi a +2.77%, trainati dai titoli legati alla difesa, Finmeccanica +5.43%, la migliore di Piazza Affari, Thales +3.56%, Airbus +4.27%, Bae Systems +1.96%, bene Lockheed Martin, Boeing eccetera.

La grande stampa, dal canto suo, è sempre più embedded. Cito a esempio la bella firma del grande giornale moderato nazionale; scrive Polito sul Corriere che “il pacifismo resta una nobile opzione morale, ma non è più una risposta realistica di fronte a chi ci dichiara guerra, o a chi ci chiede […] di aiutarlo in guerra. […] Essere pacifisti in un mondo così bellicoso, mentre sono in corso una cinquantina di conflitti e mentre le vittime di molti di quei conflitti sbarcano ogni giorno sulle nostre spiagge, non è una opzione politica. Quando la guerra era un metodo di risoluzione delle controversie internazionali, l’abbiamo ripudiata. Ma che facciamo se diventa una necessità di autodifesa, se abbiamo bisogno come oggi di qualcuno che contempli l’uso, proporzionato e legittimo quanto si vuole, della forza militare contro chi arma gli uomini-bomba?

Oppure prendiamo l’internazionalismo, vero discrimine tra sinistra e destra fin dal loro sorgere nel fuoco della Rivoluzione francese, valore poi sconfinato in un sogno irenico di cosmopolitismo, nell’utopia di società europee così multiculturali da non rendere più distinguibile la cultura degli indigeni. Onestamente, non è discorso proponibile a opinioni pubbliche sconvolte dalla paura, scioccate dalle proporzioni delle migrazioni, preoccupate di veder sparire le loro radici e il loro stile di vita in un magma indistinto di relativismo culturale, nel quale anche esporre un crocifisso può diventare offensivo.”

Da brividi, vero?
Anche perché se questo è il mainstream moderato e razionale, figuriamoci gli estremisti! E adesso che passa l’idea che dinanzi alla guerra dichiarata il monolitismo economico dell’Unione viene meno, mi aspetto che tutti i ‘sovranisti monetari’ (dall’estrema destra ai populisti à-la-Grillo, e perfino qualche sacca di ‘compagni che sbagliano’ dalle mie stesse parti) prendano l’occasione al volo e salgano per una ragione in più sul treno dell’interventismo.

Sembra il 1914/15, sempre più.
E noi compagni ‘che non sbagliamo’, cosa sceglieremo domani: la democrazia o la pace?
Ma soprattutto, se e quando avremo scelto, ce l’abbiamo la voce per dire la nostra decisione? Che si senta, che sia ascoltata, che prenda parte al dibattito epocale, che vi incida?
…C’è una domanda di riserva?

Sorgente: Violare il patto di stabilità? Sì, se sganci più bombe e fai tanti morti. L’orribile ricetta Ue secondo Valls – ControLaCrisi.org

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