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Milano come il villaggio di Asterix

asterix villaggio

È notevole come in due delle principali città in cui si voterà la primavera prossima – Milano e Napoli – si stiano plasticamente mostrando le convulsioni del centrosinistra: cioè di quella creatura che in Italia è nata nel ’95 e da allora ha governato un paio di volte
il Paese oltre a moltissimi municipi, diverse regioni etc.

A Napoli il centrosinistra è morto ufficialmente ieri. Oddio, lì era in agonia da tempo ma l’atto di decesso formale è stato appena firmato dalla segreteria del Pd, con l’annuncio che farà le primarie insieme al centrodestra.

Solo tre-quattro anni fa avremmo considerato un’ipotesi del genere un assurdità Ogm, una cosa contronatura: il principale partito della sinistra che fa le primarie con Alfano, il figlioccio di Berlusconi.

Adesso la cosa passa quasi come scontata.

In mezzo ci sono stati tre esecutivi (Monti, Letta, Renzi) in cui il Pd e Alfano hanno governato insieme a livello nazionale. Quindi è stata un’opera iniziata con Bersani, proseguita con Letta e portata a termine con Renzi.

In piena continuità.

Del resto, non ci si può scordare quando di fronte ai sindaci di sinistra appena eletti a Milano, Cagliari e Genova, D’Alema contrapponeva il “modello Macerata”, cioè l’alleanza con Casini. La deriva verso il centrodestra che qui si denunciava fin dal 2011-2012 è iniziata allora: non con Renzi, che ha solo chiuso il cerchio.

Del resto, è una deriva che non si è declinata solo nelle alleanze ma anche nelle scelte politiche concrete: c’è piena continuità anche tra l’adesione al fiscal compact e al pareggio di bilancio votata dal Pd bersaniano-dalemiano e il Jobs Act voluto da Renzi. Per questo – anche per questo – diffido un po’ dei tentativi di riverginazione a sinistra di quelli che nel Pd hanno dato avvio a questo processo, ma lasciamo stare.

Poi c’è Milano, appunto.

Che già dal 2011 è stata una case history positiva: lì l’alleanza di centrosinistra nata in Italia nel ’95 non solo si è virtuosamente allargata verso il basso – cioè ai movimenti civici e all’associazionismo diffuso – ma ha poi vinto le elezioni, e lo ha fatto con un candidato sindaco marcatamente di sinistra. Alla faccia della vetusta teoria – già dalemiana, appunto – secondo cui si vince al centro. Poi a Milano l’alleanza di centrosinistra ha governato contravvenendo a tutte le peggiori prassi solite di quest’area: scissioni, litigi, ideologismi e patatrac a metà mandato. E ha governato con quel radicalismo pragmatico che è l’unica strada possibile per una sinistra che voglia tenersi lontana tanto dalla perdita della propria anima quanto dalla marginalizzazione ideologica.

Arrivata a fine corsa, tuttavia, quest’alleanza quasi miracolosa ora deve fare i conti – appunto – con quello che è successo in politica, nel frattempo, fuori dalla cerchia dei navigli: lo snaturamento centrista dell’ex primo partito della sinistra, dopo i tre governi con la destra e la chiusura del cerchio nel “partito della nazione” renziano.

Di qui i tormenti, le agitazioni.

Di qui il tentativo del Pd di imporre da Roma Giuseppe Sala, perfettamente coerente con questa chiusura del cerchio; di qui la ribellione della sinistra locale, con la candidatura di Pierfrancesco Majorino e l’ipotesi ventilata in questi giorni di un ticket con la vicesindaca Francesca Balzani, anche lei di sinistra, peraltro eccellente persona.

Napoli certifica la fine del centrosinistra e quindi l’inevitabile esigenza, per alcuni milioni di elettori di sinistra, di guardare altrove; a Milano la sinistra (una parte della sinistra) invece sembra voler resistere al destino ineluttabile del partito della nazione.

Eventi locali solo in apparenza, perché riflettono dinamiche simili che avvengono in quasi tutta Europa.

Dove i vecchi partiti socialisti – cioè gli equivalenti del Pd nostrano – sono stati o sono ancora di fronte alla stessa questione. In Gran Bretagna e in Portogallo hanno scelto in un senso, cioè quello della sinistra, ma solo di recente; altrove (dalla Germania alla Grecia) si sono diluiti invece nella grande notte bigia del centrismo liberista, senza apparente possibilità di ritorno: la stessa notte in cui si è immerso anche Renzi.

In questo senso, il destino del Pd a Napoli è molto più coerente con quello che succede al governo nazionale e un po’ in tutto il resto del Paese; mentre a Milano gli sforzi di Pisapia, Majorino e Balzani sembrano quelli di Asterix, Obelix e del druido Panoramix, resistenti nel villaggio seppur circondati dai romani.

Temo tuttavia, nel caso, che siano privi della pozione magica.

Sorgente: Milano come il villaggio di Asterix – Piovono Rane – Blog – L’Espresso

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