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“Le buche sulle strade? Colpa dei tagli del governo” – La Stampa

Fassino testimone in aula: cerchiamo di contenere gli effetti negativi

Da anni siamo abituati ad ascoltare sindaco e assessori opporre l’argomento di fronte a ogni rimostranza o richiesta: non si può, mancano i soldi, il governo ha tagliato le risorse agli enti locali e per far quadrare i bilanci tocca fare i miracoli. Fa un certo effetto, però, sentirlo ripetere in un’aula di tribunale, là dove sei persone, tre dirigenti del Comune e tre funzionari della Smat – accusate di aver indirettamente causato la morte di un pensionato di 76 anni, inciampato in una buca – si sforzano di dimostrare che se le strade di Torino sono diventate un colabrodo non è per loro leggerezza (o peggio ancora incuria) ma per cause di forza maggiore. E chiamano al loro capezzale giudiziario il sindaco, l’assessore al Bilancio e quello alla Viabilità.

 

SEI IMPUTATI

Aula 52 del Tribunale: il pubblico ministero Francesco La Rosa sostiene l’accusa contro sei dirigenti (tra cui il direttore del settore viabilità Roberto Bertasio). Il 6 maggio di due anni fa, Ezio Fogli inciampa in una buca, in via Ormea, sbatte la testa sull’asfalto e muore. Per la procura di Torino è omicidio colposo: il Comune non ha curato la manutenzione della strada, Smat, che lì aveva fatto alcuni lavori, altrettanto. Per i difensori la Città negli ultimi anni sta conducendo una lotta impari: sempre meno soldi per sistemare strade sempre più derelitte. «A partire dal 2006 – afferma uno dei difensori, l’avvocato Gino Obert – i contributi per la manutenzione ordinaria e straordinaria sono calati dell’80%. La conseguenza è stata un calo degli interventi».

Fassino, citato come testimone dalle difese, conferma, come sindaco di Torino e presidente dell’Associazione dei comuni, cioè come l’uomo cui tutti gli anni tocca scendere a Roma e trattare con il governo per evitare drastiche cure dimagranti. «Negli ultimi anni i trasferimenti dello Stato si sono ridotti dell’80% e in più gli enti locali sono vincolati a rispettare il patto di stabilità». Insomma, hanno pochi soldi e non possono nemmeno spenderli tutti, pena l’incorrere «in sanzioni pesanti» o nella tagliola della Corte dei Conti. La conseguenza? Ci si attrezza per fronteggiare le emergenze e poco altro.

 

PASSATO E PRESENTE

Analisi sottoscritta dall’assessore al Bilancio Passoni e tradotta in pratica dal collega alla Viabilità Lubatti: «Prima che arrivassi io la città spendeva l’80% dei fondi destinati al suolo per le manutenzioni ordinarie (curare l’asfalto prima che degradi, ndr) e il 20% a quelle straordinarie (i rattoppi delle strade disastrate, ndr). Oggi il rapporto si è invertito». Il Comune, che nel 2002 investiva 7,5 milioni per le manutenzioni ordinarie ora ne stanzia a malapena uno. E combatte questa battaglia quasi a mani nude: «Ricordo quando facevo il consigliere di circoscrizione», racconta Lubatti, «Ogni quartiere aveva la sua squadra addetta alla cura delle strade». Adesso su tutta la città gravitano tre «squadrette» (le chiama proprio così) composte da tre persone ciascuna. Nove uomini a gestire 20,8 milioni di metri quadrati d’asfalto per cui – ha calcolato Palazzo Civico – servirebbero 87 milioni di euro.

La procura obietta che su un bilancio di un miliardo e 300 milioni l’anno ci sono margini di manovra, a volerli trovare. Il Comune nega: gran parte delle spese è vincolata.

Sorgente: “Le buche sulle strade? Colpa dei tagli del governo” – La Stampa

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