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La regola del gioco (e della democrazia)

“America’s ‘crack’ plague has roots in Nicaragua war”
Dark Alliance – di Gary Webb del S. Jose Mercury news
Iniziava con queste parole uno degli articoli più famoso di Gary Webb, giornalista dell’anno nel 1996, dove spiegava come l’epidemia di crack nei quartieri poveri di Los Angeles e di altre città americane fosse legata al traffico di armi con cui il governo americano riforniva i Contras in Nicaragua.
Quintali di droga che arrivavano dal sudamerica, su viaggi controllati dalla Cia e dai cartelli, in cambio di armi che servivano a ribaltare i governi socialisti in centro america.
Era la guerra contro il Nicaragua di Ronald Reagan, che il Congresso non voleva combattere.
È la storia raccontata nel film “La regola del gioco”, diretto da Michael Cuesta con Jeremy Renner.
Gary Webb, cronista di un piccolo giornale locale (il S. Jose Mercury news), entrò in questa storia quasi per caso, seguendo il caso di uno spacciatore, che gli raccontò dei traffici e dei legami col governo, con la protezione della Cia. Da uno spacciatore piccolo ad uno più grande, Danilo Blandon, che lavorava a contratto col governo e la Cia per importare la droga spacciata nelle strade di South Central, per uccidere giovani afro americani.
La pista lo portò dalle prigioni della California a quelle del paese centro-americano, ad incontrare un banchiere svizzero usato per spostare i soldi, fino ad un senatore a Washington. Che era stato dentro la commissione Kerry e che lo mise in guardia dal divulgare questa storia:
Alcune storie sono troppo vere per essere raccontate”.
Dopo l’uscita dell’articolo arrivò un breve momento di celebrità e il Pulitzer, ma il sistema giornalistico americano non si dimostrò all’altezza della sua fama.
I grandi giornali come il Post e il LA Times iniziarono a fare le pulci alla vita di Webb, criticarono il suo lavoro perché non aveva usato nessuna fonte interna alla Cia.
“Si ricordi che la contraerea colpisce quando si è sopra il bersaglio .. la Cia in questo caso”.
Tagliato fuori dall’inchiesta ed esiliato a Phoenix, Webb venne contattato da un ex agente Cia, coinvolto in un’altra storia di droga, con i cartelli colombiani che però era la stessa storia. Una storia che è quella di un mostro:

Volevo stare coi buoni, volevo combattere l’impero del male .. sono andato in sudamerica, ho incontrato delle persone .. ho fatto dei nomi alla Cia. Quelle persone scomparivano, le persone cui davamo la caccia scomparivano”.

Tutto per il potere:
“è tutto menzogna e corruzione, alla fine vieni divorato dal potere”.
Il film di Michael Cuesta termina con la serata del premio Pulitzer, dove Webb si trova a fianco solo la sua famiglia: i colleghi sono in disparte, niente pacche sulle spalle o abbracci.
Questa storia mise in crisi la sua vita professionale e la sua vita privata, ma Webb ebbe la forza di essere coraggioso fino in fondo.
Il coraggio con cui si rifiutò di sottoscrivere una lettera aperta in cui si rimangiava quanto scritto, perché avrebbe voluto dire che la verità (il traffico di droga in cambio delle armi per i Contras, protetto dall’amministrazione Reagan) è qualcosa da pubblicare solo quando conviene.
Ma essere giornalista è anche questo – disse Webb davanti agli altri giornalisti – dare fastidio.

Pensavo che il mio lavoro fosse dire la verità, i fatti, perché gli altri potessero decidere quello in cui credere .. ma mi sbagliavo”.

La storia di Webb fa da contraltare a quella di Carl Bernstein e di Bob Woodward, i due cronisti del Post che a partire dall’infrazione al Watergate, da parte di un gruppo di esuli cubani, risalirono ad una storia più ampia. I fondi neri del partito Repubblicano, usati per spiare i democratici e sabotare la loro campagna.
Nel 1998 la Cia ammise l’esistenza del traffico di droga.
L’attuale segretario di Stato Kerry, intervistato a fine film, ammette i legami del traffico col governo e la Cia.
Ma Gary Webb non fu più giornalista.
Su suicidò con due colpi in testa nel 2004. Almeno così disse la polizia.
La regola del gioco e anche una delle regole della democrazia: perché alla fine la sua forza si basta su persone come Gary Webb, persone coraggiose nel cercare la verità e nel volerla rendere pubblica ai propri lettori.
Qui trovate il sito del film con altri spezzoni del film e il trailer

Sorgente: unoenessuno: La regola del gioco (e della democrazia)

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