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Esercito e terroristi uniti dal contrabbando – nigrizia.it

nigrizia.it – Kenya / Somalia – Esercito e terroristi uniti dal contrabbando. Un’indagine giornalistica indipendente denuncia il contrabbando illegale di zucchero e carbone in Africa Orientale. Secondo l’inchiesta, nel racket milionario sarebbe coinvolto assieme ai terroristi di Al-Shabaab anche l’esercito kenyano, che dovrà rispondere delle accuse di crimini ai danni della popolazione somala.  –  di Viky Charo (dal Kenya)

I militari kenyani dispiegati in Somalia nell’ambito del contingente Amisom (la missione dell’Unione Africana contro la rete terroristica) collaborano con Al-Shabaab nel traffico illegale di zucchero e carbone. Non solo. L’esercito (Kenya defence force, Kdf) sarebbe responsabile di una serie di violazioni dei diritti umani nei confronti dei civili…/..

Esercito e terroristi uniti dal contrabbando

Nella foto in alto un convoglio dell’esercito kenyano di pattuglia vicino a un deposito di carbone nelle vicinanze del porto strategico di Kisimayo in Somalia nel 2013 (AFP Photo/Mohamed Abdiwahab).

Sopra la copertina dell’indagine “Black and white – Kenya’s criminal racket in Somalia”.

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Queste denunce erano già state pubblicate lo scorso ottobre in un rapporto del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite (Un monitoring group in Somalia and Eritrea), ma vengono confermate oggi da un nuovo reportage giornalistico indipendente, diffuso nei giorni scorsi. Si tratta di un’indagine realizzata dall’organizzazione Journalist for Justice (Jfj), dal titolo “Black and white Kenya’s criminal racket in Somalia”, laddove “black” sta per carbone e “white” per zucchero.

Un sistema ben collaudato
Secondo l’inchiesta, al contrabbando illegale di questi prodotti collaborano l’amministrazione della regione di Jubaland, guidata da Ahmed Madobe (che assieme al Kdf controlla il porto strategico di Kisimayo), ufficiali dell’esercito kenyano e vertici di Al Shabaab. E tutti ci guadagnano. Tra i 200 e i 400 milioni di dollari, frutto delle circa 150.000 tonnellate di zucchero provenienti dal Brasile che ogni anno arrivano in Somalia e poi in Kenya, trasportate dai camion attraverso la vicina frontiera.

Si tratta di un sistema ben collaudato: “I funzionari della Kdf e di Jubaland impongono una tassa di 2 dollari per ogni sacco di zucchero importato – si legge nel rapporto – un reddito di circa 250.000 dollari a settimana, pari a 13 milioni all’anno. Al Shabaab prende da ogni camion che lascia Kismayo 1.050 dollari (un guadagno pari a 230.000 dollari a settimana, 12.2 milioni annui). A Dhobley (cittadina somala di confine, ndr), l’amministrazione di Jubaland raccoglie altri 60.000 Ksh (Kenyan Shillings, circa 575 dollari) per camion. Per attraversare il confine, ogni camion paga ancora 60.000 Ksh alle Kdf e poi un ulteriore tassa di altri 60.000 Ksh alla polizia di Dadaab”, in Kenya.

Per la rete jihadista somala, il carbone rimane il traffico più lucrativo. La tassa di esportazione al porto di Kisimayo (3 dollari al sacco), viene suddivisa tra terroristi, militari kenyani e politici locali, per un volume di affari di 24 milioni di dollari all’anno. Ma Al Shabaab tassa anche la produzione a monte e il trasporto fino al mare, ed ha “una quota del valore di mercato della merce quando i carichi raggiungono il Medio Oriente”, denuncia ancora il rapporto.

Nairobi accusata di cattiva condotta
Anche per quanto riguarda i raid aerei su postazioni terroristiche, testimonianze dirette raccolte sul posto descrivono un quadro ben diverso da quello propagandato dal governo di Nairobi. Il rapporto, infatti, denuncia bombardamenti sulla popolazione civile, sulle fonti d’acqua e sulle riserve alimentari dei villaggi. Vi sono, inoltre, numerosi casi di stupri e di persone “scomparse” dopo essere state arrestate.

“Non ho mai letto tante sciocchezze in vita mia” è stato il commento del presidente Uhuru Kenyatta, mentre per Ahmed Madobe si tratta di un reportage “fabbricato con l’intento di minare la lotta al terrorismo e di destabilizzare l’amministrazione in carica a Jubaland”.

Ma l’opinione pubblica kenyana e quella internazionale meritano risposte più convincenti. Anche perché, come fanno notare i giornalisti autori dell’inchiesta, dall’inizio dell’invasione kenyana in Somalia vi è stata un’accurata opera censoria sull’informazione riguardante l’andamento e i controversi risultati della guerra contro Al Shabaab.

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Sorgente: Esercito e terroristi uniti dal contrabbando – nigrizia.it

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