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Check up ospedali: ogni anno 132mila interventi a rischio – La Stampa

Indagine sulle strutture dove vengono effettuate poche operazioni. Sotto le soglie di sicurezza i parti, le fratture al femore e le asportazioni di tumori. Non diminuisce il divario tra le strutture del Nord e quelle del Sud. Ma sono positivi gli indicatori che valutano la qualità delle prestazioni dei medici

Gli ospedali d’Italia stanno un po’ meglio ma non abbastanza in salute da impedire che nelle sale operatorie avvengano ogni anno almeno 132mila interventi a rischio. Per non parlare dei troppi ricoveri inutili e di qualche performance non proprio da applauso. Come la riduzione delle fratture al femore entro 48 ore, termine indicato da tutti gli indicatori internazionali per evitare, soprattutto agli anziani, di finire i propri giorni in carrozzina a rotelle. Anche se il trend è in miglioramento, ancora nella metà dei nosocomi si è intervenuti dopo più di due giorni.

 

A fare l’ennesimo check up ai nostri ospedali è il Piano nazionale esiti (Pne), sviluppato per conto del Ministero della salute da Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali.

 

«Di positivo c’è il trend in miglioramento di molti indicatori, di negativo il divario troppo forte tra Sud e Centro-Nord», commenta il ministro Lorenzin . «Con il Pne sappiamo dove si sbaglia e dove quindi è possibile intervenire convincendo anche i professionisti a farlo», dice, lasciando ben sperare il Presidente delle Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Francesco Ripa di Meana.

 

Ma che ci sia parecchio da lavorare lo dimostra il fatto che circa la metà degli ospedali fa così pochi interventi in sala operatoria da risultare sotto le soglie considerate di sicurezza, che equivale quasi a decuplicare i tassi di mortalità.

 

ESPERIENZA

Prendiamo il tumore al colon. Qui per essere al sicuro bisognerebbe fare esperienza almeno con 50 interventi l’anno, perché se sopra quella soglia i tassi di mortalità scendono a nemmeno il 5%, sotto si impennano fino al 15%. Eppure ben 433 ospedali, la metà di quelli che praticano questo tipo di intervento, è sotto “quota 50”. Per il tumore alla mammella la soglia minima è fissata a 150 interventi, ma 344 strutture, il 54% del totale, non raggiungono quel numero. Ci si chiede che esperienza possano avere i chirurghi dell’Ospedale Civile di Saluzzo (Cuneo) o del “Regina Maria Adelaide di Torino”, che di questi interventi ne hanno fatto uno durante il 2014. Al Policlinico Umberto I di Roma, invece, di asportazioni di tumore alla mammella se ne fanno più di 150, ma si distribuiscono in una decina di chirurgie dove se ne fanno pochissimi. Per mantenere un posto da primario si mette a rischio la vita dei pazienti.

 

Stesso discorso per il tumore al polmone: 82 strutture, il 55% del totale, fanno meno di 50 ricoveri l’anno, facendo impennare i tassi di mortalità da meno del 2 a quasi il 20%. Stesso discorso per il carcinoma allo stomaco, con quasi il 60% delle chirurgie sotto la soglia di sicurezza di 20 ricoveri l’anno.

 

LE SALE PARTO

Discorso a parte meritano le sale parto. Da anni si dice che quelle con meno di 500 nascite l’anno vanno chiuse perché insicure. Eppure un quarto degli ospedali attrezzati a far nascere pargoli è sotto quella fatidica soglia e, guarda caso, sono anche quelli dove si fanno più cesarei (in Campania restano stabili al 50%). La somma di tutti gli interventi sotto le soglie di sicurezza l’ha fatta Quotidianosanità.it: in tutto 132mila, ma solo considerando parti, fratture al femore e le operazioni per asportazioni dei tumori monitorate dal Piano. Estendendo lo sguardo a tutta l’attività chirurgica le cifre sarebbero infatti destinate a lievitare e di molto.

 

Si fanno meno ricoveri inutili, ma se ne fanno ancora troppi. Oltre 15mila bambini l’anno sono costretti a un ricovero per una banale operazione alle tonsille, altrettanti per una gastroenterite, leggi mal di pancia, rischiando così di contrarre qualche infezione ospedaliera, tutt’altro che infrequente. Stesso discorso per l’asma nei piccoli, mentre per le broncopneumopatie croniche ostruttive, che possono tranquillamente essere trattate in ambulatorio, si saranno pure evitati 18mila ricoveri inutili, ma in circa 90mila casi si è pernottato in ospedale anziché a casa.

 

Se l’organizzazione ancora fa cilecca, dove le cose vanno sempre meglio è negli indicatori che misurano la qualità dei nostri medici. Come la mortalità a 30 giorni dopo by-pass coronarico al 2,5% o la sostituzione di valvole cardiache, al 2,9%. Valori tra i migliori d’Europa. Se poi ci si organizzasse un po’ meglio…

 

Sorgente: Check up ospedali: ogni anno 132mila interventi a rischio – La Stampa

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