Welfare, Lavoro: stressati e contenti? – L’Indro

22 Ottobre 2015 0 Di macwalt

lindro.it/ – Welfare, Lavoro: stressati e contenti? Lavoro e bisogni psicosociali mutati. Abbiamo sentito Silvi Bolzoni, pioniera del Welfare aziendale –  di Ines Macchiarola

Stress psicosociali sul luogo di lavoro, e del ‘non’ lavoro. Perché il rischio di restare senza (lo stesso) lavoro, oggi, sta diventando endemico. Avere un lavoro, uno qualsiasi, per poi perderlo. Smettere di cercarlo. Ritrovarlo, per poi riperderlo, ancora. Reinventarsi. Conquistare ‘un’, o meglio, ‘il’ posto di lavoro. Mantenerlo a qualsiasi costo. Così, parlare dei vantaggi, che si ricavano riconoscendo il diritto al benessere sul posto di lavoro, si rivela quasi limitato, e superfluo, quando il problema da affrontare diventa lo stress del brivido da disoccupazione, o inoccupazione.

Poi, a cercare bene, si può sempre incontrare anche quello del: ‘cercati un lavoro serio!’. Magari un vicino di condominio, che ha fatto dell’origliare un lavoro serio. Eppure tu puoi essere ‘a lavoro’, perché come te, tanti hanno un ‘e-lavoro’, che svolgono da, o ‘a-casa’. Se sia più o meno ‘comodo lavorare da casa’, diventa una questione, spesso, soggettiva e legata ai singoli casi. Affrontare questo aspetto ragionando per massimi sistemi sulla base dei dati a disposizione degli Osservatori sociali, potrebbe creare malintesi tra quelle fonti di stress di diversa origine, non direttamente correlate all’ambiente, o ad una particolare realtà lavorativa.

L’Agenzia informativa europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), nell’ambito del ‘Quadro strategico 2014-2020‘, valuta in 240 miliardi di euro l’anno il costo totale dei disturbi mentali in Europa, correlati e non, al lavoro. Il 57% (136 miliardi) derivanti da perdita di produttività, ed assenza per malattia, e il 43% (104 miliardi) da costi diretti come cure mediche. Insomma: lo stress connesso al lavoro ha costi davvero molto alti.

LAV 1
Il patto per la salute e il benessere mentale individua nel tempo il mutamento delle esigenze, e le crescenti pressioni nei luoghi di lavoro, incoraggiando i datori di lavoro ad applicare ulteriori misure volontarie per promuovere il benessere mentale.

Quest’anno, la Commissione per la sicurezza e la salute sui luoghi di impiego, ha dato il via alla campagna informativa sui rischi psicosociali legati all’ambiente lavorativo, inserendoli tra i pericoli emergenti. Per gli addetti alle indagini sociali, «molti datori di lavoro considerano i rischi psicosociali più difficili da gestire dei rischi ‘tradizionali’ sul luogo di lavoro». Questi crederebbero, che «la salute mentale dei dipendenti costituisca una questione troppo sensibile da sollevare o ritengono di non avere le competenze necessarie».

Gestione dello stress, dunque, come «imperativo morale e un buon investimento per i datori di lavoro». Ma anche come «dovere giuridico stabilito dalla direttiva quadro 89/391/CEE , ribadito dagli accordi quadro tra le parti sociali sullo stress lavoro-correlato e sulle molestie e la violenza sul luogo di lavoro». Dal punto di vista normativo nazionale, in Italia, l’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato è stato recepito in quello ‘Interconfederale’ del 2008, e successivamente nel D.Lgs. 81/2008.
L’adeguatezza, insieme all’efficacia delle misure adottate, verrebbe dunque assicurata dalla capacità di coinvolgere direttamente i lavoratori.

Managing stress and psychosocial risks at work – Healthy Workplaces Campaign 2014-2015

Attraverso questa rete, l’imprenditore può decidere di uscire da uno stato di solitudine e marginalizzazione, che lo ha visto per troppo tempo relegato nell’immaginario collettivo a ruolo di ‘capataz’ freddo, cinico ed autoritario. Si tratterebbe di accedere ad un supporto informativo-tecnico-pratico, che promette di operare e realizzare un vero e proprio cambio di prospettiva. Stando alle ultime analisi infonografiche della EU-OSHA, l’entità del problema visto dalla parte dei lavoratori, raggiunge in un decennio dimensioni importanti. In ordine decrescente, sono state individuate tra le principali fonti di stress: riorganizzazione o precarietà, eccessivo carico di lavoro, comportamenti legati a molestie e violenze. Per il restante 50%, invece, lo stress non verrebbe adeguatamente gestito sul posto di lavoro.
L’approccio europeo sembra dare un segnale pratico ai nuovi bisogni socio-comunicativi, che nei fatti risultano mutati. Nel settore dei servizi‘, ad esempio, così come cambiano nel tempo gli strumenti e i processi produttivi, nella stessa misura cambia visione e percezione della realtà lavorativa da parte di tutti i soggetti partecipi alla filiera.

Lo studio scientifico pubblicato quest’anno dalla ricercatrice spagnola, Silvia Fernandez Martinez, dal titolo ‘Malattia cronica e il licenziamento dei lavoratori: una prospettiva comparata’, vede nel disagio psichico lavoro-correlato una disabilità equiparata ad una malattia cronica. Per questo motivo, la legge comunitaria ha deciso di prevedere per i lavoratori maggiori tutele contro i rischi di licenziamento. Cercare un accenno di ‘umanità’ in un’analisi scientifica è come pretendere di cavare sangue da una pietra. Non si vuole per questo offrire un’immagine negativa e distorta della scienza. In fondo, tecnicamente, la biologia non riconosce il termine ‘persona’, o termini come ‘individuo’ ed ‘essere umano’. Eppure ascoltare storie come quelle di Silvia Bolzoni, manager milanese tra le prime pioniere del Welfare aziendale in Italia, ti suggerisce di uscire dal conformismo di certi schemi, dai format quasi preconfezionati e studiati nei dettagli, che ci vedrebbero classificati e incastrati, ognuno al proprio posto.

SILVIA BOLZONI 1

C’è qualcosa di poco umano in tutto questo, lì dove restare umani sembrerebbe il più naturale degli status‘. “Ho scelto un sogno, e sono partita da quello“, ci racconta l’imprenditrice, “scegliere di realizzare, con la collaborazione libera e spontanea di soci e lavoratori, un progetto di vita d’impresa sostenibile nel lungo periodo di tempo, cercando di gestire il rischio di stress come in una famiglia. Mi è sembrato del tutto istintivo, e poco programmato, anzi naturale. Forse ne siamo in pochi, magari no.

Francamente non ho pensato a questo aspetto, né  mi sono ispirata a particolari modelli di Welfare. Non ho capito, ad esempio, il perché del clamore suscitato due anni fa dalla decisione di dare la licenza di nozze ad una coppia gay appena sposata, che aveva appena registrato l’unione civile al Comune di Milano. E’ stata una decisione, che ho trovato, e sentito del tutto normale. Faccio parte del tessuto di un’azienda di servizi, che conta oltre 160 dipendenti, soprattutto giovani, con una rappresentanza femminile dell’80%.

 I risultati sull’aumento della produttività sono stati immediati e duraturi, sia in termini di efficienza, che di efficacia nella resa del servizio al cliente finale. E comunque non era questo l’obiettivo primario. Anche se la regola del mantenimento del profitto per un imprenditore diventa un obbligo se non si vuole fallire. Sono partita dai dipendenti, che in un certo senso, sono i primi clienti da trattare bene.

Però, ripeto: nessun calcolo per ottenere improbabili ritorni. Anzi non lo è mai stato“, chiosa Silvia Bolzoni alla nostra domanda su come sia riuscita a ricreare un modello di vita aziendale con standard molto simili a quelli svedesi. “Ammetto anche, che lavorare con queste prospettive può richiedere impegno constante, e momenti di crisi, considerando il difficile periodo economico che stiamo attraversando in Italia. Credo che gli imprenditori, insieme al loro carico di responsabilità soprattutto verso i dipendenti e le loro famiglie, stiano vivendo momenti di solitudine, per molti assai difficile da superare.

INCIAMPI DI VITA

Pensando proprio alle ‘solitudini’, prosegue Bolzoni, “abbiamo abbracciato i progetti di responsabilità sociale portati avanti dalla ‘Casa di accoglienza Enzo Iannacci’, ed anche all’interno di Zeta Service a Milano. Il nome è ‘A casa di Enzo’. Una iniziativa, che ci vede tutti volontari impegnati in lezioni di italiano agli ospiti della casa, in donazione di vestiti, aiuto nella compilazione dei curriculum vita. Da qui nasce anche il libro ‘Inciampi di vita’. Un libro auto-prodotto attraverso le donazioni libere provenienti dai cittadini residenti nel quartiere milanese dove ha sede la casa”.

‘Se cadi rialzati. E se ricadi, rialzati ancora’. E’ la citazione sul frontespizio di un libro che raccoglie la storia di 10 ospiti ed ex ospiti della struttura. “Sono grandi storie di forza“, commenta Bolzoni, “che raccontano con ironia e delicatezza percorsi di rinascita, di aiuto, e di speranza. Fra i protagonisti: il professore di inglese, una mamma di Santo Domingo che raggiunge la figlia in Italia. Ma non tutto va come prevedeva. E ancora: un rifugiato politico, un uomo e una donna che hanno trovato l’amore all’interno della casa“.

Il libro, in prima uscita, intanto, al festival dell’Autobiografia di Anghiari, con il patrocinio del Comune di Milano verrà presentato in via ufficiale presso la casa di accoglienza per il 25 novembre alle ore 17.00. I fondi raccolti dalla vendita del libro verranno, infine, destinati per intero al centro di accoglienza.

.

Sorgente: Welfare, Lavoro: stressati e contenti? – L’Indro

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •