Napoli: Caso Ragosta, lo scandalo del curatore: 25mila euro al mese e operai in cassa integrazione

1 Luglio 2015 0 Di luna_rossa

Quando hanno letto il provvedimento del tribunale di Napoli, i lavoratori non ci hanno visto più. Con l’attività ridotta all’osso, da mesi in cassa integrazione, con stipendi di 800 euro, hanno deciso che quel compenso da super-manager, da 25 mila euro al mese, non solo era un insulto, ma un pericolo per la stessa sopravvivenza delle aziende. Solo, ed è questa la particolarità, a decidere quello stipendio non è stato un imprenditore poco illuminato, ma un giudice, Bruno D’Urso.

Il manager in questione, si chiama invece, Domenico Dabbasso, ed è un commercialista, a cui il magistrato ha assegnato l’incarico di amministrare tre aziende sotto sequestro del gruppo Ragosta, la Immobilgest Re, la Immobilgem e la Poligest. Secondo il provvedimento del giudice per Dabbasso le tabelle professionali dei commercialisti imporrebbero un compenso di 1,8 milioni di euro. Che la cifra sia enorme lo riconosce lo stesso magistrato, ma intanto anticipa 75 mila euro della somma. I lavoratori hanno subito preso carta e penna per protestare, inviando una lunga lettera al giudice.

E poi hanno dichiarato uno stato di agitazione. «Se non si fermeranno», spiega Gaetano Tarantino, rappresentante dei lavoratori, «siamo pronti allo sciopero». Per capire bene la vicenda, però, bisogna fare un passo indietro.
Le leggi antimafia prevedono che se un imprenditore è sospettato di avere legami con organizzazioni criminali, le manette non scattano solo per lui, ma anche per tutti i suoi beni, aziende comprese. Si chiama «sequestro preventivo». In questo caso la prova funziona al contrario: tocca all’imputato dimostrare che i suoi beni non sono frutto di attività criminali. Intanto il giudice può decidere il sequestro. E quando questo riguarda delle aziende, il magistrato nomina degli amministratori giudiziari.

Sorgente: Caso Ragosta, lo scandalo del curatore: 25mila euro al mese e operai in cassa integrazione

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