Muri contro la paura in Ungheria e Tunisia – it.ibtimes.com

9 Luglio 2015 0 Di macwalt

it.ibtimes.com – Muri contro la paura in Ungheria e Tunisia – di Emanuele Vena @EmanueleVena

Muro Arabia Saudita-Iraq Reuters

Viktor Orban ha vinto la sua prima battaglia. Il Parlamento ungherese – a larga maggioranza e con il supporto dell’opposizione nazionalista di Jobbikha dato il via libera alla decisione del premier di stringere le maglie dell’immigrazione e scoraggiare un ulteriore esodo, approvando una modifica restrittiva alla legge sul tema (approntando una procedura accelerata di espulsione) ed avallando la costruzione di un muro al confine con la Serbia. Ma l’Ungheria non è il solo Paese a ricorrere ad un tale simbolo per fronteggiare quelle che sono considerate sempre più come le minacce principali a livello globale.

La Tunisia infatti ha annunciato l’intenzione di costruire un muro lungo 160 chilometri lungo il confine con la Libia – Paese squassato dalle tensioni e dall’avanzata jihadista, con il conseguente massiccio esodo verso l’Europa – come risposta ai sanguinosi eventi di Sousse che hanno provocato la morte di 38 turisti. Una costruzione che, secondo quanto dichiarato dal primo ministro tunisino Habib Essid, potrebbe già essere pronta addirittura entro la fine del 2015.

Ma al di là della diversità delle motivazioni alla base, le decisioni da parte dei governi di Budapest e Tunisi hanno in comune un sentimento di paura che non trova evidentemente risposte adeguate da parte delle istituzioni internazionali, estremamente confusionarie sia riguardo alla gestione dell’emergenza migranti che su quello delle strategie di contrasto al fondamentalismo.

La decisione dell’Ungheria, per esempio, rappresenta solo l’ultimo tassello di una politica estremamente euroscettica portata avanti dal premier Orban, che passa non solo dalla discussione della problematica migranti – con la contrarietà di Budapest a sottoscrivere il meccanismo di quote di ripartizione – ma anche da un forte disaccordo con le regole fondanti dell’UE, come dimostrato anche dalla recente polemica riguardo alla questione della pena di morte. Una situazione che, se da un lato inasprisce lo scontro tra Budapest e le istituzioni internazionali che chiedono un pieno rispetto del diritto internazionale, dall’altro non riduce le responsabilità di Bruxelles, come sottolineato anche dall’ultimo rapporto di Amnesty International a proposito dei migranti lungo la cosiddetta “rotta dei Balcani”, in cui emerge l’assoluta incapacità da parte delle istituzioni comunitarie di gestire il fenomeno migratorio in una visione di insieme, come dimostrato anche dagli scarsi passi avanti sul versante quote.

Quello tunisino è invece un problema che chiama in causa non solo l’UE ma l’intero Occidente, ancora troppo morbido riguardo alle strategie di contrasto dell’offensiva jihadista in Medio Oriente e Nord Africa – ed in questo estremamente condizionato dai tentennamenti della Casa Bianca – ed incapace di proporre soluzioni efficaci in grado di riunificare la Libia e creare un fronte coeso capace di fronteggiare le mire del califfato che, pur partendo da basi non certo agevoli, nel Paese resta una minaccia estremamente concreta. Mostrandosi in grado di diffondersi agevolmente anche nelle zone confinanti, come dimostrato dalla stessa strage di Sousse, compiuta – secondo quanto dichiarato dal premier tunisino Essid – da un fondamentalista probabilmente addestrato dal gruppo jihadista Ansar Al-Sharia, con base appunto in Libia.

Ed intanto a fine giugno anche il Regno Unito – tra i più fermi oppositori al meccanismo di quote sui migranti – ha paventato l’idea di costruire delle barriere metalliche a Calais, per impedire l’esodo dalla terraferma continentale all’isola britannica. E potrebbe non essere l’ultimo, se le istituzioni comunitarie (e non solo) non troveranno finalmente il coraggio e la capacità di dare una risposta alle paure della popolazione, sconfiggendo i rigurgiti xenofobi sempre più diffusi.

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Sorgente: Muri contro la paura in Ungheria e Tunisia

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