Grexit sì o no. Il tavolo degli schieramenti in Europa

12 Luglio 2015 0 Di luna_rossa

La crisi greca ha smentito i luoghi comuni di un’Europa spaccata tra Nord e Sud sulla posizione da tenere nei negoziati

1. Grexit sì o no / Il Nord intransigente

I membri del gruppo: Germania (Angela Merkel), Eurogruppo (Jeroen Dijesselbloem), Finlandia (Juha Sipila), Olanda (Mark Rutte), Belgio (Charles Michel), Austria (Werner Faymann), Lussemburgo (Xavier Bettel).

Germania, Finlandia, Olanda e gli altri Paesi del Nord Europa guidano il fronte degli intransigenti che non escludono un’uscita della Grecia dall’euro pur di mostrare che le regole dell’Unione monetaria non possono essere violate ripetutamente. Capofila del gruppo è la Germania, la cui posizione merita un capitolo a parte. La Repubblica Federale infatti si è dimostrata assai meno egoista di quanto molti non abbiano voluto credere. La cancelliera Merkel, sia pure con tentennamenti e decisioni dell’ultima ora spesso tardive, ha finora sempre scelto di sostenere la Grecia e di non cedere alle pressioni dei “falchi” per una Grexit. La Merkel deve fare i conti con il risentimento anti-greco di buona parte dell’opinione pubblica tedesca, oltreché di una parte crescente del suo partito guidata dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaueble, che ha più volte mostrato tutta la sua insofferenza per la questione greca. Emblematica la battuta di pochi giorni fa rivolta da Schaeuble al collega americano Jack Lew: «Vi proponiamo uno scambio: voi vi prendete la Grecia e noi Porto Rico». Al tempo stesso però Angela Merkel non può permettersi il fallimento del progetto europeo e per questo non ha mai chiuso la porta a un negoziato con Tsipras, nemmeno nei momenti più bui delle ultime settimane quando il coro della Grexit si faceva sempre più assordante.

2. Grexit sì o no / Pigs e altri periferici convertiti al rigore

I membri del gruppo: Spagna (Mariano Rajoy), Irlanda (Michael Higgins), Portogallo (Pedro Passos Coelho), Malta (Joseph Muscat), Cipro (Nikos Anastasiadis).

I primi e più intransigenti critici della Grecia si sono rivelati i suoi vecchi compagni di sventura, Spagna e Irlanda in testa, Paesi sottoposti a piani di salvataggio che iniziano a vedere, nella ritrovata crescita, il frutto dei sacrifici imposti dai creditori. Con il governo conservatore spagnolo mosso anche dal timore legato all’ascesa di Podemos, un partito di sinistra radicale come Syriza. Le ultime settimane hanno dimostrato che alcuni governi come quelli di Spagna e Portgallo non possono permettersi di concedere troppo alla Grecia quando i loro cittadini hanno subìto gli effetti di misure molto pesanti. Qualche giorno fa il premier spagnolo Mariano Rajoy ha spiegato: «L’Europa ha mostrato solidarietà alla Grecia, ma non ci può essere solidarietà senza responsabilità». E ha aggiunto: «L’Euro non è un club à la carte. Ci sono norme e regole per assicurare la sua sopravvivenza».

3. Grexit sì o no / Poveri intransigenti

I membri del gruppo: Slovacchia (Robert Fico), Lituania (Algirdas Butkevicius), Lettonia (Andris Berzins), Estonia (Taavi Roivas), Slovenia (Miro Cerar).

Tra i più duri nei confronti di Atene ci sono i piccoli paesi dell’Est e le repubbliche Baltiche, ultimi entrati nell’Eurozona chiamati a fare enormi sacrifici per avere accesso al club della moneta unica. Lituania, Slovacchia e Slovenia sono tra i più intransigenti. Più defilata la Lettonia, essendo presidente di turno, ma da anni il Paese è uno dei più critici con Atene. La vera spina nel fianco per Tsipras e il suo governo si sono rivelate dunque le Repubbliche baltiche e la periferia orientale dell’Eurozona. Si tratta di Paesi ancora poveri, in alcuni casi più della Grecia, sottoposti a dolorosi percorsi di ricostruzione economica o di risanamento. Una sintesi efficace delle loro motivazioni arriva da Dana Reiziniece-Ozola, ministro dell’Economia della Lettonia: «Quando parliamo di crisi greca – spiega – ci sono due aspetti da considerare. C’è il principio di solidarietà , ma ci sono anche gli obblighi: se vuoi la solidarietà devi però fare i “compiti”. Nella Ue ci sono 12 Stati più poveri della Grecia in termini di reddito lordon nell’Eurozona 6 su 19.

4. Grexit sì o no / I “Pontieri”

I membri del gruppo: Francia (François Hollande), Italia (Matteo Renzi), Commissione Ue (Jean-Claude Juncker), Parlamento Ue (Martin Schulz).

La Francia guida il fronte dei mediatori. Più di altri, Parigi teme una Grexit perché questa eventualità potrebbe rafforzare il già minaccioso Front National di Marine Le Pen, che fa dell’uscita dall’area euro la sua bandiera elettorale in vista delle presidenziali del 2017. Anche l’Italia di Renzi e Padoan vuole che la Grecia resti nell’euro e chiede all’Europa di rivedere le misure di austerity e le rigidità dei parametri di Maastricht a favore di politiche espansive più orientate alla crescita che al rigore.

 

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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